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Aggiornato al 24/11/2017

Leon Zernitsky (Russia, 1949 – Ontario, USA) - Job Placement

 

L’ “operaio aumentato”

di Bruno Lamborghini

 

E’ stato appena pubblicato il libro di Edgardo Segantini intitolato “La nuova chiave a stella” che riprende il titolo del noto libro di Primo Levi “la chiave a stella”. Il libro contiene quattordici racconti di persone, protagoniste di una trasformazione storica: la quarta rivoluzione industriale.

Uomini e donne, operai e tecnici, manager e imprenditori che vivono già nel futuro: non solo l'innovazione tecnologica, l'intelligenza artificiale, la fabbrica connessa, ma un mutamento culturale, sociale e umano molto più profondo e dirompente.

Hanno in comune coraggio, curiosità per i cambiamenti. Sanno collaborare con gli altri e reagire alle sconfitte. Si aggiornano. Hanno simpatia per il mondo.

Di qui nasce una nuova visione della grande rivoluzione digitale rispetto a quanto oggi si scrive e si parla e cioè la grande paura che il digitale, i robot, l’intelligenza artificiale portino alla fine del lavoro, non solo in fabbrica, ma in tutte le attività.

Viceversa ci sono anche in Italia tante persone, giovani, ma non solo giovani che hanno capito che se si affronta con coraggio questo cambiamento con nuove idee e soprattutto nuove conoscenze e nuove competenze, si aprono nuove straordinarie opportunità, costruendo nuovi percorsi di lavoro, più creativo, più partecipato, più collaborativo, non più il posto fisso per la vita, ma un percorso basato su progetti innovativi di lavoro e di vita.

Le reti ed i servizi digitali, gli smartphones, le apps divengono compagni di viaggio verso nuove strade in cui ciascuno deve essere capace di decidere dove intende andare senza lasciarsi dominare dalla tecnologia, ma utilizzandola al meglio.

La tecnologia digitale è fattore abilitante e facilitante, in grado di moltiplicare infinitamente le possibilità delle nostre conoscenze e delle nostre scelte.

Così come l’intelligenza artificiale va letta come intelligenza umana aumentata, Segantini identifica questa nuova realtà delle attività rafforzate e aumentate dalle tecnologie digitali, con l’immagine dell’ “operaio aumentato” e cioè chi lavora non viene “ridotto” o sostituito dalla tecnologia, ma “aumentato” in termini di capacità e competenze dalla tecnologia stessa.

Tutto questo può apparire un sogno, una utopia, di fronte a tante crisi occupazionali, a tante fabbriche che non sanno rinnovarsi e chiudono, di fronte all’incertezza del futuro, di fronte alla scuola che non riesce a formare le competenze necessarie nel nuovo ciclo industriale.

Ma non è così, perché non è necessario andare in giro per il mondo o anche solo in Germania, ma basta guardare in Italia quanto succede in tante aziende che hanno investito nell’innovazione tecnologica ed organizzativa, osservare gli innovation hub, gli ITS, gli studenti che studiano nel mondo per vedere che quanto scrive Segantini è un percorso già in atto e che solo il nostro rifiuto del cambiamento a tutti i livelli ci impedisce di scorgere i tanti segnali attorno a noi.

Ma attenzione, questo non è un free lunch offerto dal digitale. Occorre una capacità di cambiamento e di adattamento culturale di tutti a partire dalle politiche e istituzioni pubbliche, dalla formazione ed anche dalle imprese spesso illuse e condizionate dal business as usual.

Il Piano Industria 4.0 sta facendo capire al sistema industriale italiano delle PMI l’importanza di cambiare passo nei processi produttivi, ponendo al centro non solo i robot connessi, ma le nuove competenze ed i flussi intelligenti di dati, ma non basta.

Vi è il rischio che la diffusione delle reti digitali e degli algoritmi dell’intelligenza artificiale porti nel breve termine, non solo alla sostituzione di lavori ripetitivi a basso valore aggiunto, ma alla diffusione di forme di lavoro a basso costo e ad alto sfruttamento come i “gig” ed attività senza rispetto dei diritti fondamentali della persona.

Quindi, l’ “operaio aumentato” di Segantini può diffondersi efficacemente, se il digitale diviene patrimonio culturale e sociale comune, in un contesto paese consapevole e strutturato verso chiari obiettivi condivisi. C’è già in Europa un modello di paese che va in questa direzione, si chiama E-stonia.

 

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Inserito il:13/11/2017 15:20:53
Ultimo aggiornamento:13/11/2017 15:28:57
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