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Aggiornato al 20/08/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Franco Angeli (Roma, 1935 - 1988) - Souvenir, Anni ‘60

 

Mie riflessioni sul ‘68

di Gianni Di Quattro

 

  • Importante la partecipazione dei cattolici e, tra l’altro, proprio alla Università Cattolica di Milano sono nate le prime elaborazioni con Mario Capanna. Ma non si possono dimenticare la occupazione del duomo di Parma, cosa mai avvenuta prima e impensabile, con la richiesta dei ragazzi di un cattolicesimo più popolare e meno paludato. Così come l’affare dell’Isolotto di Firenze con un prete in prima linea a rivendicare, Don Mazzi. Ma quelli erano anche gli anni di Don Lorenzo Milani a Barbiana e di tanti giovani preti impegnati. A Barbiana dove è nata la filosofia che non si può giudicare in modo uguale due diseguali, concetto base per chiedere la eliminazione degli esami e delle bocciature. Bisogna ricordare che un grande Papa importante come Paolo VI (forse un po’ sottovalutato dalla storia) che era in carica in quegli anni, è stato bravo a gestire un movimento che poteva anche avere conseguenze più violente per la Chiesa e per tutto il mondo cattolico (e allora la Chiesa era più verticistica, la CEI non c’era per esempio)
  • La sinistra e il mondo sindacale, invece, con i giovani che rivendicavano un nuovo modo di partecipare e che pensavano ad una società (globale) diversa non hanno proprio capito il 68. E anzi lo hanno temuto come tutti i conservatori temono il cambiamento, specie quando questo proviene dal mondo giovanile. Questa differenza di comportamento e di cultura tra i due mondi, quello cattolico e quello di sinistra allora prevalentemente comunista, è una delle cose più interessanti nell’esame del 68 del nostro paese (e rappresenta bene la società italiana di allora). Solo dopo, molto dopo, la sinistra elaborò gli avvenimenti cercando di piegarli al suo modo di configurare la società, interpretandolo come lotta di classe e battaglia per l’uguaglianza e bloccando per anni la possibilità di sfruttare tutti i filoni culturali e umani che il 68 aveva prodotto (bisogna dire con il supporto del mondo intellettuale di allora quasi tutto organico al partito comunista).
  • Ma il 68 è stato un movimento di massa o di élite? Certamente ha coinvolto masse di studenti e poi una parte (quella più avveduta) della società civile, ma quasi certamente nasce da una élite che vedeva minacciato il proprio potere. Quella dei baroni universitari (avevano in mano il mondo accademico) che vedevano il voler dare valore e priorità al merito un ostacolo al loro modo di gestire strutture e politiche. Costoro spinsero molto i giovani a ribellarsi e a chiedere e collaborarono in molti dei proclami giovanili. Certamente al filone d’avvio si aggiunsero poi altri filoni e altri collegamenti, ma l’origine è connotato da precisi interessi conservatori e di potere.
  • Comunque e di conseguenza, l’effetto più significativo di tutto il 68 è stato la cancellazione del merito nel mondo scolastico e su cui poi le sinistre hanno impostato la loro azione per estenderlo nella società attraverso il mondo sindacale in tutti i settori (e con azioni parlamentari). E ancora oggi siamo prigionieri di un concetto sociale che non riusciamo a cancellare nella vita pubblica, nella cultura e nella prospettiva del nostro futuro. Perché dopo decenni questo concetto è entrato nella cultura del paese e per espellerlo bisognerebbe cominciare da dove è nato e cioè dalla scuola (oggi però una delle lobbies più forti e condizionanti del paese). E non va dimenticato la introduzione delle famiglie (assolutamente impreparate e incapaci di obbiettività) nella gestione della scuola attraverso l’emanazione dei famosi decreti delegati.
  • Il terrorismo certamente ha trovato la sua linfa nel 68, ma questo è anche conseguenza del fatto che la sinistra non ha capito e saputo gestire il fenomeno a differenza del mondo cattolico. Perché ha avallato la tesi della ribellione di classe, quasi un segnale che era giunto il momento di fare qualcosa per rovesciare lo Stato, questo Stato assassino e affamatore della classe proletaria. La dimostrazione è che i terroristi, tranne un caso certamente importante ma anche con altre connotazioni, sono stati tutti di provenienza dalla sinistra, da quella parte di sinistra che ha elaborato alcuni spunti del 68 portandoli alle estreme conseguenze e convincendosi che la lotta armata contro lo Stato era l’unico mezzo per l’uguaglianza sociale.
  • Sul piano delle libertà dei giovani è stato fondamentale, anche se, per paura o impreparazione o entrambe le cose, in molte famiglie si è dato spazio al massimo permissivismo per non sapere cosa fare o per paura di sbagliare e quindi di fatto rinunciando, o meglio cominciando a rinunciare, alla funzione educativa della famiglia. Un fenomeno di cui si sono viste le conseguenze e che ancora affligge la società italiana, forse la più significativa trasformazione sociale conseguenza del 68 (per esempio i figli visti non più come una opportunità ma come un costo). La verità è che lo Stato, e non solo la sinistra del paese, non ha capito, non ha saputo guidare, non ha saputo accompagnare il fenomeno evolutivo che in definitiva il 68 ha rappresentato a livello mondiale e nel nostro paese ancora a quell’epoca prigioniero di un mondo nel quale la modernità non riusciva a sfondare. Certo la classe intellettuale non ha brillato, è venuta meno alla sua funzione e ha solo avuto un ruolo di banale commento, senza alcuna capacità di cavalcare e condizionare il fenomeno, senza aver potuto dare alcun contributo alla società in trasformazione.
  • Poi si può continuare a riflettere sugli stimoli che il 68 ha dato nella musica (Woodstock è del 69 e non ci sarebbe stato senza il 68), così nella moda (la minigonna della Mary Quant ad esempio anche se la sua introduzione è di un paio di anni prima), nella letteratura e nei sogni di tutti i giovani. Ma sono altre riflessioni!

 

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Inserito il:28/01/2018 15:38:50
Ultimo aggiornamento:28/01/2018 15:45:02
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