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Aggiornato al 02/12/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Leon Zernitsky (Moscow, 1949 - Thornhill, Ontario, Canada) - Survival of Bureaucracy

 

È solo questione di cultura

di Gianni Di Quattro

 

Non ci sono più le ideologie è vero, gli italiani sono un popolo con un quoziente di scolarità molto basso, il più basso d’Europa, abbiamo, sempre rispetto all’Europa, il più alto livello di evasione fiscale (a dimostrazione della inesistenza di un tessuto sociale comune), una corruzione dilagante in tutti i settori della pubblica amministrazione, sistemi criminali sempre più articolati e potenti, anche l’odio sociale è in aumento, fra l’altro fomentato senza alcun diaframma e senza alcun pudore da gruppi partitici addirittura presenti in parlamento.

La visione di un futuro, la percezione di come andrà il mondo, il pensiero di adeguare una politica, un sistema sociale alla visione di questo futuro è una questione di cultura. E lo è anche il desiderio di progettare la crescita e lo sviluppo di un paese, prima di tutto sul piano umano e civile.

Il nostro attuale governo, le nostre forze politiche più importanti nel paese, non hanno questa cultura, non possono essere capaci di disegnare una prospettiva, di immaginare e di lavorare per un futuro qualsivoglia. Le forze politiche dominanti, il nostro governo attuale ha una ideologia puramente assistenziale, non ha alcuna visione del futuro, non ha alcun progetto sociale, non ha la cultura per poterlo fare. Perché è facile avere la cultura assistenziale, è facile promettere e distribuire soldi e favori e privilegi alla popolazione senza porsi il problema del futuro di questa gente. Fra l’altro le promesse sono anche le porte per avere consenso e il consenso vuol dire potere, il potere vuol dire conservazione e privilegi, vuol dire tagliare il futuro, scaricare gli oneri sulle future generazioni, non fare una politica dei giovani. Perché fare una politica dei giovani vuol dire fare una politica del futuro, se il futuro non interessa non ha senso preoccuparsi dei giovani. Un esempio? Discutere se prendere o meno i soldi europei non è una ipotesi di economisti contro un’altra di altri economisti, è solo un problema di cultura, se si fa una politica assistenziale non interessa un finanziamento per creare strutture permanenti, anzi.

Per fare un altro esempio, il più eclatante, prendiamo il problema della burocrazia in questo paese. Tutti si lamentano, tutti, di qualsiasi parte politica persino, dicono che è un problema, forse un problema tanto grave da riuscire a bloccare lo sviluppo. Ma nessuno dice che è un problema di cultura, la incapacità e la inadeguatezza della pubblica amministrazione, impostata non in funzione meritocratica ma solo in funzione clientelare, rende necessario ricorrere ai consulenti per scrivere i decreti, le leggi, per suggerire le soluzioni. E questi consulenti in gran parte provengono dal corpo della magistratura ordinaria e amministrativa, abituati non solo a fare gli interessi della loro categoria, ma a mettere i commi, le virgole, a rendere incomprensibili i provvedimenti in modo da rendere necessaria la interpretazione, come si fa con il diritto, con i codici, come se istruissero una causa in tribunale a carico di cittadini o di enti. Certo la burocrazia dipende anche dalle cattive leggi che fa il parlamento, ma il parlamento fa cattive leggi perché non ha chiaro il quadro normativo entro cui muoversi, perché pensa solo all’obiettivo e cioè favorire una persona, un gruppo, un ceto e spesso solo per avere consenso e lascia poi ai consulenti appunto il compito di scrivere e di dettare le regole come quella che per far entrare in vigore qualsiasi provvedimento ci vuole un decreto attuativo non inserito nel corpo dello stesso provvedimento ( come per esempio nella maggior parte dei sistemi democratici europei) ma da fare, quando e se ne ha voglia, da parte dell’organo amministrativo.

È inutile gridare, è inutile spostare il consenso da un partito all’altro sperando in qualche miracolo o credendo al primo ciarlatano che propone e promette, è inutile che gli economisti continuino a formulare proposte come se la società fosse un algoritmo e la gente una variabile ed è inutile che i tecnologi facciano pressione per investire in reti, strutture, software, istruzione. È inutile fino a quando non si prende atto che il problema del nostro paese è un problema di cultura, fino a quando non si trovi qualcuno, qualche gruppo che proponga un piano di sviluppo culturale del paese e solo dopo si potrà discutere di cosa fare e perché.

 

 

Inserito il:02/06/2020 13:23:14
Ultimo aggiornamento:02/06/2020 13:28:33
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