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Aggiornato al 05/12/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Ivana Besevic (Belgrado, Serbia - Contemporanea) - Crying Portrait

Pubblichiamo un contributo di Simonetta Greganti Law sul tema della violenza contro le donne.

Era in programma a Roma dal 4 al 14 marzo l’importante mostra “Donne a perdere”dell’artista Carla Bruschi con quindici opere accompagnate da altrettanti racconti di Barbara Sanaldi sul dolore di alcune donne vittime di violenza.

La mostra, rinviata a causa del Coronavirus a nuova data, è patrocinata dal Gruppo Inditel e vede anche la partecipazione di Nel Futuro che già nel novembre del 2016 aveva pubblicato alcuni articoli su questo tema purtroppo ancora di scottante attualità.

 

Lividi pandemici

di Simonetta Greganti Law

 

“Chissà se la radice della parola violenza è viola, come il colore dei lividi” pensò tra sé e sé Mrs. Burnham che un giorno alla settimana lavorava in una casa di accoglienza per le donne maltrattate dove lei era sempre disponibile ad ascoltarle e sostenerle.

Quella giovane ragazza, seduta ora davanti a lei, non aveva bisogno di raccontarle niente, parlavano da soli quegli occhi impauriti e quelle contusioni violacee su un volto ancora molto giovane.

Valery prese in rassegna nella sua mente tutte le forme di violenza di cui gli uomini sono capaci ed ebbe un brivido. Intimidazioni, offese verbali, aggressioni fisiche, stalking, abusi sessuali, torture, stupri, delitti…chissà cosa aveva patito quella creatura indifesa che era prostrata davanti a lei.

Avrebbe voluto stringerle le mani con la delicatezza di una donna che vuole aiutare un’altra donna poiché rivedeva in lei una figlia, una sorella, un’amica, una madre, perfino se stessa o più semplicemente una persona bisognosa di aiuto, ma sapeva che era meglio mantenere, per il momento, solamente contatti completamente platonici. Qualsiasi accostamento fisico in quel momento avrebbe potuto esserle non gradito.

Trascorsero alcuni minuti durante i quali nella mente di Valery Burnham cominciarono a turbinare pensieri rabbiosi che la stupirono poiché non prevedeva di provare lei stessa tanta aggressività.

Sapeva che l’etimologia esatta della parola violenza derivava da “violare”, ovvero infrangere i limiti ammessi dal relazionarsi con un’altra persona. E poi si sorprendeva di come il tentativo di annientare una donna, di sottometterla fino a ridurla una nullità, e umiliarla nella sua esistenza arrivando a escluderla da una vita felice per renderla silenziosa e sottomessa, contrastasse così forte col chiasso che si immaginava legato agli atti di violenza fisica compiuti per ottenere questo annichilimento.

Il carnefice iroso e la vittima soggiogata, la collera del primo e il pianto soffocato dell’altra, l’uomo violento e la donna distrutta… ecco un cliché ahimè troppo ricorrente.

Non bisogna permettere che le donne vengano maltrattate o addirittura uccise, spesso anche dagli uomini che queste stesse hanno scelto come compagni di vita.

Valery iniziò poi a parlare e si prolungò in un irrefrenabile monologo.

“Sono le donne che determinano la vita nel mondo, non solo perché sono capaci di partorire ma per la loro tenacia, il loro istinto, per i loro meriti. Le donne potrebbero essere paragonate alle api, un esercito di operaie laboriose che sanno organizzarsi, produrre e permettere al mondo di continuare ad esistere. L’ape ha sempre avuto nel tempo un valore di animale sacro e i doni celesti che questa è capace di produrre, erano considerati una diretta elargizione divina.

La donna non è da meno. Il suo sesto senso, ovvero la capacità innata e totalmente subconscia di recepire ed elaborare contemporaneamente un grande numero di stimoli esterni trasformandoli in emozioni o sensazioni, sembra fallire solamente quando questa non riesce a comprendere, dal primo schiaffo ricevuto, che l’uomo che le sta davanti è quello sbagliato.

Albert Einstein affermava: “se l’ape scomparisse dalla faccia della Terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”.

Non bisogna uccidere un’ape, non bisogna far del male a una donna”.

Mrs. Burnham continuò spiegando che l’offesa che la giovane aveva ricevuto indignava e dilaniava tutte le donne ma anche quegli uomini, per fortuna tanti, impreziositi da un cuore gentile.

Bisognava non permettere più a nulla di simile di potersi ripetere, invece il male era pandemico.

Cercò di spiegare alla ragazza che gli uomini violenti non cambiano facilmente anche se sanno mascherare la loro malvagità con false promesse e spesso abusano della parola amore solo per svilirla e lacerarla.

Quando l’uomo brutale poi coincide addirittura con quello che si è scelto per vivere un futuro insieme o si tratta perfino di un parente stretto che si dimentica dei vincoli sentimentali di una famiglia, la cosa risulta ancora più grave e non può essere perdonata.

Con delicatezza ricordò alla giovane che l’umanità è prevalentemente onesta ma che gente indegna di appartenere al genere umano pullula ovunque, come vermi nelle mele, e fanno marcire il mondo.

Guardandola sempre negli occhi le ricordò che qualsiasi cosa le fosse accaduta, non doveva provare alcun senso di colpa. La vergogna, la rabbia e l’autodisprezzo non potevano avere il sopravvento su di lei. Era necessario andare avanti, ricucire le lacerazioni che avevano straziato la sua esistenza e guardare al futuro in un modo sicuramente più maturo. Le esperienze negativa aiutano a migliorare la propria vita anche se hanno portato una grande sofferenza. I lividi scompariranno ma sarà difficile rimarginare le profonde ferite dell’anima.

La giovane donna non disse niente ma le tese le mani e gliele strinse.
Per Valery questo era ancora un segno di fiducia nel mondo.

 

Inserito il:04/03/2020 16:02:51
Ultimo aggiornamento:04/03/2020 16:10:37
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