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Aggiornato al 26/04/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Fernand Léger – 1917 – La partie de cartes.


Ludopatie on line e gioco d’azzardo.

Ho conosciuto persone che fanno parte di un gruppo terapeutico dedito a seguire le problematiche derivanti dalle Ludopatie.

L’allarme sociale sulle problematiche legate alle scommesse on line ed al  gioco d’azzardo riflette la diffusa percezione della crescente gravità del problema. Da ricerche effettuate risulterebbe che circa 800K bambini ed adolescenti, in pratica uno su cinque, fanno scommesse sportive virtuali: calcio, tennis, formula uno…
Per gli adulti la situazione è più grave.

Lo sviluppo sociale del problema del gioco d’azzardo è in parte favorita anche dalle crescenti possibilità di scelta tra una vasta gamma di tipologie di gioco, ormai sempre più legalizzate, che riescono a rispondere alle simpatie dei giocatori con diverse propensioni e con differenti personalità. Così i giocatori adulti vanno dagli amanti della trasgressione da gran salone, come quella dei giochi da Casinò e delle slot-machine, agli appassionati dei giochi d’azzardo popolari.

Non si può pensare di intervenire sulle problematiche legate al gioco d’azzardo seguendo un’ottica proibizionista, (l’idea di proibire  molte forme di gioco oltre a risultare estremamente impopolare priverebbe lo stato di ingenti risorse economiche, visto che le entrate per il gioco del lotto ed affini costituiscono una vera e propria forma di tassazione parallela.). Se pensiamo al problema del giocatore compulsivo in analogia al problema delle tossicodipendenze appare evidente che lo “spacciatore” più importante risulterebbe lo stato stesso, che perciò dovrebbe salire per primo sul banco degli imputati, mente il giocatore che cade in rovina sarebbe (ed a tutti gli effetti è) la persona da aiutare. Sappiamo inoltre che politiche sociali di rigoroso proibizionismo non fanno che alimentare lo sviluppo di circuiti clandestini illegali alternativi.

Sono state identificate  sei diverse tipologie di giocatori:

  • Giocatori professionisti : si mantengono con il gioco d’azzardo che per loro è una professione. Non sono dipendenti dal gioco, per questo riescono a controllare l’ammontare di denaro scommesso ed il tempo speso a giocare.
  • Giocatori antisociali: attraverso il gioco d’azzardo ottengono denaro in maniera illegale; giocano con carte segnate o sono coinvolti in corse truccate.
  • Giocatori sociali occasionali: giocano per divertirsi e per socializzare ed il gioco non interferisce con la loro vita. Vengono anche definiti Giocatori Sociali Adeguati.
  • Giocatori sociali “seri” o costanti: investono tempo nel gioco che per loro rappresenta la principale forma di relax e di divertimento; sono in grado di mantenere il controllo sulla loro attività di gioco e non trascurano lavoro e/o famiglia.
  • Giocatori per “fuga” e per “alleviamento” senza sindrome da dipendenza : riescono tramite il gioco ad alleviare sensazioni di ansia, depressione, solitudine e noia; più che una risposta euforica il gioco è per loro un potente analgesico che aiuta a non pensare alle difficoltà. Pur non essendo giocatori compulsivi, vengono anche definiti Giocatori Inadeguati senza Sindrome da Dipendenza.
  • Giocatori Compulsivi con Sindrome da Dipendenza: non hanno più il controllo del gioco che è diventato per loro la cosa più importante; non possono più smettere di giocare indipendentemente dalla loro volontà e dal loro impegno. Famiglia, amici e lavoro sono negativamente influenzati dall’attività di gioco.

Il giocatore definito compulsivo evidenzia una progressiva perdita della capacità di porre dei limiti al coinvolgimento nel gioco, perdite economiche frequenti e sempre più vistose, assorbimento sempre più esclusivo nell’attività di gioco. Ci sono numerose testimonianze di un restringimento del campo di coscienza (simile a ciò che si verifica nei fenomeni di trance) e ad aspetti quasi psicotici del giocatore compulsivo (perdita dell’esame di realtà).

Il gambling compulsivo viene da alcuni studiosi considerato un “equivalente depressivo”, vale a dire un comportamento che sta al posto di una depressione negata (che solitamente compare quando il giocatore smette di giocare). Non è ovviamente di facile comprensione quanto di questo elemento depressivo sia dovuto a vicende relazionali ed affettive e quanto influisca l’elemento psicosomatico.  
Sul versante psicoanalitico l’ipotesi più promettente e suggestiva prende in considerazione l’elemento di sfida alla casualità sotteso al comportamento compulsivo del giocatore patologico, il tentativo ossessivamente messo in atto di sconfiggere la brutale indifferenza del caso, inseguendo la sensazione di avere la dea bendata dalla propria parte.
La sfida al caso, la scommessa con il fato introduce il giocatore in una dimensione spazio-temporale assolutamente speciale.
L’elemento oggettivo viene messo tra parentesi (le perdite che si fanno sempre più ingenti non destano la preoccupazione che meriterebbero) ed il giocatore è assolutamente convinto che l’azzardo finalmente pagherà e tutto ritornerà a posto; l’elemento soggettivo della “fiducia” non viene compensato dal dubbio in una distorsione che è al contempo cognitiva ed emotiva ed assume valore difensivo rispetto ad una considerazione più realistica della propria implicazione nel gioco e nelle perdite.

In sintesi: il problema è grave; per 15 Anni la politica italiana si è adagiata su una scelta di fondo: legalizzare il gioco d’azzardo per togliere spazio al gioco clandestino. Quindi si è innescata l’imposizione fiscale: “ Lo stato insomma non nasce biscazziere ma lo diventa”. Il risultato è che le ludopatie avanzano, purtroppo anche tra i giovanissimi, e impongono costi umani, sanitari e sociali di gran lunga superiori alle entrate.

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Inserito il:24/10/2014 10:50:26
Ultimo aggiornamento:27/03/2015 15:49:48
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