Aggiornato al 08/08/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

John Singer Sargent (Firenze, 1856 - Londra 1925) - Gassed (1919)

 

Un sassolino nello stagno per una pace futura

di Giorgio de Varda

 

In questo momento sono a Berlino dove molti monumenti, ma non ancora tutti, sono stati restaurati con una minuziosa e colossale operazione, proprio alla tedesca. Dopo aver meticolosamente preparato, parecchi decenni fa, la peggiore guerra che l'umanità abbia visto, negli 8 decenni successivi alla fine della seconda guerra mondiale, i tedeschi hanno meticolosamente riparato ai danni portati dalla guerra alla loro capitale e successivamente dal periodo di dominio comunista che ne è seguito e che ha implicato metà delle città.

Dopo che è scoppiata la guerra in Ucraina molti politologhi o giornalisti cercano di collegare la tragedia del 1939 a quella, per il momento assai più limitata, che dopo tanti anni riguarda ancora il cuore dell'Europa. Il canale televisivo La 7 ultimamente ha citato una frase di Goering che diceva (cito a memoria) che i popoli non vogliono mai la guerra perché ne capiscono le conseguenze devastanti, ma sono i capi che decidono e il popolo poi li seguirà.

Mi ha colpito inoltre un'intervista, fatta sempre da La 7 al responsabile di quella che è stata presentata come l'unica agenzia di rilevazione dell'opinione russa indipendente, il quale affermava che il consenso di Putin all'inizio della guerra era del 62%, ma attualmente dopo circa due mesi è salito di 20 punti, al 82%.

Pur potendo accedere, e quindi spesso accedendo ai siti stranieri, e questo vale per almeno un quarto della attuale popolazione russa, la gente quando è in guerra si rinsalda attorno alla propria patria e, pur conoscendo le altre versioni, si trincera dietro quella ufficiale perché questo fa più comodo a tutti perché ciascuno così non entra in contraddizione con sé stesso. Bisogna ricorrere agli studi psicologici per spiegare questo fenomeno, scoperto negli anni 50 da Leon Festinger, denominato riduzione della dissonanza cognitiva, che è ritenuto una delle più importanti scoperte sul ragionamento umano in quanto ognuno cerca di evitare al massimo i conflitti interni creando così, diciamo, una sua verità.

Da queste considerazioni risulta evidente che una volta che è stata dichiarata la guerra il popolo ben poco può fare, oltre a subirla completamente ed essere magari massacrato dalla stessa. Il vero problema è quello che l'umanità ha avuto fin dagli albori ossia quello di evitare la guerra stessa che è stata, insieme alle pandemie, la sciagura principale dell'umanità.

Tutti abbiamo pensato, o almeno sperato, che con l’affermarsi della democrazia in tutti i paesi la guerra non ci sarebbe più stata, almeno quella di offesa, ma abbiamo trascurato il fatto che molte democrazie, o presunte tali, si possono trasformare col tempo in regimi del tutti illiberali, che della democrazia mantengono spesso solo il nome, e questo avviene tuttora in gran parte del pianeta. Da qui le guerre…

Certo ci dovrebbe essere l'ONU che ha l’eliminazione dei conflitti per dirimere le controversie tra nazioni, come suo obbiettivo principale, ma come sono andate le cose l'organo esecutivo più importante dell’ONU stesso, ossia il Consiglio di sicurezza, contiene il principio illiberale che i 5 presunti vincitori della seconda guerra hanno il diritto di veto su qualsiasi iniziativa e quindi, come ora con l’aggressione russa, …siamo ancora da capo.

Se vogliamo veramente la pace, almeno per i nostri figli e soprattutto per i nostri nipoti perché i tempi non saranno brevi, bisogna lavorare in profondità sulle nuove generazioni, e questo si può ovviamente fare solo in un periodo di pace e di democrazia, e prepararle a non cadere nel futuro nel solito tranello.

Dobbiamo riflettere profondamente su come raccontiamo loro la storia che in genere racconta sempre la nascita e l'affermazione di ogni nazione attraverso grandi guerre, guidate da grandi condottieri visti come eroi e trionfatori.

Qui secondo la proposta che timidamente avanzo per gettare un seme: dovrebbe intervenire la scuola insegnando che ogni guerra è sempre fonte di orrori e di errori, sia che venga vinta o che venga persa.

La storia ci insegna che le atrocità verso i vinti ci sono sempre state e, se non ne siamo convinti solo dalle narrazioni, le troviamo al limite anche scolpite sulla pietra come nella famosa colonna di Traiano a Roma in cui si può vedere in alcune scene scolpite, come i romani, dopo la vittoria, tagliavano la testa ai nemici (credo che ci riferisse ai popoli barbari che ora allocheremmo geograficamente nell’Europa dell’est), e rendevano schiave le loro donne.

Bisogna insegnare ai ragazzi che la guerra è sempre, proprio sempre un orrore oltre a essere, quando non è difensiva, un errore.

Bisogna spiegare ai ragazzi che spesso i grandi condottieri erano tali perché applicavano le leggi più spietate che oggi si chiamano crimini di guerra: dobbiamo ricordare ai ragazzi che i nemici sono sempre stati visti come ora si vedono gli aggressori russi, spietati nel commettere crimini che oggi definiamo contro l'umanità.

Quindi noi dobbiamo insegnare la tremenda verità che la guerra è stata una piaga dell'umanità insieme alle malattie e che, per evitarla, bisogna capire con largo anticipo di non creare le premesse di un potere assoluto che possa durare anni, cosa che la volontà popolare non deve mai accettare, e di percepire l’altro lato finora nascosto della storia.

Rimanete pure tranquilli: qui non propongo di abbattere le statue del passato per negarlo, cosa non riuscita neanche ai talebani, ma solo di mettere in discussione quell’agglomerato di giudizi entusiastici e di gloria che è stata alla base della nascita di molte nazioni, proliferati credo per il medesimo effetto descritto da L. Festinger, applicato non più alle persone ma anche ai popoli, agglomerato che ha trascurato quasi sempre i milioni di vittime che tali gloriose vittorie hanno provocato.

Forse in un periodo relativo di pace, come ce ne sono stati abbastanza negli ultimi decenni, l'ONU potrebbe se non imporre, cosa quasi impossibile, magari solo proporre e sollecitare questo tipo di interpretazione critica della storia ma mi rendo conto che questo tipo di insegnamento, il cui sviluppo costituirebbe una titanica impresa perché la storia è stata purtroppo scritta per lo più solo dai vincitori, è tutto da costruire:

Qui ho solo buttato un piccolo primo sassolino nello stagno e aspetto almeno una piccola propagazione di quest’onda lunga, anzi lunghissima

Berlino, 7-05-2022

 

Inserito il:10/05/2022 12:29:04
Ultimo aggiornamento:10/05/2022 12:41:59
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