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Aggiornato al 18/11/2018
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Anna Kappler (1960 -      ) – Evasioni


Evadere.

 

Una parola dai molteplici significati come è per tanti termini della nostra dolce lingua inquinata ormai da storpiature e da invasioni più o meno barbariche. Evadere, infatti, significa scappare, allontanarsi da qualcosa o da qualcuno e non solo dal carcere, ma anche eseguire o risolvere una pratica, un affare, una situazione,  ed inoltre sottrarsi ad un obbligo e non solo non pagare le tasse.

Evadere è un termine che in qualche modo connota la nostra epoca, gli anni che stiamo vivendo. Un’epoca nella quale tutti scappano da tutto anche senza sapere perché, nella quale è diffuso il volere disperatamente sottrarsi ad ogni obbligo personale, sentimentale, professionale, fiscale. Forse perché i principii ed i valori che regolavano tanti nostri comportamenti sono scomparsi come fantasmi, nessuno se li ricorda, forse perché pochi vogliono prendere coscienza di quali sono questi obblighi, perché si devono rispettare e soprattutto da parte di chi e perché e, infine, quanti sono quelli che li rispettano. 

Un’epoca nella quale tutti cercano di trovare un modus vivendi senza preoccuparsi molto degli altri, nel senso che non ci sono scrupoli a procurare danno a chiunque se questo può rappresentare un vantaggio per se stessi, tutti cercano di infilare qualche nicchia sociale dalla quale prelevare denaro, successo, prestigio, piacere, non tanto per costruire un futuro più o meno interessante, ma per  cavalcare disordinatamente ogni momento della vita perché mai come ora del “ diman non v’è certezza”,  perlomeno questo è il pensiero dominante.

Evadere è uno stato d’animo, il desiderio di andare via, di lasciare una situazione, di non obbedire, di non rispettare, perché, come prendendo un forte aperitivo alcolico a digiuno, così si può avere la sensazione della libertà, della indipendenza, della propria capacità confusa spesso con la furbizia, del saper cogliere tutte le opportunità in tutti i campi anche se dietro si lasciano macerie o si danneggia la comunità in cui si vive, amici e parenti compresi.

La storia anche con i suoi risvolti e protagonisti eroici, dice che nel passato si è fatto tanto per costruire la nostra comunità, il paese, il vivere insieme, si è parlato tanto di solidarietà, di mutuo soccorso, di vicinanza. Si è sognato, anche se non da parte di tutti, un paese bello, unito, coraggioso, con molte cose da dire all’umanità e con la bellezza da esibire in tutti i campi.

Tutti questi sforzi, tutti questi pensieri sono oggi dispersi al vento, non rispettati neanche se scritti in qualche legge, oggetto di dibattiti per sapere se sono di destra o di sinistra, per sapere se li vuole la destra o la sinistra, come se tutto deve essere di destra o di sinistra, perché sembra che se qualcosa non è di destra o di sinistra non esiste, perché la destra o la sinistra viene prima di tutto,  prima della umanità, dei sentimenti.

La vita presenta a ciascuno vari percorsi alternativi e apparenti, anche se nella realtà le cose che si possono avere sono le stesse e cioè sentimenti, emozioni, bellezza, colori, sapori, il piacere di sapere e di capire, la voglia di conquistare, quella di creare, il piacere di condividere. Ma queste cose non tutti vedono dove sono, altri li rifiutano, molti non li capiscono, tantissimi lottano per averli senza capire che sarebbero loro se smettessero di combattere.

Ecco quindi che l’evasione diventa una cultura, la cultura della evasione, e domina il periodo in cui viviamo, questo inizio di millennio aggredito dalle guerre, dalla volgarità e dalla mediocrità. E’ in questo contesto che vanno inquadrate le voglie di cambiare di tutti per tutto, la ricerca di alternative, il desiderio del diverso che illude di aver cambiato per non cambiare e confermando così la tendenza al conservatorismo delle genti di questo nostro splendido paese.

Così si cerca un amore nuovo una volta quasi sempre clandestino, ma ora sempre di più aperto con conseguenze giuridiche ed economiche che stanno cominciando ad assumere un valore significativo nella nostra società. Allo stesso modo e per la stessa inquietudine e cultura si cerca un lavoro diverso che dia più soldi, una posizione più prestigiosa, una carriera più rapida, indipendentemente spesso dai contenuti. E così infine si evadono le tasse, considerate ingiuste, eccessive, squilibrate, vessatorie, progettate da chi non conosce le situazioni, incassate come facevano i marchigiani inviati dal Papa.

Ma c’è una evasione che è fantastica ed è il sogno. Sognare vuol dire evadere dalla realtà, inseguire una vita piena di bellezza e di colore, un modo per amare la vita anche quando poi questa ci immerge nel bianco e nero del quotidiano. Tutto si può togliere ad un uomo ma non i suoi sogni che  servono ad  alimentare le speranze, e, come dice il proverbio, una vita senza speranza è una vita di disperazione!

 

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Inserito il:25/02/2015 09:24:58
Ultimo aggiornamento:06/03/2015 16:01:55
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