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Aggiornato al 25/06/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Domenico Miotti (1838/1916): La sagra - Venezia – Coll. privata

Il cibo di strada.

Si tratta di cibi pensati e cucinati per essere mangiati per strada senza bisogno di utilizzare forchetta e coltello e senza bisogno di avere necessariamente un piano di appoggio e sono proposti e diffusi in molte città del mondo.

In alcune di queste città per strada si trovano solo le caldarroste o i panini con i wurstel e salse varie o ancora taralli e patatine, mentre in altre si può trovare una grande varietà di cibo anche sofisticato e soprattutto una grande presenza di questi distributori cucinieri che inventano e cucinano per la strada dove vivono e commerciano.

Naturalmente dipende anche dal ritmo della città e dal clima che consente più o meno sempre, o solo in determinate stagioni, di vivere camminando, fermandosi per parlare, per incontrare, per osservare, per riposare e godere della variabilità dei personaggi che popolano quell’angolo di strada scelto o di certi scorci panoramici di particolare bellezza, per corteggiare chi passa o chi si sa che deve passare.

La cultura di un popolo e le caratteristiche del tipo di cibo del territorio sono gli altri fattori condizionanti: infatti, l’abitudine di vivere verso la strada e nei cortili per tradizione o per situazioni economiche che non consentono dimore ampie per le famiglie e soprattutto dove vi è la voglia di stare sempre insieme ad altri per piacere, per solidarietà, per costruire e confrontare qualsiasi percorso di vita è fondamentale. Così come lo è  avere un tipo di cucina di riferimento, un modo di elaborare il cibo che consente di approfittarne anche in condizioni disagiate fisicamente e senza bisogno di tavoli più o meno apparecchiati.

Palermo è tra le prime città al mondo nella offerta di cibo di strada: dalle tradizionali frittelle di farina di ceci, le panelle, al pane con la milza nelle varie versioni più o meno arricchite, dal polipo bollito con olio, sale e limone alle interiora di agnello abbrustolite sulla brace, dalle castagne alla carne lessa, dai frutti di mare alle fritture di pesce, dalle verdure tra cui la principessa melanzana fritta in vari modi alle famose arancine di riso imbottite di carne o di formaggio, dallo sfincione che è la pizza in versione palermitana con la cipolla alla salsiccia alla griglia insieme ad altri pezzi di maiale o ai timballi di anelletti, senza naturalmente parlare di dolci e gelati che rappresentano il top dell’arte del mangiare in Sicilia.

Tutta questa roba è offerta da varie bancarelle in tutti i quartieri e in quasi tutte le strade e integrate da friggitorie strategicamente collocate e con una offerta ancora più ampia soprattutto per quanto riguarda il pesce, senza considerare che poi in tutti i negozi di frutta e verdura si vendono verdure, patate, cipolle, anche bollite o abbrustolite.

La gente che mangia per strada si trova sempre e a tutte le ore, nelle manifestazioni o eventi di qualsivoglia natura, nei posti di ritrovo o di passeggio, vicino alle scuole o agli uffici, in prossimità di impianti sportivi, davanti ai portoni dei luoghi dove si svolgono riunioni politiche e sindacali.  Ed è naturale stando con amici proporre di andare a mangiare qualcosa nella bancarella di fiducia o nella friggitoria conosciuta.

Il cibo di strada è una abitudine ovviamente, come abbiamo detto, favorita dal clima e dalla cucina del luogo, ma è anche e soprattutto una cultura di vita, un approccio che spinge a stare insieme, a vivere fuori, a godere del luogo pubblico, a non avere pudori o remore verso aspetti formali legati al mangiare. Certamente  è conseguenza  anche della povertà del posto dove in origine questo cibo è nato per il basso costo come è naturale date le quantità prodotte e non solo per il rispetto vero delle vecchie tradizioni senza contaminazioni di nuove forme di cucinare o di sperimentazioni tecnologiche di vario tipo.

Ecco, oggi il cibo di strada vuol dire soprattutto questo: il gusto di vecchi sapori, il piacere di stare con amici, la sensazione di essere dentro una tradizione antica e di cui non si vede il tramonto!

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Inserito il:28/10/2014 13:34:56
Ultimo aggiornamento:03/11/2014 19:20:58
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