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Aggiornato al 15/12/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

 

A Vanvera (03)

 

Una nuova rubrica di Nel Futuro curata dall’amico Massimo Biondi, da anni osservatore attento di quello che succede nel paese, nei mercati a partire da quello delle tecnologie ma non solo, del comportamento di partiti politici e protagonisti della società. Un modo per Nel Futuro per osservare, criticare, provocare. Ed ancora un modo per seguire la attualità e guardarla con occhi esperti e disincantati, con equilibrio e senza fanatismo. Infine e soprattutto un modo per partecipare, ampliare, coinvolgere.

 

Energia sulla bocca di tutti

Esultanza di molti cosiddetti NO-TRIV per la moratoria decisa dalla Francia sulle ricerche di idrocarburi nel Mar Mediterraneo. Così’ dovrebbe fare l’Italia, dicono. Può darsi, ma credo che la Francia con circa il 77% del fabbisogno energetico assicurato dalle centrali nucleari (Italia 0%) possa decidere in proposito con una certa nonchalance. E comunque senza alcun referendum.

A chi sostiene poi che la vera posta del referendum italiano di domenica sono le scelte energetiche vorrei far presente che l’Italia le ha già fatte a favore delle fonti rinnovabili: ha già superato l’obiettivo 2020 (i dati di Assoelettrica e altri enti sono a disposizione) e l’8% dei consumi energetici deriva dal fotovoltaico, il che ne fa il Paese che utilizza di più l’energia solare al mondo (rapporto OCSE).  

Aggiungo per essermene occupato direttamente che gli incentivi che lo Stato riconosceva negli anni scorsi ai produttori di energia da fotovoltaico erano stati fortemente criticati per la loro generosità. In questi giorni invece perché ridotti.

Domenica, comunque, referendum.

A me non piace un referendum su questo tema perché chiama i cittadini ad esprimersi su argomenti complessi che pochi sono in grado di valutare con cognizione di causa. La maggioranza voterà o non voterà sulla base di pregiudizi e informazioni molto parziali o distorte. Come quella fornita in TV (e dove se no?) che incitava a votare SI contro alcune catastrofi, tra le quali non si è vergognato di elencare la guerra. Non so se puntava alla stupidità dei votanti o era la stupidità che aveva puntato lui, però insomma se equilibrio è pretendere troppo un contegno verbale meno sbracato sarebbe da promuovere, anche in TV. Sarebbe compito degli intervistatori, in linea di massima.

 

Esternazioni

Il presidente della Corte Costituzionale Grossi in un solo convegno ha sostenuto che 1) al referendum si deve votare (sottintendendo: anche chi di idrocarburi nulla sa e nulla intende studiare); 2) i giudici lavorano troppo e sono troppo pochi (sottintendendo: poi non lamentatevi se abbiamo tempi biblici per arrivare ad emettere un giudizio); 3) sulla legge elettorale la Corte giudicherà (futuro incerto) all’insegna del principio di ragionevolezza. Concetto ampio, che può includere anche l’esame dei fini. In pratica, se capisco, se il fine di avere comunque un vincitore e metterlo in grado di governare non fosse ritenuto congruo può saltare tutto, non solo qualche dettaglio marginale, con la conseguenza di ritornare al proporzionale, che molti rimpiangono, nel quale nessuno vince davvero, nessuno perde davvero e tutti vivono in tranquillità. Ma in Spagna al momento non è così. Spero di avere capito male il concetto di principio di ragionevolezza. E spero che l’indipendenza della Magistratura non sconfini nella dipendenza della Politica (mi prendo la libertà del maiuscolo anche per Politica).

 

Intercettazioni

La legge sulle intercettazioni va bene così com’è, dice il neopresidente dell’Associazione Magistrati Pier Camillo Davigo. La pubblicazione di parti non pertinenti è già vietata, precisa; al massimo si potrebbero aumentare le pene per chi le pubblica. Non fa menzione di quelli che le fanno uscire copiose dalle Procure e dagli studi legali. Magari (magari) non gratuitamente.

Il governo si adegua: non ha intenzione di modificare le norme sulle intercettazioni, dice Renzi. Il giorno prima sembrava di sì, che volesse intervenire. Ma a volte i giornalisti capiscono male.

 

Allarmismo?

Segnalazione del procuratore nazionale antimafia Franco Roberti: in Italia circa 500 giovani musulmani ora in carcere sono a rischio radicalizzazione. Ma occorre fare attenzione anche ai rapporti tra mafie e terrorismo, avverte il magistrato. OK, siamo preoccupati. Ma perché informare la stampa, che ne fa titoloni allarmanti (Repubblica) invece delle istituzioni? Che c’entri forse il fatto che Franco Roberti (anche lui) ha appena pubblicato un libro? Scritto, per inciso, con un giornalista di Repubblica.

 

“TIM: il futuro firmato Telecom Italia” (ma suggerito da molti)

L’insuccesso di Mediaset Premium dimostra che è difficile improvvisare un business che richieda da subito dimensioni importanti. Lo dico perché leggo e sento tanti che consigliano a Telecom di fare questo o quello o quell’altro. I business di successo si costruiscono su numerosi elementi: visione e strategia; pianificazione; azionariato coeso, possibilmente stabile e, se serve, paziente; management di qualità e ottimamente coordinato; cultura aziendale adeguata; formazione coerente; eccetera.

Telecom è una società con oltre 60.000 dipendenti, in buona parte ancora con una mentalità da azienda pubblica, che sanno mediamente poco dei business collaterali dei quali si parla, dall’informatica a internet ai media. L’azienda mantiene inoltre una cultura di marketing ancora fortemente influenzata dall’abitudine alla posizione dominante, che non avrebbe in nuovi settori. Ha già fatto fatica a passare dal trasporto di voce al trasporto di bit, non è affatto certo che sia in grado di sopportare lo stress di una nuova trasformazione in tempi brevissimi. E’ indispensabile adattarsi all’evoluzione del mercato, certamente, ma “il carrozzone” (detto con rispetto) non è adatto a curve strette prese in velocità. E’ un marciatore, non un velocista. Con una solida e lucida strategia di medio periodo – e possibilmente buone alleanze – si può fare quasi tutto, ma con la fretta si fanno bei discorsi e brutti bilanci.

 

ONLUS

E’ di nuovo tempo di 5x1000. Come ogni anno mi stupisco della quantità di ONLUS – tutte con finalità pienamente condivisibili – che si promuovono per ottenere il 5x1000 dai contribuenti. Sono straordinariamente numerose ed alcune investono evidentemente molto nel materiale pubblicitario. La dispersione degli sforzi e delle risorse non mi sembra positiva. Forse sarebbe il caso di pensare a norme che favoriscano gli accorpamenti.

 

Cronaca vintage

1958, luglio. “Noi andiamo incontro ad un aggravamento della crisi economica. Anzi, questo aggravamento è già in atto”. Palmiro Togliatti in un intervento alla Camera (nota: il boom economico era già nella sua fase vitale e sarebbe continuato per un bel po').

1964, giugno. Il divorzio è una proposta inconcepibile in Italia. Palmiro Togliatti in un corsivo su Rinascita. (nota: il disegno di legge Baslini sarà presentato l’anno dopo).

 

Pensierini

La perfezione della tecnologia e la confusione degli obiettivi sembrano, a mio parere, caratterizzare la nostra epoca (Albert Einstein).

Mi fa paura l’euforia degli ignoranti (Giulio Sapelli).

 

Inserito il:15/04/2016 08:53:47
Ultimo aggiornamento:15/04/2016 09:10:29
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