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Aggiornato al 27/05/2018

Pehr Hilleström (Väddö, Svezia, 1732 -1816) - Cameriera versa la zuppa da un calderone

 

Minestre riscaldate

di Davide Torrielli

 

L’uso di immagini fisiche è sempre stato per me un qualcosa di attrattivo e un modo analitico che mi affascina da sempre.

Sin dai tempi dell’università, l’uso di iperboli o esempi al limite quasi sempre dell’agreste, ha sempre in me stimolato entusiasmo ed interesse.

Più il professore era importante ed affermato, più usava immagini contadine e familiari per spiegare quello che sarebbe stato un percorso irto e difficile per cristallizzare nei nostri aridi cervellini informazioni pesanti come montagne.

In queste ore leggo gli articoli di Nel Futuro, con un atteggiamento che mi piace poco e che io stesso sono portato a criticare, ritrovando nell’ultimo articolo di Beppino esattamente il mio pensiero ed a lui il mio più sentito plauso per avere coniato un titolo che ha una aderenza mai vista.

Complimenti.

Archeofuturo è esattamente la sintetica descrizione di come la nostra società evolve o non evolve, rigettando di continuo pastoni mal digeriti e riportando sul palco vecchi e consunti attori che descrivono situazioni istrioniche di malcelata inadeguatezza e patetico svolazzare di tentativi di rimanere sulla scena.

Se questo accada per la colla che hanno sotto le suole delle scarpe o per il carattere insulso di chi attende di entrare nell’occhio di bue, questo non lo so ma so che è nostro dovere cercare di far emergere argomenti, idee, situazioni e persone che siano nuove, che diano la sensazione di essere proiettati, Nel Futuro.

In questo, mi dispiace cari amici, ma con il 68 abbiamo detto tutto, dato importanza ad un movimento che è stato mitizzato più di quello che avrebbe dovuto, e francamente credo sia stato tutto da dimenticare a ben vedere che cosa e chi ha prodotto come reperti che scavando oggi troviamo di quel periodo. Per carità, inutile far riemergere disastri meglio seppellire per bene e guardare avanti anche perché francamente di 68 e di polistoria non ne possiamo davvero più.

Mentre orde barbariche prendono il nostro posto, noi ci gingilliamo in sofismi e forbite analisi a scavare dove nulla più è da chiarire: qui dobbiamo girare il periscopio dall’altra parte altrimenti si rischia di non vedere il missile che arriva da dietro mentre noi perseveriamo nel guardare sempre e solo nella stessa direzione, la storia dei sindacati, il socialismo, il dopoguerra, la magistratura … una noia mortale, la solita acida decomposta minestra riscaldata.

Comprendo che la poca determinazione dei giovani lascia spazio al solito arrogare dei meno, ma è anche dovere di questi, atteggiarsi a consiglieri e far girare i pochi neuroni rimasti affinché le nuove leve si rendano conto di esserlo e mettano in moto le loro sinapsi prima che siano imbacuccate dentro ad un burka.

Quindi, bello è certamente coccolarsi in tiepide memorie di tempi che furono dove ognuno di noi fu protagonista, insieme ad amici più o meno significativi, magari solo per noi stessi, ma, allo stesso tempo, occorre mettere le nostre energie al servizio di chi deve innovare per non essere travolto e sommerso, in tutti i campi.

Noi, nel nostro piccolo, quindi, siamo tenuti a collaborare magari astenendoci qualche volta, dal dover a tutti i costi primeggiare in modo tenero raccontando di tempi che furono che ad altro non contribuiscono che a far emergere il sonno.

La critica è certamente invece costruttiva nel dare evidenza del pensiero di chi ha esperienza quella sì; il racconto triste e lacrimoso di tempi che furono e dei quali è stato detto tutto, molto meno: assolve a necessità personali di esternazione che poco contribuiscono e che non rendono sufficiente giustizia alla cultura, al potenziale, al grande ruolo dei seniors, vero carburante di questa società in lento e statico divenire.

Proposte, ed indicazioni devono essere il timone che consenta di poter mettere a fuoco nuove strategie per migliorare e migliorarci anche a volte essendo sgradevoli e dissonanti.

Meglio un rudo e ruvido confronto che partorisce idee anziché il nuovo giro in microonde della solita minestra.

E con questo ho assolto alla mia necessità di essere sempre trasparente nella speranza che ciò possa contribuire ad una riflessione su quanto il nostro paese necessiti di guardare avanti e meno indietro nonostante sia chiaro a tutti che la storia è importante e solo chi la conosce è in grado di gestire innovazione: questo lo sappiamo.

Quello che invece non sappiamo affatto, a mio parere, è dove andare e soprattutto come.

 

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Inserito il:05/02/2018 20:01:47
Ultimo aggiornamento:05/02/2018 20:08:35
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