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Aggiornato al 19/02/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Victor Orsel (France, 1796 - 1850) - Il Bene e il Male - Particolare

 

Dove va il mondo? Filosofeggiando ma non troppo

di Davide Torrielli

 

Difficile è perseverare nel condurre la nostra vita sotto la luce fulvida di un caldo e rassicurante ottimismo.

Gli avvenimenti e accadimenti che ci troviamo spesso qui a commentare insieme non concorrono in modo proattivo alla conservazione di questo generoso e positivo punto di vista.

Come fare per mantenere quindi la nostra barra sociale dritta?

Abbiezioni varie lavorano contro la conduzione di una vita sociale piena, altruista ed in regolare armonia con chi e cosa ci circonda e al contrario, inducono sommovimenti grigi e tentativamente fuorvianti.

Ogni giorno assistiamo la maggior parte delle volte, impotenti, ad eventi clamorosamente contro ogni regola del bene comune nella ormai assodata consapevolezza che si stia purtroppo perdendo il filosofico posizionamento del carcerato, al di qua o al di là delle fredde e rugginose sbarre.

È come sapete un vecchio paradosso fisico che attiene al concetto stesso del relativo, un carcerato è tale in quanto rinchiuso in uno spazio angusto separato da sbarre rispetto al “fuori” … se però dimensionalmente  allarghiamo la cella in modo esponenziale, e contestualmente contraiamo lo spazio esterno, raggiungiamo poi un punto limite che porta alla interrogazione su quale sia il fuori ed il dentro, arrivando per assurdo ad una inversione di posizioni.

Il rapporto dimensionale tra la dimensione della cella ed il mondo esterno si manifesta nella definizione del bene e del male, della libertà e del suo nefasto opposto.

La sensazione su cui dibattere è il come mantenere tale rapporto vivo, vibrante e vivido.

Per fare ciò, è indispensabile lottare con tutte le forze per far sì che le sbarre della vita non si spostino da dove l’uomo buono dei tempi, le ha incastonate nel cemento, forte di migliaia di anni di lotte sociali, messe a punto di punti di vista, di compromessi, di sodalizi difficili di società sventrate da tumulti nati, sedati e rinati ancora.

Allorquando l’uomo dovesse accettare l’inaccettabile proposta dei tempi relativa al modificare liquido di una società fusa al volgere  la consistenza stessa del suo io in situazioni instabili sulla sola base dei melliflui richiami delle sirene tecnologiche, la fine vedrebbe quindi il suo inarrestabile inizio.

Negare quindi il liquefarsi del nostro contesto sembra essere l’unico ostacolo da porre sulla via del declino sociale dell’Uomo riposizionando, consolidando, rafforzando, lustrando le pietre miliari che in tanti anni le nostre beneamate convenzioni ci hanno permesso di regalarci autonomamente.

Una proposta siffatta non lavora in alcun modo contro il necessario svolgersi incessante dell’erosione tecnologica e dell’evolversi dei tempi su cui poco possiamo incidere.

Non di meno, quello che deve svolgere un necessario ruolo di catalizzatore della nostra azione e reazione chimica è senza dubbio un rilancio della consapevolezza di chi siamo, da dove e dove veniamo ed andiamo, sovraintesi da una lucida conoscenza della nostra storia e dei processi sociali che rinnovano ogni giorno una concreta conoscenza dei nostri ed altrui limiti.

I limiti, le frontiere, i paletti sono entità positive e non da abbattere, eliminare, aggirare sempre come appare scontato dal fagocitare convulso dei tempi nei quali sguazziamo come trote pescate.

La chiara conoscenza dei propri limiti fa l’uomo grande e ne consente la crescita non necessariamente sempre tesa allo stressante obiettivo del volerli oltrepassare sempre per ottenere l’emersione dal liquido, sì il liquido.

La celebrazione del liquido millantata recentemente dagli evoluzionisti moderni, non fa altro che denunciarne lo stantio lezzo di vetusto e consunto, che contestualizza una ostinata necessità di manifestarsi diverso al solo fine di denigrare la normale omologazione che risulta essere invece, estremamente moderna.

Il sano ritorno al concreto delinearsi di solide, regolari strutture sociali, familiari, statali, economiche e culturali, sono certamente il viatico al ritorno di una serena coabitazione del popolo umano nella casa della Terra.

Tornare per andare, edificare per lasciare, costruire per toccare contro il liquefare dei rapporti deflagrati ed esplosi in catene di trasmissione elettronica binaria e digitale.

0, 1, povero alternarsi arido di segnali che tenta affannosamente da anni di sostituire gli odori, i sapori, le variazioni cromatiche e sonore, che non possono né devono incasellarsi funereamente in rigidi protocolli.

Uomo è uomo, fatto di liquidi e solidi, di emozioni e ragionamenti, e deve tornare ai riferimenti sociali da non assorbire nel terreno della modernità.

Gridare al vecchio, è vecchio!

Voler essere moderni, è vecchio!

Essere avanti, troppo avanti, è essere indietro!

Questo è quello che dobbiamo vedere … “Nel Futuro”.

Un abbraccio non binario.

 

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Inserito il:04/05/2017 12:11:11
Ultimo aggiornamento:04/05/2017 12:18:37
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