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Aggiornato al 20/06/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Fernand Léger  (Argentan, Francia, 1881 – Gif-sur-Yvette, 1955) - Smoke over Rooftops - 1919

 

Nel quadro dell’approfondimento dei più scottanti temi di oggi in materia di tecnologia, web e politica di cui si è parlato nell’incontro del 17 novembre (clicca qui) riproponiamo alla vostra attenzione un articolo di Elserino Piol (il più illustre tra i quattro soci fondatori del nostro magazine) che, benché redatto nel 2013, anticipa con lucidità e lungimiranza molto di quanto già sta avvenendo a soli cinque anni di distanza e di quanto ancora potrebbe accadere.

 

Fumo di futuro

di Elserino Piol

 

Il futuro non è più come una volta. Le palle di cristallo per le previsioni sono ora più costose, hanno dimensioni maggiori e devono essere più trasparenti, perché devono visionare uno scenario più vasto e complesso.

Le innovazioni tecnologiche ora hanno un effetto più dirompente in quanto non impattano solo nell’area di business a cui appartengono, ma pervadono anche altre aree non contigue.

Cambiano i business model, i protagonisti non sono più gli stessi, scompaiono interi segmenti industriali e se ne generano di nuovi.
Innovazioni di progetto possono generare innovazioni di sistema: è il caso dell’iPod per il sistema dei media musicali.

Ad esempio la fotografia analogica, quella su pellicola, è sparita, sostituita dalla fotografia digitale. Ma i nuovi leader elettronici del digitale non hanno alcuna relazione con i vecchi leader della fotografia analogica, basata sulle pellicole e cioè sulla chimica.
Non solo, ma la fotografia non è più un segmento autonomo di business in quanto, per grande parte, incorporato nei telefonini portatili intelligenti.
Lo scenario dei media musicali è radicalmente cambiato, in quanto ridisegnato dalla pervasività di Internet.

Anche qui sono nati nuovi protagonisti e sono cambiate le basi economiche. In particolare un protagonista, Apple, ha utilizzato un prodotto l’iPod non gestendolo come tale (esistevano già prodotti aventi le stesse funzioni), ma utilizzandolo per creare un nuovo business model dei media musicali.

Internet ha cambiato lo scenario operativo della editoria libraria, agendo sia sulla stampa di libri (eBook) sia sulla distribuzione (Amazon.com).

Anche le informazioni su carta stampata, i giornali, stanno ristrutturandosi sui nuovi modelli di business, cercano formule per gestire al meglio l’informazione sui diversi media, affrontando serie problematiche, con le proprietà di diritti di autore, il pagamento delle informazioni gestite on-line, ecc.

I telefonini intelligenti sono diventati contenitori e promotori di applicazioni, creando un nuovo mercato per nuovi imprenditori innovativi. Nuovi operatori comunicazioni definiti OTT (Over The Top), tra cui Google, Facebok, Skype, Amazon, ecc. stanno mettendo in discussione il modello tradizionale degli operatori telefonici, che ancora non hanno trovato un modo per difendersi dalla pervasività degli OTT. Si tende a chiedere alle aziende telefoniche di fare investimenti sulla rete, ma lasciando agli OTT grande parte di ricavi e profitti.

Pochi segmenti industriali riescono a resistere alla pressione che li porta verso nuovi business model. Sembra resistere, ad esempio, l’industria automobilistica, ma fino a quando? I segnali per nuovi scenari si stanno già presentando.

Ma nella sfera di cristallo appaiono altri indicatori e segnali che richiedono una grande attenzione. La globalizzazione, di cui si è tanto parlato, è ora una realtà, ma diversa da come prevista. La diffusione degli operatori globali (cioè non più nazionali e neanche multinazionali), di cui l’esempio più significativo è Google, sta cambiando lo scenario mondiale ponendo domande su come e dove localizzare i profitti, come i governi possono interfacciare con tali operatori che sono diventati o stanno per diventare OTN o OTG e comunque OTX (cioè Over the Nation, o Over the Government o comunque Over the Taxes).

Vi sono aree in cui ci si domanda cosa e come privilegiare nel definire nuove regole di comportamento. Un esempio, per tutti, quello della privacy. L’invasione della privacy da parte della NSA (National Security Agency) fa riflettere: la protezione dal terrorismo giustifica l’invasione della privacy, ed in quale misura?

Ma il problema della privacy è presente ovunque, non solo nell’editoria ma anche nel commercio elettronico.

Ci si domanda in quale misura possono essere utilizzati strumenti (quali i cookies) per conoscere le abitudini e i desideri dei consumatori. Le risposte e le regole che vanno decise possono condizionare seriamente lo sviluppo del commercio elettronico.

Ma la conoscenza dei nostri comportamenti da parte della rete fa si che la rete non sia più imparziale: data questa conoscenza è molto probabile che un cittadino di sinistra riceva prevalentemente messaggi di “sinistra” e il contrario un cittadino di destra.

Ho citato solo alcuni esempi di aree in cui il presente anticipa un futuro che richiede approfondimenti significativi, ma questo è solo l’inizio  di un futuro ancora più complicato.

Le idee, più o meno aberranti, non mancano.

Pensate all’ intelligenza digitale incorporata nel corpo umano. I pace-makers sono una realtà e già forniscono informazioni significative sul comportamento cardiaco di un individuo. Ma vi sono già molte idee su come incorporare l’intelligenza digitale nel nostro corpo. Si parte da applicazioni semplici, ad esempio con la identificazione dell’individuo associandogli tutte le sue password. Ma non vi è dubbio che qualcuno penserà di incorporare qualcosa di simile al GPS per il posizionamento (è già applicato agli animali domestici: la tecnologia esiste).

Pensate, in questo scenario, ai problemi etici e di privacy nonché di controllo: chi decide e autorizza l’incorporazione di tali dispositivi?

E poi non sfugga il fatto che tali sistemi  digitali intelligenti  possono essere controllati dall’esterno. Nascono nuove categorie di hackers? Vi è la possibilità di essere etero controllati o etero-diretti?

Asimov nel definire le leggi dei robot non aveva pensato alla possibile robotizzazione dell’uomo sapiens.

Queste sono problematiche che ci auguriamo vengano affrontate prima che diventino realtà evitando di  fissare regole a valle di scenari già consolidati: sarebbe troppo tardi. Purtroppo la storia della innovazione indica che le regole hanno sempre seguito l’innovazione, ma ora la pervasività delle innovazioni, grazie anche a Internet e ai social network, richiede la capacità di anticiparle.

La conclusione è che il futuro deve essere osservato con cura, non solo per le opportunità che offre, ma soprattutto perché ci consente di prevedere emergenti minacce. Non è un segnale pessimistico, ma siamo stati e siamo talmente entusiasti delle innovazioni e del loro impatto sociale ed economico che non sempre diamo il giusto peso alle problematiche che tali innovazioni generano.

Mi auguro che “nel futuro” trovi spazio un osservatorio e vivaci dibattiti su questi temi, aiutando la palla di cristallo delle innovazioni a non perdere visibilità.

E, citando Massimo Bucchi, speriamo di non sentire il fumo di un futuro andato a male.

Prima pubblicazione su Nel Futuro: 23/09/2013

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Inserito il:07/11/2014 09:26:57
Ultimo aggiornamento:19/11/2018 22:17:50
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