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Aggiornato al 21/09/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Vladimir Mukhin (Karaganda, Kazakhstan, 1971 - ) – Rio Carnival 2011

 

Il Paese del Carnevale

di Graziano Saibene

 

“O País do Carnaval” è il titolo del primo romanzo di Jorge Amado: ma è anche una delle più facili e azzeccate definizioni del Paese Brasile.

Per molti, soprattutto stranieri, ciò assume connotazioni prevalentemente dispregiative. Devo però ammettere che, per un “gringo“ (= uomo bianco dell'emisfero Nord) come me, prevale lo sguardo ammirato verso un fenomeno assolutamente unico e a volte grandioso e ricco di qualità artistiche innegabili.

La stragrande maggioranza dei Brasiliani, anche coloro che non l'apprezzano, ne viene più o meno volontariamente coinvolta: il Paese letteralmente si blocca per tutta la sua durata – dal venerdì al mercoledì delle ceneri. Anzi, per tutto il lungo periodo di preparazione, che comincia subito dopo le feste di Natale, è risaputo che non si riesce a combinare null'altro di serio. La risposta ricorrente a chi chiede qualche certezza durante questo periodo è immancabilmente “Solo dopo Carnevale!”

Ma il pil non ne risente affatto: come ho già accennato in altra cronaca, la preparazione dei vari eventi che caratterizzano le feste di carnevale procura lavoro diretto o indiretto a intere comunità, normalmente escluse da altre opportunità di guadagno. Anche l'enorme incremento del flusso di turisti interni e esterni verificato nel periodo incide ovviamente in modo assai consistente.

Ad attrarre questa moltitudine ci sono eventi che vanno oltre e complementano la più nota fra le manifestazioni, cioè le sfilate delle scuole di Samba che si svolge a Rio – su cui mi soffermerò a lungo nella seconda parte di questa mia cronaca.

Il carnevale di strada, cioè quello dei “blocos de rua” - che sono già numerosissimi, ed aumentano anno dopo anno, - movimenta grandi masse di gente, che, più o meno addobbata o mascherata, balla e canta le famose marchinhas de carnaval.

Queste ultime sono filastrocche spesso politicamente assai scorrette, e comunque molto irriverenti, (alcune delle quali già entrate anche nelle nostre feste, quando parte l'immancabile tremendo “trenino”...), che tutti conoscono a memoria, nelle quali anno dopo anno si inseriscono altre nuove, in generale composte e lanciate dai più creativi fra i blocchi di strada.

Ogni blocco viene trascinato da una banda, composta da strumentisti a fiato e da ritmisti che accompagnano i “puchadores” (chiamarli cantanti è un po' troppo, la traduzione letteraria sarebbe proprio “trascinatori”), che il più delle volte marciano anche loro, ma qualche volta si sistemano sull'apposito terrazzo preparato sulla sommità di un camion attrezzato, che qui chiamano “trio eletrico“, per via degli amplificatori.

Questo è il formato tradizionale del carnevale di strada, usato in tutto il Brasile.

Da noi, in Italia, le feste di carnevale non sono più molto sentite, in parte per il clima, ma molto di più perché non hanno saputo rinnovarsi e adeguarsi ai gusti delle masse, che hanno voglia di divertirsi; sono rimaste poche nicchie tradizionali, (Venezia, Viareggio, Ivrea, e poco altro) con caratteristiche e tradizioni assai differenziate.

In Brasile, invece, dove sono arrivate con la colonizzazione portoghese, hanno trovato humus favorevole, e hanno potuto innovarsi, incorporando aspetti e tradizioni tipici delle genti che hanno popolato il Paese lungo i secoli.

Sorvolo su ciò che succede negli stati del Nord e del Nordest, (ma il Carnevale di Olinda e Recife meriterebbe maggiori approfondimenti), dove la colonna musicale prevalente non è il samba, ma il forrò; e, a carnevale, anche il frevo e il maracatú, con passi di danza molto marcati da salti e ritmo indiavolato; con tracce di influenza di rituali indios, come nella danza bumba-meu-boi molto popolare nel Maranhão.

Nello stato di Bahia, e in particolare nella capitale Salvador, il carnevale di strada è assai seguito: moltitudini di folla, e turisti da ogni parte del mondo danzano e cantano per ore di fila dietro i trio eletricos su cui si esibiscono i più famosi cantanti e complessi di musica axé , che è una fusione di generi Afro-Caraibici: Gilberto Gil, Caetano Veloso, Claudia Leite, Daniela Mercuri, Carlinhos Brown con la sua timbalada, Ivete Sangalo, Morães Moreira e i Novos Bahianos, Marisa Monte, a cui si sono unite più di recente le giovani Preta Gil e Anitta.

Naturalmente è anche la festa dei venditori ambulanti soprattutto di birra e bibite, per non parlare dei piccoli immancabili trafficanti di sostanze stupefacenti, e di cacciatori di portafogli e cellulari.

Una delle motivazioni inconsce che contribuiscono al crescente successo delle feste di carnevale brasiliano, soprattutto fra i giovani, ma non solo, è la alta probabilità intrinseca di “cuccare”! - a proposito: mi piace constatare che questo verbo ha la stessa radice di “cuccagna”: e in caccia di sensazioni gioiose e appaganti, o anche solo di innocuo divertimento, si esce di casa mascherati e ben disposti ad unirsi ai numerosi cortei carnevaleschi.

Da queste parti sostengono che sia una pratica abbastanza diffusa che i componenti di coppie riconosciute come stabili, a carnevale spesso facciano scelte indipendenti, senza alcun senso di colpa. E preferiscano uscire con la compagnia dei vecchi amici, che raramente sono gli stessi per tutti e due.

Negli ultimi anni ho assistito a una crescita continua dei blocchi carnevaleschi di strada, che negli anni '80 e '90, forse a causa dell'aumento della violenza, sembravano destinati a scomparire.

Persino la megalopoli di São Paulo, che tendeva a svuotarsi in questo periodo di ferie, e che Vinicius de Morães aveva definito la tomba del Samba, lo ha invece riscoperto, creando scuole di Samba che organizzano una sfilata molto simile a quella di Rio, e diffondendo sul suo immenso e popolatissimo territorio una miriade di blocos de rua, che stanno trasformando la troppo seriosa metropoli di un tempo, in una nuova versione di città del divertimento.

Ma il clou del carnevale Brasiliano continua a essere la grande sfilata delle Scuole di Samba di Rio de Janeiro, che si svolge nelle notti di sabato-domenica-lunedì al Sambodromo dell'avenida Marqués de Sapucaí, costruito all'inizio degli anni 80 su progetto di Oscar Niemeyer. Prima di allora la stessa strada veniva chiusa sei mesi all'anno per costruire tribune abbastanza precarie mediante ponteggi, che venivano montati e smontati ad ogni carnevale.

E prima ancora le sfilate procedevano nella centralissima avenida Rio Branco, senza tribune, e quindi gratis.

Ora l'accesso alle tribune ha un costo abbastanza elevato, e c'è anche l'opzione di riservare palchi lussuosi, con tutti i servizi di appoggio e con l'aria condizionata.

Lo spettacolo è veramente grandioso, ma difficilmente può essere pienamente apprezzato da un turista, che rimarrà certamente emozionato dalla visione dell'insieme, e anche dall'osservazione più o meno ravvicinata di sorprendenti dettagli; ma senza una approfondita conoscenza sia del linguaggio che delle tradizioni brasiliane, così come senza aver provato a seguire qualche volta la complessa preparazione della sfilata di una o più scuole, è impossibile gustare quel che c'è oltre l'innegabile impatto estetico.

È più o meno quello che capita quando si assiste, per esempio, ad un'opera lirica, senza aver frequentato spesso i teatri e studiato a fondo tale genere di rappresentazione: può piacerci ed emozionarci, ma certamente non riusciremo a capire il godimento che ne traggono i veri intenditori, che le conoscono quasi tutte a memoria, e continuano ad andare all'Opera sempre più appassionati e curiosi di scoprirne nuovi dettagli o di valutare criticamente lo spettacolo, confrontandolo con le altre presentazioni già viste nel tempo.

E allora, visto che sono oramai a tutti gli effetti un “gringo integrato”, proverò a sintetizzare come ho imparato a guardare ed amare questa che considero essere una specie di opera lirica, anzi come un vero e proprio campionato di opere, con tanto di proclamazione del vincitore, e di retrocessione dei peggiori classificati; i quali l'anno successivo dovranno competere nel gruppo di accesso, fra le scuole che sfilano il sabato, sperando di vincere ed essere di nuovo ammesse al gruppo speciale delle 14 grandi scuole che si contenderanno la palma del vincitore assoluto nelle notti di domenica e lunedì.

Per combinazione, la mia prima sede di lavoro, quando sono arrivato qui nel lontanissimo 1979, era proprio alla base della collina della Mangueira, su cui era cresciuta la omonima favela, e in cui era nata una delle prime grandi scuole di Samba, appunto la Estação Primeira da Mangueira.

Alcuni dei miei collaboratori erano anche direttori della Scuola. Da loro ho ricevuto le prime nozioni, e in loro compagnia non ho avuto timore di provare qualche volta a salire i vicoli che si inerpicavano nella favela, - il che in quegli anni non era ancora considerato pericoloso come oggi, non c'erano ancora le guerriglie tra trafficanti e milizie.

Ho avuto così l'opportunità di seguire da vicino varie fasi della lunga preparazione di questa vera e propria “opera popolare”.

Anzi, ho voluto andare sempre più in profondità: e così, dopo aver frequentato corsi di samba (per non sfigurare nell'Avenida) e anche qualche lezione per capire ed usare alcuni fra gli strumenti ritmici, mi sono lasciato facilmente convincere a provare a “sfilare” in un’ ala.

Non prima di aver seguito qualche prova generale, ed essermi fatto confezionare su misura il vestito, completo di scarpe e copricapo, dagli artigiani della favela. Il tutto con mia moglie Clelia, con la quale abbiamo formato una delle classiche coppie “donna di vita e protettore”, caratteristiche anche oggi del folcloristico quartiere della Lapa, rappresentata appunto in una delle ali in quell'anno.

In ogni scuola di samba c'è la cosiddetta ala dei compositori, ai quali viene ogni anno proposto, dalla direzione della scuola, il tema della ”storia da raccontare”, cioè l'enredo. Tema che passa prima nelle mani del Carnavalesco, cioè di colui che dovrà svolgere la importantissima e complessa funzione di direttore, regista e sceneggiatore dell'opera stessa, cominciando a scriverne una prima traccia, che è appunto quella che viene presentata ai compositori.

Questi, singolarmente o collaborando in gruppi distinti, preparano il samba-enredo, (musica e testo): anzi, diverse proposte che verranno sottoposte al giudizio di tutti i componenti della scuola, attraverso un vero e proprio concorso pubblico. Questo almeno sei mesi prima di Carnevale.

Fatta la scelta, comincia tutto il lavoro di progettazione e confezione della vera e propria “rappresentazione della storia”: dai costumi (fantasias) delle varie “ali” - gruppi di persone che rappresenteranno una fase del racconto -; alle allegorie e addobbi (alegorias e adereços) che illustreranno i vari concetti espressi dal testo; ai grandi carri allegorici, sempre più complessi e meccanizzati, con parti in movimento ed effetti il più possibile spettacolari, sui quali si sistemeranno i personaggi più importanti della storia (“destaques”), i cui sontuosissimi costumi costituiscono uno spettacolo (e un concorso) a sé.

La sfilata, da qualche anno, si apre con un gruppo che presenta un breve spettacolo particolare, ripetuto più volte nel passaggio lungo l'Avenida, che ha come finalità quella di introdurre il racconto della scuola: ha ormai definitivamennte sostituito la tradizionale abre alas - comissão de frente, formata dai vecchi compositori della scuola, con un vero e proprio teatrino itinerante, dove ballerini, acrobati e illusionisti attirano l'attenzione del pubblico cercando di sorprenderlo con trovate spesso assai geniali, tenute rigorosamente segrete fino al giorno della sfilata.

Davanti a tutti sfila comunque sempre la “madrina” che è la vera e propria miss della scuola, spesso contrattata al solo scopo di darle lustro, e selezionata tra le più in vista delle bellezze in circolazione. Disponibile a percorrere tutta l'Avenida sambando addobbata sommariamente di splendide piume e nel modo più sensuale.

Ogni scuola presenta anche la tradizionale coppia formata da mestre sala e porta bandeira, la cui esibizione ricalca fedelmente passi e movenze della antica danza da sala da ballo, ma con la finalità principale di presentare l'attaccamento della scuola alla sua gloriosa bandiera.

In ogni scuola che sfila ci sono sempre due ali dedicate specificamente alle donne. Le più anziane costituiscono l'ala delle Baianas, addobbate sempre con immense gonne che fanno ruotare vorticosamente durante tutto il tempo della sfilata, in cui procedono con il passo tipico delle danze rituali in uso a Bahia nei terreiros di candomblé.

Le più giovani ed abili ballerine concorrono invece a formare il gruppo delle passistas, che, coperte il meno possibile da ridottissimi bikini, procedono a passo scatenato di samba, esaltando soprattutto, con sensuali movenze, il loro famoso lato B.

Ho lasciato per ultimo il cuore pulsante di ogni Escola de Samba, cioè la sua bateria: formata da più di un centinaio di ritmisti, divisi in gruppi omogenei per ciascuno dei vari strumenti di percussione e relative varianti usati per cadenzare la musica che accompagna e illustra il samba-enredo: il maestro della batteria è una figura importantissima, persino determinante per il successo della Scuola. Ore e ore di prove, distribuite lungo i mesi che precedono la presentazione finale, servono per amalgamare i ritmi, le battute e i contrappunti dei componenti della batteria, la quale ha la funzione di esaltare la musica e le parole della canzone, che sull'Avenida sarà cantata non solo dai puchadores ma anche da tutti i circa 3.000 componenti della scuola, e, quando riesce a trascinarlo, anche dal pubblico delle tribune: segnale questo che ne determina sicuro successo.

Da qualche anno anche ogni batteria ha la sua madrina, per la quale valgono le stesse considerazioni espresse più sopra per quella della scuola.

Prima di concludere mi sembra doveroso segnalare che la grande vincitrice della sfilata di quest'anno è stata proprio la “mia” scuola, cioè la Mangueira!

È la ventesima volta che le capita, ma questa volta è stata capace di presentare uno spettacolo che resterà a lungo negli annali dei Carnevali di Rio.

Con un enredo perfetto ed una evoluzione commovente, ha trascinato tutti a seguire la rappresentazione della “vera” storia del Brasile, in cui i protagonisti non sono più quelli raccontati sui libri didattici in uso nelle scuole, ma figure di sconosciuti eroi di questo popolo, per lo più donne, negri e cabocli, che hanno provato a reagire alle ingiustizie imposte dai colonizzatori.

La bandiera immensa che chiudeva la sfilata, invece che verde e oro, con un mondo blu e le scritte “ordem e progresso” era coi colori tenui della scuola, cioè verde e rosa, e le parole “indios, negros e pobres”.

Gli scopritori diventano predatori; imperatori, duchi e dittatori sono impersonati da nani sanguinari, e fra le figure femminili citate assume grande rilievo, sia nella comissão de frente, che nel finale, Marielle Franco, la consigliera municipale di Rio assassinata proprio un anno fa' da killers professionisti per essere “troppo” diversa, e per aver “troppo” lottato per i diritti civili nella sua favela da Maré.

Mentre scrivo queste note, devo registrare che in questi giorni, ad un anno esatto dal suo assassinio, forse per essere stata invocata con così tanto calore, e proprio in coincidenza con la proclamazione della vittoria della Mangueira, sono stati finalmente individuati e arrestati i due killers – entrambi ex poliziotti! - quando ormai più nessuno ci credeva.

Ora comincia la parte più difficile dell'inchiesta, quella tesa ad individuare i veri mandanti.

Ci vorrà, probabilmente, qualcosa di più di un altro Carnevale.

 

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Inserito il:17/03/2019 16:59:20
Ultimo aggiornamento:30/03/2019 13:52:44
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