società Discorso sul merito
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Aggiornato al 02/12/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Giambattista Tiepolo (Venezia,1696 - Madrid,1770) - Allegoria del Merito accompagnato da Nobiltà e Virtù

 

Discorso sul merito

di Gianni Di Quattro

 

Il merito vuol dire che qualcuno sa fare, sa capire, sa impegnarsi, sa partecipare meglio di altri in una attività, in una ricerca, in uno studio, in una funzione. Ed è giusto riconoscerlo per un atto di rispetto verso chi ha il merito, ma soprattutto quando chi ha il merito ha qualche responsabilità in un funzione di interesse di tutta la comunità.

In altri termini, una società che riconosce il merito di chi questo merito lo ha significa una società giusta e che fa del rispetto umano un valore. Quando il merito non lo si riconosce o lo si nega in nome di una uguaglianza sociale, in effetti si crea una società sbagliata, senza equità, senza stimoli per andare avanti nell’interesse di tutti, per andare verso il futuro.

Nel nostro paese il merito è stato disatteso, cancellato, combattuto per motivi strettamente politici e non umani o razionali o di sviluppo sociale. Il 68 ha voluto introdurre nella scuola il concetto che tutti, salvo casi limiti e disperati, devono essere promossi con la scusa che poi sarà la società ad operare le selezioni. Ma la società non opera alcuna selezione, perché nello stesso tempo il mondo sindacale combatteva ed otteneva che tutti eravamo uguali a prescindere dall’impegno, da dove ci trovavamo, dai risultati, da altre situazioni, mentre le caste che formano il paese introducevano il concetto di tutti uguali, tutti avanti nella stessa maniera.

Così in magistratura, così nel mondo della scuola e della ricerca, allo stesso modo in qualsiasi settore della pubblica amministrazione dove tutti sono garantiti a prescindere e tutti valgono lo stesso in modo indipendente dal lavoro fatto e dalla qualità dello stesso.

Negli ultimi tempi per la verità cominciano a levarsi alcune voci, si sentono circolare alcuni pensieri espressi con abbastanza chiarezza di persone che dicono che una società senza merito, cioè che non riconosce il merito, è sbagliata soprattutto dal punto di vista umano, cioè contro natura, e soprattutto non solo non aiuta e non favorisce quello che si chiama l’ascensore sociale, cioè la possibilità per ciascuno indipendentemente dalle origini di potere arrivare dove vale se ha i meriti necessari, ma non aiuta cioè non favorisce la società stessa a crescere nell’interesse di tutti.

Del resto nel mondo tutti i tentativi di creare società uguali non solo sono falliti come la storia ha registrato e continua a registrare, ma crea ceti di burocrati feroci che esercitano il potere e che si sentono arbitri di decidere il futuro di tutti spesso non avendo le qualità e le caratteristiche per poterlo fare, ma solo la determinazione e la spregiudicatezza per farlo. Questo lo si avverte oggi in tante comunità culturalmente arretrate purtroppo.

Ma c’è di più. Una società che non riconosce il merito diventa non solo ingiusta, ma diventa anche corrotta perché le scelte sociali e manageriali della comunità, della politica non sono fatte in relazione a caratteristiche obbiettive e capacità, ma in base a criteri esclusivamente politici o di clan o di interesse e questo radicalizza la ingiustizia che si trasmette di generazione in generazione. Con il risultato di creare sempre più una società che cerca di arrangiarsi, che cerca le strade per emergere, per avere il potere che assume un ruolo decisivo, una società violenta che favorisce la criminalità. Come volevasi dimostrare se si guarda la nostra società.

Il fatto è che per una società che non riconosce il merito ed è imbucata nella ingiustizia e nella violenza, uscire da questa situazione è difficile e lento perché è necessario un processo di maturazione culturale profondo e radicale. Per questo quando qualche partito o movimento dice che vuole introdurre il merito nel paese, la cosa che bisogna guardare nel suo programma è quello che propone riguardo la scuola e la formazione. Perché il cambio di una cultura può cominciare e maturare solo dalla scuola e solo dai giovani. Non c’è altra via, bisogna farsene proprio una ragione.

 

Inserito il:11/06/2020 11:11:54
Ultimo aggiornamento:11/06/2020 11:30:38
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