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Aggiornato al 18/10/2018

Jane Kendall (Contemporanea – Bristol, England) – Swallows on the Sea

 

Rondini sul mare

di Marialuisa Bordoli Tittarelli

 

Giornate tristi e cupe, nonostante gli allegri colori dell’estate.

Fatti orribili accadono, che non permettono più di fare finta di niente e continuare come se nulla fosse.

Sono giorni senza speranza quelli di oggi, dove ogni volta che apri la televisione immagini terribili di violenza, dolore, incomprensibile odio si riversano sullo spettatore impotente.

Le notizie appena trasmesse generano un’infinità di domande poiché sono informazioni inquietanti eppure approssimative.

Lunghi collegamenti con giornalisti appostati davanti a scenari chiusi dove percepisci che un disastro è accaduto, ma non sai con precisione come e perché.

Scopri così strage dopo strage che l’era dell’informazione è diventata quella della massima disinformazione, del pettegolezzo, del clamoroso accadimento, poi della smentita, delle supposizioni.

Non sai più che cosa pensare, chi ha ragione, chi è il male, chi è la vittima, dov’è la giustizia…

I fatti di Nizza mi hanno lasciato sconvolta per giorni e ancora mi domando com’è stato possibile che un tir enorme, ad un’ora tarda e insolita, in un giorno ad alto rischio, abbia potuto percorrere un lungo tratto, passare attraverso un controllo semplicemente dicendo che “doveva consegnare gelati”.

Non ci credo.

A distanza di mesi compaiono notizie agghiaccianti, prima censurate, che raccontano le sevizie perpetrate sui poveri giovani del Bataclan.

Perché?

Monaco di Baviera: seguiamo attoniti il racconto di un'altra strage dove dapprima sappiamo che ci sono tre terroristi in fuga, che la città è paralizzata per precauzione; dopo ore ci viene detto che si tratta di un solo assassino: un giovanissimo tedesco-iraniano che nella sua follia solitaria è  riuscito a uccidere nove persone.

Perché?

In Turchia colpo di stato: notizie contrastanti.

Forse è stato lo stesso Erdogan a inscenarlo per potersi liberare di avversari fastidiosi.

Chissà…..

Ennesima tragedia sul mare: questa volta ancora più agghiacciante.

Un barcone di poveri disgraziati arriva sulle nostre coste.

Vengono tratti in salvo: si scopre che ventidue donne e un giovane ragazzo sono stati schiacciati sotto il corpo dei sopravvissuti dopo che il gommone si era bucato…nella nostra civiltà si diceva “prima le donne e i bambini……, ma si sa paese che vai, usanze che trovi ….

Tuttavia come non rimanere sconvolti, come non commentare l’orrore di questa tragedia nella tragedia, come non gridare di dolore, essendo io donna….

Tutti gli accadimenti arrivano in tempo reale, così non si ha il tempo di capire che cosa è successo davvero, ma si ha tutto il tempo per fare congetture, supposizioni, notiziole e commenti che tramite internet diventano numerosi, gonfiano come palloni o come “balle,” appunto.

Una volta pensavo che fosse solo l’Italia il paese dove non si chiariscono mai i fatti, ma ora vedo che non siamo affatto soli.

Le stesse presunte informazioni valgono anche per la politica: tutto avviene come su un palcoscenico: sono recite a soggetto, smentite, suffragate, disperse….. perché?

Perché per esempio non avere fiducia nella gente, perché non dire la verità?

Perché tanta paura di parlare di un Islam non sempre pacifico?

Perché ogni volta che l’Isis colpisce, un coro si precipita a spiegare che assolutamente gli islamici non c’entrano perché sono buoni e pacifici e non hanno niente a che vedere con questo Allah Akbar.

Eppure questa religione non può non destare qualche moto di timore, soprattutto in una donna. La condizione delle donne nei paesi di fede musulmana è notoriamente molto lontana dal paradigma dell’uguaglianza tra i sessi. Le donne non hanno autonomia, non possono guidare, devono avere il capo (nel migliore dei casi) coperto e non possono partecipare alla vita pubblica, solo per enumerare alcune delle discriminazioni alle quali sono sottoposte (quanti assembramenti di uomini nelle strade di questi paesi, ma le donne dove sono?). Con il risultato che le donne rimangono sottomesse.

E anche con gli “infedeli” non è proprio sempre tollerante!

Com’è possibile che queste cose non vengano dette apertamente senza suscitare indignazione e accuse di “razzismo”?

Perché i politici che (ahimè) ci governano non ci spiegano apertamente che forse l’atteggiamento perbenista è semplicemente necessario per i nostri accordi economici o quant’altro?

Forse lo capiremmo e magari lo condivideremmo.

Tutto rimane invece nel vago, nell’ipocrita, nel torbido.

Non c’è più fiducia e la politica oggi appare davvero qualcosa di sporco e fasullo.

 

Tutta questa lotta, questa prevaricazione, questo egoismo smodato sono lotta per la sopravvivenza?

Ho ancora negli occhi le immagini di una trasmissione televisiva vista di recente, in cui un leone si appostava sapientemente per poi piombare su un’ inerme gazzella sbranandola; un gruppo di fameliche, magrissime iene seguiva per chilometri uno gnu per riuscire finalmente ad azzannarlo e uno scheletrico esausto orso polare, dopo vari, faticosi tentativi andati a vuoto,  riusciva a mangiarsi una foca grassottella che  gli permetteva così di sopravvivere per una settimana.

La ferocia di noi essere umani è più esasperata e cruenta?

Sono più complessi i meccanismi del nostro cervello, la nostra “fame” è complicata da innumerevoli impulsi che, non mediati da anni di civiltà e spinte al rispetto dell’altro, diventano rabbiosi e fanno percepire l’altro come un odioso, crudele, violento nemico da sopprimere?…..

Perché tutto su questo pianeta vive sulla morte di qualcos’altro?

 

La spiaggia è ancora deserta e il mare calmissimo e l’impercettibile movimento delle onde non fa quasi rumore.

Il cielo è così azzurro e tranquillo: guardarlo immersa nell’acqua fino alla vita dà una sensazione di pace e serenità.

Ed ecco all’improvviso una manciata di rondini irrompe a tracciare veloci, eleganti  disegni nell’aria.

Giocano felici, spensierate, gioiose, legando il mio sguardo affascinato all’armonia del loro rincorrersi.

La tristezza pesante lascia il posto alla leggerezza e mi congiunge a un momento lontano e felice.

Come il Pascoli dell’aquilone mi sento trasportata in un tempo in cui questo stato era frequente e naturale e riconosco il nome di questa sensazione: si chiamava speranza.

Speriamo che torni!

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Inserito il:25/07/2016 12:11:09
Ultimo aggiornamento:25/07/2016 12:48:46
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