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Aggiornato al 18/06/2018

 

A Vanvera (12)

di Massimo Biondi

 

Brexit

Allora UK se ne andrà. Forse. E comunque con calma. Se nulla cambia il Parlamento di Londra ratificherà e darà il via alle procedure del caso, che però non sono codificate. E lo farà senza fretta. Il grande sconfitto primo ministro Cameron ha annunciato le dimissioni, ma se ne riparlerà dopo le vacanze, con comodo. Una certa urgenza potrebbe averla la UE, anche per fronteggiare le speculazioni che nell’incertezza ci sguazzano. Ma a Bruxelles le cose finora si sono fatte con flemma britannica. 

Dopo un percorso lungo e tortuoso (nessuno ha ancora capito bene come funziona la faccenda) il Regno Unito dovrebbe dunque lasciare la UE, con conseguenze ancora poco prevedibili, anche se siamo sommersi di previsioni. Ma una parte forse tornerà: la Scozia e l’Irlanda del Nord hanno già annunciato l’intento. Anche a Londra comincia a circolare la voce che il modello Singapore – città stato – potrebbe non essere una cattiva idea. Rimarrebbe un Regno Disunito. Vedremo. 

Certo, in questi giorni la notizia è fresca e appetitosa, la stampa enfatizza ma in fondo non abbiamo perso né Shakespeare né i Beatles. Questo è il momento dell’emozione, verrà quello della riflessione. Magari, chissà, dell’accomodamento. Io non darei nulla per scontato; il referendum non ha potere di legge e pare che i ripensamenti siano iniziati. Numerosi. C’è anche chi raccoglie firme per rivotare. Che sarebbe la replica di una scemenza.

 

Referendum

Dalle trivelle a Brexit a me sembra che si abusi dell’istituto del referendum. Ci sono temi complessi sui quali non è neppure giusto che tutti, ma proprio tutti, esprimano un voto. Uno vale uno non sempre. Uno che sa vale molto più di milioni che non sanno. Se si eleggono persone incapaci di prendere decisioni si cambino le persone, si deleghi ai competenti. E’ pilatesco da parte della politica risolvere le situazioni difficili ricorrendo al referendum. L’aristocrazia della conoscenza, in grado di analizzare qualunque problema con cognizione di causa, esiste. Ignorarlo non è né intelligente né onesto.

Aristocrazia non suona bene? Si chiami comitato di esperti. Un “caminetto” di esperti, così si accontenta anche Bersani.

 

L’Italia si ritrova

Sfumata la contrapposizione tra berlusconiani e anti-berlusconiani il Paese si ritrova in quella tra renziani e anti-renziani. 

L’elemento che qualche bravo sociologo potrebbe approfondire è che forse abbiamo una (preoccupante) incapacità di valutare le specifiche situazioni, di giudicare le posizioni caso per caso. Una forma di manicheismo, probabilmente indotto dalla comunicazione politica che è a sua volta sostanzialmente pro o contro e, se contro, fondata sulla demolizione pregiudiziale dell’avversario. Brutti vizi. Deficit culturali, forse.

Certo, la tradizione popolare: Bartali e Coppi; Peppone e don Camillo. Però, mi pare di ricordare, c’era più stile. Le contrapposizioni attuali, non solo in politica, sono rozze, violente, incivili, scorrette. E altro. Gli interessati ad approfondire il becerume possono seguire un po' il calcio. Magari entrare in uno stadio, se ci riescono. Oppure sintonizzarsi sui talk-show.

 

Nuove giunte

Cambiare ogni tanto è positivo, pur correndo il rischio di cambiare in peggio. Vorrei approfittare del momento euforico dell’insediamento per rivolgere alle nuove Giunte qualche piccola domanda. Penso naturalmente soprattutto a Milano perché ci vivo.

ciclisti

Mi piacerebbe che a Milano, dove i ciclisti sono numerosi, si facesse chiarezza sui loro diritti e doveri. I ciclisti si sentiranno anche salvatori dell’ambiente ma non per questo possono godere di indulgenza plenaria. La giunta Pisapia, con un appassionato ciclista come assessore alla mobilità, ha raccomandato il rispetto delle regole. Purtroppo tralasciando di precisarle. Almeno così risulta a molti milanesi.

Qualche esempio: anche i ciclisti devono tenere la destra o possono scegliere? E possono circolare contromano? E se sì, devono dare la precedenza a chi proviene nel senso corretto? A tutti o solo ad alcune categorie, tipo altri ciclisti, motociclisti, taxi, autobus, tram, automobili private solo se elettriche o di colore bianco, prepotenti comunque motorizzati?

Possono circolare pedalando sui marciapiede? E se sì, investendo eventualmente pedoni hanno qualche responsabilità o se si danno alla fuga, magari urlando un vaffa, sono perdonati in contumacia?

Quando attraversano in sella i passaggi pedonali hanno diritto di precedenza come i pedoni o no come i motociclisti?

E naturalmente: il telefono. Troppo sgarbato proibirlo tout-court, ok. Ma mentre pedalano possono solo telefonare o anche leggere le news, scrivere messaggi, guardare you tube, giocare a sudoku?

Non ce l’ho con i ciclisti: ce l’ho con chi lascia correre, non fissa le regole e non le fa rispettare. Non credo che il Comune di Milano abbia mai elevato contravvenzione a un ciclista.

automobilisti

Anche per gli automobilisti, tra i tanti, c’è il busillis telefono. Uso sfrenato. Visti pure autisti di autobus smanettare freneticamente. Telefono all’orecchio anche da parte di quelli che guidano auto full optional da molte decine di migliaia di euro: e il bluetooth viva voce? E l’auricolare?

Poi la messaggistica, spesso alla sosta al semaforo, talvolta durante la marcia. Però marcia lenta. Gente prudente. A me sembra infatti che il traffico sia rallentato anche a causa dell’uso improprio della tecnologia. La vigilanza urbana si dichiara sconfitta o disinteressata?

Finite le scuole si circola meglio, ma in previsione dell’autunno avrei un’altra domanda, anche questa molto semplice: per gli automobilisti che accompagnano i figli a scuola è consentita la sosta dove càpita? Fino alla terza fila o anche oltre? Solo se piove o fa freddo o il pargolo non ha dormito bene o è in ritardo?

Davanti alle scuole la mattina è una bolgia. Di solito ci sono i vigili urbani (spero non se la prendano se li chiamo ancora così) ma si guardano bene dal far circolare chi deposita davanti all’ingresso la prole, che pure appare vispa e perfettamente in grado di sgambettare per più di una decina di metri. Poi li mandano in palestra, i figli, ma alla scuola servitissimi fin sull’uscio.

C’è anche chi si attarda in sbaciucchiamenti e nelle ultime raccomandazioni, con l’auto che palesemente intralcia, magari anche con la portiera aperta. E se per caso traspare qualche impazienza in chi è costretto ad attendere la reazione più frequente, soprattutto delle mamme, è: “un attimino! E che cavolo!”. O peggio. E per me il peggio è proprio l’”attimino”, non quello che uno può pensare.

 

Olimpiadi

Un pensiero per Roma, dove l’ipotesi Olimpiadi richiama alla mente di molti, bilanci a parte, il disastro organizzativo e gestionale dei mondiali di nuoto del 2009. Ma ogni tanto ci sono anche buone notizie: se la nuova Giunta deciderà di concorrere all’aggiudicazione delle Olimpiadi 2024 potrà fare affidamento sulla quasi certezza che non sarà Bertolaso ad occuparsene.

 

Sindaci

Record a Padova. Sindaco eletto la domenica e arrestato il giovedì. Siamo sicuri che sia utile la Commissione Parlamentare Antimafia?

 

Saluti

Primo incontro dopo l’elezione a sindaco di Virginia Raggi con le ministre Boschi e Madia. Si scatena il gossip. Chi ha snobbato chi. Anzi, no, è stata l’altra. Non si sono nemmeno salutate. Anzi sì, si sono strette la mano (c’è la foto) ma con freddezza. Più imbarazzo che freddezza. A chi toccava porgere la mano per prima? Forse aveva la mano sudata. Giornaloni impegnati a capire, documentare, commentare. Un fatto da prima pagina.

Forse il saluto fascista non era poi ‘sta gran boiata.

 

Cronache vintage (per la UE)

Robert Schuman, insieme a Jean Monnet, elaborò il piano che porta il suo nome, reso pubblico il 9 maggio 1950, la data simbolo della nascita dell'Unione europea. Il piano prevedeva il controllo della produzione del carbone e dell'acciaio, i principali materiali per l'industria bellica. L’idea di fondo era che, non avendo il controllo sulla produzione di carbone e ferro, nessun paese sarebbe stato in grado di combattere una guerra.

L’anno seguente nacque la C.E.C.A. – Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio – primo nucleo di quella che sarebbe diventata l’Unione Europea.

Il Regno Unito non c’era. Si sarebbe aggregato solo dopo 23 anni.

 

Pensierino

Chi crede nell'Europa sarà contento se si farà ogni tanto un passo avanti e mezzo passo indietro. La democrazia ha il passo della lumaca. Günter Grass

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Inserito il:25/06/2016 19:13:25
Ultimo aggiornamento:25/06/2016 19:19:59
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