Aggiornato al 04/10/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Krzyzanowski Art Germany - The Great Dictator - Charlie Chaplin - Ink Charcoal painting 2015

 

Putinismo!

di Giorgio Cortese e Cesare Verlucca

 

Ebbene sì, bisogna proprio ammetterlo.

Per quanto possa sembrare incredibile, eventi di un tempo lontano tornano spesso in vita nelle maniere più impensate, e bisogna tenerne conto per non commettere errori d’interpretazione di fatti in grado di condizionare un futuro prossimo venturo.

Dopo il lungo fatto storico d’antica data come il bonapartismo, sorto alla morte del grande condottiero il 5 maggio 1821, ed eternato dall’incipit, Ei fu, di una poesia di Alessandro Manzoni che certo non morrà, c’è da ritenere che dopo il bonapartismo, oggi si stia predisponendo il putinismo!

Per interpretare quest’ultimo movimento, proviamo prima a esaminare il significato del lemma “bonapartismo”, che all’inizio indicò in Francia un partito politico che si fece assertore e rappresentante dei diritti al trono di Francia e dei privilegi ad esso collegati, derivati da Napoleone Bonaparte e destinati alla sua famiglia, con l’intento di restaurarne il potere acquisito.

Quando Napoleone I uscì di scena, il partito bonapartista si consolidò di fronte alla restaurazione monarchica dei Borboni, sostenuta dai vincitori della Francia e trovò numerosi seguaci nell’esercito, nella burocrazia e tra i piccoli proprietari terrieri.

Dal tempo dei tempi, chiunque si proponga di ottenere qualcosa di difficile ottenimento, ha sempre trovato gente disposta a dargli una mano contro corresponsione di un qualche tornaconto: uno, rimanendo da solo, correrebbe sempre il rischio di trovare qualcuno che gli faccia lo sgambetto.

Tornando all’epoca di Napoleone Bonaparte, sembrò che la sua funzione di resistenza alla monarchia dovesse esaurirsi al momento della sua morte, e invece riprese vigore nelle rivoluzioni degli anni ’30 e ’40 dell’Ottocento, trovando in Luigi Napoleone l’erede ideale per portare avanti le pretese dinastiche.

Egli aveva fallito più di un tentativo di guidare un modo insurrezionale, ma nonostante ciò aveva intuito che tra il popolo il mito dell’imperatore era rimasto decisamente molto vivo.

Quando nel 1848 fu instaurata la repubblica, Luigi Napoleone si presentò come candidato alle elezioni presidenziali uscendone trionfalmente eletto. Si valse pertanto del potere esecutivo per instaurare un governo autoritario personale, rinsaldando il partito bonapartista. Tanto che nel 1851, con un colpo di stato si fece imperatore, proclamandosi Napoleone III.

Non avrebbe potuto chiamarsi altrimenti in quanto il titolo successivo al grande corso era stato d’ufficio attribuito al figlio di Napoleone I e della sua seconda moglie, Maria Luisa d'Asburgo-Lorena, e formalmente fu per due giorni imperatore dei francesi con il nome di Napoleone II.

Tornando al III, dopo questo avvenimento, il bonapartismo come movimento politico aveva cessato le sue funzioni e fatto venire meno le sue aspirazioni originarie.

Il secondo impero cadde nel 1870, e con esso finì anche il movimento politico. Il bonapartismo si indebolì sempre di più a scapito dei movimenti popolari, come il socialismo, che era intervenuto col suo carico di rivendicazioni determinate dai grandi cambiamenti sociali della Francia, diventata una potenza industrializzata

In politica, da allora il termine “bonapartismo” è stato usato per identificare una forma di governo guidato da una personalità carismatica e autoritaria che porta avanti una politica estera espansionistica e dove, grazie a operazioni esterne di puro prestigio, al di là degli specifici obiettivi di espansione ha lo scopo di consolidare all’interno un regime che sta traballando.

Esempi di bonapartismo furono la giunta militare argentina che scatenò la guerra delle Falkland.

Qui da noi, nel Patrio stivale, sono stati chiamati impropriamente bonapartisti quei presidenti del consiglio che hanno guidato in modo carismatico l’esecutivo, influenzando in maniera decisiva il voto del Parlamento.

Eccoci allora al putinismo, nuova versione del bonapartismo, che cerca di fare ritornare la Russia a fasti e potenza dell’impero zarista di Alessandro III, zar ammirato dal novello Adenoid Hynkel, come veniva chiamato Adolf Hitler nella geniale parodia interpretata da Charlie Chaplin nel 1940 e intitolata “Il grande dittatore”. Chi ha visto il famosissimo film, ricorda certamente la celebre scena, in cui il dittatore gioca da solo con un grande mappamondo, accompagnato dalle note dell’ouverture del Lohengrin di Wagner. Magari adesso lo potremmo immaginare sulle note del poema sinfonico “Una notte sul Monte Calvo”, di Musorgskij, scritto dal musicista riprendendo racconti dell’ucraino Gogol di leggende popolari, dove viene descritto musicalmente un sabba di streghe.

Nel celebre film, a un certo punto, quel grande palloncino scoppia fra le mani all’arrogante autocrate.

Oggi noi, il mondo occidentale, le forze democratiche, ma soprattutto quelle donne e quegli uomini, normali cittadini, giovani, meno giovani, di sport, di musica, di cultura, di impresa che coraggiosamente manifestano in Russia contro la follia della guerra, abbiamo l’ago in mano.

E se in questo momento ci sentiamo sballonzolati su e giù da un gioco folle, ricordiamoci che tutte le dittature, prima o poi, finiscono nello stesso modo.

 

Inserito il:08/03/2022 15:38:08
Ultimo aggiornamento:08/03/2022 15:43:22
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