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Aggiornato al 18/06/2018

Leon Zernitsky (Mosca, 1949 - Toronto) – Individuality – (2014)

 

Siamo tutti pazzi per la privacy!

di Federico Torrielli

 

Recentemente, leggendo alcuni articoli, ho notato un certo atteggiamento che non riesco ancora completamente ad inquadrare e catalogare nei miei parametri. In verità questo stesso deriva da un brutto vizio cui noi italiani pecchiamo assai: l'ipocrisia.

Ora voglio raccontare al lettore di questo articolo una storia, che imbastirò proprio come raccontata da un vecchio saggio:

Un uomo entra in un ufficio turistico per richiedere delle informazioni sulla città di Parigi, prezzi e quant'altro: l'inserviente lo saluta cordialmente e lo fa sedere. I due discutono della meta e della prenotazione, l'inserviente gli offre un pacchetto per il viaggio con tutte le informazioni sul luogo. Alla fine l'uomo paga il viaggio e paga anche (ovviamente) l'inserviente per avergli offerto tutte le informazioni necessarie per compiere il viaggio.

Un altro signore comodamente da casa accende il suo PC, entra su Google e cerca informazioni sulla meta, trovando ancora più informazioni del primo che non aveva invece utilizzato lo stesso tipo di approccio. In più, il secondo signore crede di star facendo tutto questo gratuitamente, oltre che con il doppio della velocità ed efficienza.

 

Qual è allora la morale di questa storia?

Come ben sapete non esiste nulla di gratuito a questo mondo: ogni servizio, più è efficiente, più è costoso. Anche quando non lo vediamo perciò, utilizzando un servizio, lo stiamo pagando. Se l'inserviente del primo ufficio turistico non fosse pagato da nessuno, non farebbe quel lavoro oppure semplicemente non lo farebbe con impegno, così noi, quando cerchiamo qualcosa su un motore di ricerca, non possiamo pretendere che questa ricerca non abbia un prezzo.

La domanda è allora: in che forma paghiamo, nel ventunesimo secolo, i motori di ricerca, i social network (ecc... ecc...) ?

Non vi sorprenderà allora che l'unico modo in cui questi siti possano guadagnare siano le pubblicità ma soprattutto le pubblicità mirate.

La differenza primaria tra le due è che nel primo caso non viene eseguita alcuna ricerca sugli interessi della persona che sta ricercando qualsiasi cosa: l'utente con alta probabilità si imbatterà nella pubblicità di un prodotto di cui non è affatto interessato, poiché generico.

Il secondo caso, nettamente più interessante, va a dare fastidio agli utenti che credono di doversi difendere dalle minacce dell'invasione della privacy (ma non è certamente l'unico).

Per fornire una pubblicità consona all'interesse dell'utente, vengono spesso archiviati dati come ricerche, documenti ed immagini pubblicate: tutto ciò non viene mai fatto all'insaputa dell'utente stesso (basta semplicemente leggere una volta i termini e le condizioni di utilizzo del prodotto online, bastano 5 minuti).

Prendendo un esempio importante ed evidente come Google, vediamo che nella prima pagina delle condizioni viene riportata la seguente frase: "Raccogliamo dati per offrire servizi migliori a tutti i nostri utenti, ad esempio per capire elementi fondamentali come la lingua parlata dall'utente oppure elementi più complessi come quali annunci potrebbero essere più utili per l'utente, le persone che potrebbero interessare di più all'utente online o quali video di YouTube potrebbero piacere all'utente."

Nella stessa pagina, niente viene tenuto all'oscuro o da nessuna parte viene detto qualcosa di realmente traumatizzante, nonostante sia recepito male.

A differenza di Google esistono anche altre aziende che desiderano prendere più oppure meno dati: da una parte c'è sicuramente la Microsoft, che per l'utilizzo dei suoi prodotti vuole il 30% (circa) dei dati di ogni dispositivo che accetta la sue condizioni, e dall'altra Apple, che raccoglie meno dell'1% (e pure quella bassissima percentuale è disattivabile in ogni loro dispositivo).

Aziende come la Apple hanno deciso di tenere un approccio "soft" in vista di utenti più sensibili: per migliorare i loro prodotti posseggono perciò una schiera di utenti che volutamente scelgono di installare sui loro dispositivi versioni recettive e pre-release dei loro prodotti software: nonostante questo si potrebbe certamente dire che la "qualità software" della casa dalla mela morsicata sia una tra le migliori in circolazione nel mondo dei software non-open-source.

Altre aziende, come Facebook, offrendo unicamente un servizio gratuito hanno bisogno di dati, da poi vendere a compagnie pubblicitarie per eseguire la già famosa tecnica della "pubblicità mirata" di cui prima: sempre nei termini e condizioni del social network viene solo accennato brevemente questo fatto: il contenuto che si "posta", pubblica e condivide su Facebook non può che essere acquisito dalla stessa compagnia di Social Networking, è di loro proprietà dalla prima all'ultima lettera così come anche ogni immagine o documento scelto dall'utente stesso d'esser condiviso con il mondo esterno.

Alternativamente, per gli utenti più facoltosi in termini di privacy, esistono sempre due possibilità che per la maggior parte delle volte però non vengono prese in considerazione:

1) Non iscriversi a Facebook.

2) Non pubblicare niente.

Se quest'utente però contemporaneamente è iscritto al servizio, lo utilizza gratuitamente ma si lamenta gridando ovunque la frase "Privacy Matters!" (senza sapere QUALE privacy dovrebbe contare veramente), non può che essere una persona stolta o comunque incapace di ragionare sullo stesso servizio che un'azienda mette a disposizione per l'utente.

Tutti questi sono solamente pochi dei piccoli (o più evidenti) esempi di come spesso le parole "utilizzo" ed "abuso" vengano confuse in un turbinio di ragionamenti senza senso: per essere quindi più preciso, risponderò ora a delle F.A.Q. (Frequent Answered Questions) che vengono spesso citate in merito all'argomento.

 

Da come parli sembra che ogni utente debba rinunciare alla propria privacy per utilizzare internet, è proprio così?

Assolutamente no, esistono molteplici tipi di privacy che sarebbero da proteggere e molti altri che è anche utile ignorare. La privacy che dovrebbe contare è quella dell'intercettazione delle mail da parte di terzi (o governi), del furto delle informazioni riservate senza un accordo legale, della condivisione non autorizzata delle proprie immagini che potrebbero esser ritenute imbarazzanti, personali o riservate e molto altro ancora.

 

Come fai tu allora?

Personalmente non possiedo alcun account di Social Networking che non sia Instagram, utilizzo applicazioni di chat dove nessuno mi possa importunare come Telegram, utilizzo un indirizzo di posta elettronica criptata chiamata Protonmail e sviluppata per gli scienziati del CERN, condivido informazioni ed immagini solo quando ne sono veramente sicuro (si chiama buon senso), proteggo i miei contenuti e/o scritti con delle licenze Creative Commons che non vietino a nessuno di condividere il mio contenuto ma lo proteggano comunque dal plagio.

 

Credi che dai dispositivi le aziende siano in grado di ascoltarti e sapere di più su di te?

Certamente, non è mica fare cospirazione! Spesso dei prodotti come Google Assistant and Home possono migliorare solo grazie a grandi quantità di voci umane processate ogni giorno: senza di esse un'intelligenza artificiale non saprebbe orientarsi.

 

Ma se comunque non volessi ascoltarti e proteggermi totalmente... Posso farlo?

Ovvio! Ecco gli strumenti che devi utilizzare:

1) Come sistema operativo, ti consiglio un software open-source come ad esempio qualsiasi distribuzione Linux: non sarà confortevole ma sicuramente ti protegge.

2) Se proprio vuoi proteggere la tua connessione internet nascondendo la tua identità pubblica utilizza un servizio come una VPN (Virtual Private Network), ti consiglio ovviamente di prendere un servizio a pagamento, le altre sono truffe.

3) Attiva sul tuo browser quotidiano l'opzione Do Not Track, installa estensioni come Adblock e Ghostery.

4) Se sei molto malato come qualche mio conoscente di facoltà potresti informarti su come rimuovere ogni apparecchio video/audio dai tuoi dispositivi portatili.

5) Non utilizzare Google come motore di ricerca, ma DuckDuckGo.

Ultimo, ma non ultimo di importanza:

6) Non uscire di casa, telecamere ovunque.

Cheers e buon proseguimento di settimana.

 

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Inserito il:03/03/2018 16:41:15
Ultimo aggiornamento:03/03/2018 16:48:10
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