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Aggiornato al 14/10/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

A Vanvera (06)

Vedersi a Francoforte

Il signor Jens Weidmann, presidente della Banca Centrale di Germania è venuto a Roma, borioso e molto critico verso l’Italia indebitata e l’Europa tollerante, secondo lui. Non sembra abbia commentato nella circostanza la posizione di Deutsche Bank, che – spiega Italia Oggi - sarebbe in un mare di guai. La banca ha precedenti per maneggi truffaldini: ha pagato l'anno scorso 2 miliardi e mezzo di dollari di multa per la brutta faccenda (truffa) dei tassi Libor manipolati e quasi altrettanti li deve ancora pagare ad enti diversi; inoltre sarebbe al momento alle prese con circa 6000 contenziosi. Ma il problema più esplosivo, sempre secondo Italia Oggi, riguarderebbe la dimensione della bolla di derivati finanziari O.T.C. (cioè, in sostanza, non regolamentati da altri che dalla DB medesima): circa 55 trilioni di euro, pressappoco 20 volte il PIL tedesco. Un problemuccio. Forse sarebbe il caso che Weidmann se ne stia a Francoforte, dove hanno sede anche Deutsche Bank e Banca Centrale Europea, e discuta un po' di come vanno le cose da loro.  

 

Antimafia travagliata

Pino Maniaci è giornalista di una TV locale siciliana che per aver subito minacce, in parte attuate, si è fatto passare, creduto, per una schiena diritta contro la mafia. Invece niente affatto. Si è scoperto non solo che le minacce provenivano da un rivale in amore e non dalla mafia, ma pure che il giornalista avrebbe estorto denaro a sindaci della zona in cambio di servizi televisivi compiacenti. Una ripresa televisiva documenterebbe il passaggio di denaro. Se anziché giornalista fosse stato un politico di quelli che non piacciono a Travaglio e ai travagliati chissà le polemiche!

Precisazione interessante: l’avvocato difensore di Pino Maniaci lamenta il fatto che i video e le intercettazioni che riguardano il suo cliente – e ne dimostrano le malefatte – sono stati pubblicati. L’avvocato difensore è l’ex aggressivo PM ed ex trombatissimo candidato politico Antonio Ingroia, quello che voleva diffondere le intercettazioni di Napolitano, Presidente della Repubblica in carica. Intento all’epoca molto apprezzato e vigorosamente sostenuto dal solito equilibrato Travaglio.    

L’Italia è un posto poco adatto alle persone che non apprezzano il grottesco.

 

Parte civile

La regione Lombardia si è costituita parte civile nel processo contro il suo ex presidente Roberto Formigoni, il Celeste. Giusto. Bravo Maroni. Forse non aveva alternative, dal punto di vista della comunicazione politica, però meglio così. Tuttavia sarebbe interessante sapere perché contro Formigoni sì e contro Mantovani no. Sempre di tangenti nella sanità si tratta, in fondo.

 

Sanità

Abbondano le analisi critiche sulla sanità italiana. Malasanità, liste d’attesa, tagli, carenza di personale e via lamentando. Quasi assenti da queste valutazioni i danni provocati da quei cittadini (elettori) che abusano, per esempio ricorrendo al pronto soccorso ospedaliero anche per evidenti banalità, specialmente in assenza del medico abituale, e quelli che prenotano esami clinici e poi non si presentano al momento concordato.

Non contribuiscono forse costoro ad allungare inutilmente attese e liste di attesa? Non è che lo Stato – nella circostanza le Regioni – dovrebbe essere più severo verso di loro? Esempio: prenoti un esame, non ti presenti e non avverti? OK. Quell’esame non lo farai più. Non a carico della sanità pubblica, almeno; se vuoi lo paghi. Salvo accertabile giustificazione, che in epoca di telefoni cellulari sms whatsapp deve essere molto molto solida.

 

Primo maggio

Spezzoni di interventi dei leader sindacali in occasione del 1° Maggio. Mi è parso un rito liturgico. Toni e contenuti da anni ’70. L’impressione è che per quei leader “i giovani disoccupati” siano poco più di un dato statistico, che tra loro e i giovani che in buona misura cercano un lavoro basato sulla conoscenza non ci possa essere alcuna base di intesa. Inutile “aprire tavoli”: quelli hanno in mente le grandi fabbriche, questi i computer, la ricerca, le piccole startup.

Anche il sindacato è troppo vecchio in Italia.

 

Taxi

Vecchio e abbastanza intoccabile anche il servizio taxi in Italia, ma a Roma è ora attivo Mytaxi. Funziona così: il cliente prenota da smartphone, viene localizzato ma per sicurezza digita anche il proprio indirizzo esatto, oltre quello di destinazione; il sistema geolocalizza il taxi più vicino che, accettata la richiesta, raggiunge il cliente. Costui, con la conferma, riceve alcune informazioni: costo orientativo del servizio, modello e targa dell’auto, nome e foto del tassista, aggiornamento in tempo reale sull’avvicinamento. L’utente può naturalmente precisare esigenze particolari: numero di persone, presenze di colli ingombranti, deviazioni da prevedere nel tragitto. Il tassista, a sua volta, può sapere in anticipo chi salirà a bordo e se serve potrà mettersi in contatto direttamente, per esempio per avvisare in caso di intralci sul percorso. 

Oltre a ciò l’applicazione propone opzioni quali l’invio automatico della ricevuta all’indirizzo digitale fornito in sede di registrazione (una tantum) e può gestire i pagamenti cumulativi periodici, se richiesti dal cliente.

Interessante, mi pare. La mia domanda è: non fosse apparsa UBER avremmo avuto lo stesso queste innovazioni?

 

Telefoni poco intelligenti, cabine smart

Ribaltamenti nella telefonia.

Tornano in auge i telefoni cellulari solo telefoni, cioè voce e sms. Stop. Niente di smart, niente internet, niente social network, niente app.

A parte quelli che con i touch screen non hanno dimestichezza, i nostalgici del cellulare vintage beneficiano di dimensioni ridotte, batterie che durano una settimana invece di un giorno e, pare, di una maggiore privacy.

Ma il revival non finisce qui: le storiche cabine telefoniche inglesi, quelle rosse, elemento della storia del design, vengono rivalutate da una società che le rimette in uso in versione smart: connessione wi-fi, schermi da 25 pollici, scanner, stampanti. Insomma, quanto in genere c’è in un ufficio digitalmente attrezzato.

Le cabine sono chiamate a nuova vita e Londra recupera pezzi storici dell’arredo urbano.  Da noi non so se funzionerebbe: quando le cabine erano diffuse era diffusissimo anche il vandalismo.

 

Libri

Gazzarra contro Salvini a Bologna, con strappo di libri dei quali risulta autore. Male. I libri non si bruciano e non si stracciano mai, indipendente da titolo autore e contenuto. E comunque, lo dico per i facinorosi, un libro strappato ottiene un importante ritorno promozionale gratuito. Nel caso di Salvini poi si sa che si muove solo con seguito di telecamere e microfoni.

Un altro libro che potrebbe scatenare analoghe manifestazioni selvagge è quello che starebbe scrivendo Storace sulle 100 principali opere (positive) del fascismo. C’è chi ironizza. Io no. Non mi piacciono le generalizzazioni né il manicheismo.

Dittatura, tribunali speciali, leggi razziali, guerra: si sa tutto. Quando ho studiato io in modo e ambienti formali del fascismo si sapeva praticamente solo quello, glissando sul fatto che fino alla seconda metà degli anni ’30 la popolazione era in maggioranza favorevole al regime, tra entusiasti acritici, parzialmente scettici, dubbiosi e critici silenti. Più i sempre numerosi chissenefrega.

Approfondendo un po' sono arrivato a supporre che se Mussolini fosse morto, meglio se assassinato, verso il 1935 avrebbe avuto una vastissima presenza nei monumenti e nella toponomastica delle città italiane e i disastri successivi sarebbero stati messi in carico al suo successore.

 

Cronache vintage

“Gli operai dell’autunno caldo non si mossero per obiettivi consumistici o di sicurezza, o quanto meno non solo per essi, ma (…) il fuoco delle lotte operaie si spense nelle ceneri di un sindacalismo di conservazione. Le libertà dello statuto dei lavoratori divennero anche (…) varchi per forme corporative di sindacalismo (…). L’inquinamento nell’apparato pubblico è forse irreparabile, se non nel lungo periodo”. Gino Giugni, Corriere della Sera, 2 luglio 1986.

(Gino Giugni fu tra gli artefici dello Statuto dei Lavoratori).

  

Pensierini

  • “In Italia a fare la dittatura non è tanto il dittatore, quanto la paura degli italiani e una certa smania di avere un padrone da servire. Lo diceva Mussolini: "Come si fa a non diventare padroni di un paese di servitori?". Indro Montanelli
  • “Io non ho creato il fascismo: l’ho tratto dall’inconscio degli italiani”. Benito Mussolini
Inserito il:07/05/2016 09:40:36
Ultimo aggiornamento:07/05/2016 09:53:39
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