In questo sito utilizziamo dei cookies per rendere la navigazione più piacevole per i nostri clienti.
Cliccando sul link "Informazioni" qui di fianco, puoi trovare le informazioni per disattivare l' installazione dei cookies,ma in tal caso il sito potrebbe non funzionare correttamente.Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK]
Aggiornato al 07/12/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Steve Hanks (1949-2015) - Mother and Child Bond

 

Festa della mamma.

 

D’accordo: le feste di questo genere (vedi della donna, dell’infanzia, dei nonni e così via) sono sicuramente nate da un motivo commerciale/ economico.

Un modo per suggerire, con la scusa della ricorrenza affettiva, sulla spinta di un velato senso di colpa per una categoria che è in qualche modo “vessata” o inferiore, a movimentare il mercato con acquisti di ogni genere.

Verissimo.

Tuttavia in questa giornata, il pensiero della “mamma” perdura e, critiche sagge a parte, si può comunque aderire al suggerimento trasformando la festa in riflessioni serene sul rapporto sacro e complesso per eccellenza.

E’ un argomento che può far sorridere o alzare le sopracciglia, o accendere uno sguardo interrogativo o stupefatto, o insomma mettere sul chi vive. Parlare della mamma è un po’ come parlare d’amore, molto delicato, pericoloso o imbarazzante.

Superare quella barriera di sufficienza che rende difficile girare intorno a questa parola non è facile: molto spesso ciò che è profondo e semplice genera emozioni complesse e complicate.

Di sicuro c’è solo il fatto che ognuno di noi ne ha, o ne ha  avuta, una e, di conseguenza, ha tutta un’avventurosa storia dentro di sé da raccontare.

Queste storie sono infinite nella differenza e nell’accadimento, ma tutte parlano comunque d’amore.

Anche quelle cariche di rabbia e di rancore, di silenzi e sparizioni, di ricatti e male parole, parlano d’amore comunque: in questi casi d’amore mancato, non compreso o eccessivo.

Finché si è solo figli il rapporto ha una visione più egoistica.

Si giudica più rigidamente e, non conoscendo le trappole e le difficoltà dell’essere genitore, si vedono soprattutto i difetti e gli errori che questi ci sembra abbia commesso.

Quando i figli diventano a loro volta genitori, la mamma viene quasi sempre vissuta in modo diverso e generalmente più obiettivo.

Per una donna, di solito, già al momento stesso del parto la figura materna si presenta in una veste particolare. Spesso proprio l’ansia o l’antico dolore condiviso provocano nei confronti della propria madre un moto di solidarietà, amore e gratitudine.

La cura dei bambini e le difficoltà dell’educarli permette di scoprire il motivo di quelli che un tempo sembravano divieti assurdi o prepotenti limitazioni.

Certamente il rapporto madre/figlia è molto più conflittuale di quello madre/figlio.

Madre e figlia sono dello stessa “natura” e quindi, forse sbagliando, la madre con la figlia è più diretta, esigente e meno protettiva.  Del sesso comune al suo, ne conosce bene gli umori, la resistenza, le sfumature. Si identifica facilmente e  quasi senza accorgersene prende decisioni o si aspetta comportamenti come se fosse lei il soggetto in questione.

Con il figlio è un altro paio di maniche.

Paradossalmente il futuro sesso forte da bambino è trattato con maggior apprensione, protezione e delicatezza.

Il figlio appartiene ad un sesso diverso, sconosciuto, atavicamente ritenuto “superiore”.

E’ interessante osservare come il figlio che rimane con la madre da adulto, sia ben diverso dalla figlia che vive la stessa situazione.

Questo accadeva molto più frequentemente nel passato, dove la figlia era in realtà un’ancella della madre, mentre il figlio rimasto in casa era il cocco di mamma.

Oggi queste due figure credo siano del tutto o quasi scomparse. I figli che restano ancora in casa ci restano molto spesso per comodità e sono decisamente  serviti indipendentemente dal sesso, nella maggioranza dei casi.

Resta il fatto che anche ai tempi d’oggi, la mamma rimane la persona alla quale ricorrere per avere appoggio e aiuto.

Sono sconcertata nell’osservare come perfino certi figli modernissimi che la contestano o la sottovalutano, almeno all’apparenza, nella realtà continuano a consultarla, chiamarla e soprattutto a richiederne l’aiuto e perfino a “sfruttarla”.

Le cronache ci hanno fatto conoscere casi di mamme spaventose e crudeli, in realtà molto spesso malate, ma queste rimangono relegate nella casella delle eccezioni.

La parola mamma evoca sempre un moto positivo e d’affetto.

Semplicemente la mamma è la vita, l’origine, il corpo nel quale siamo cresciuti e del quale ci siamo nutriti.

Questo rimane fortemente sacro qualunque cosa accada poi.

Che ci abbia amato o no, desiderato o meno, ha accettato di ospitarci e di sopportare il dolore della nostra nascita.

Basta questo pensiero per commuoverci e provare riconoscenza.

Ben venga allora il Mother’s day, per suggerirci pensieri di affetto e riconoscenza verso questa persona che, come racconta la poesia di Francesco Pastonchi, è come un grande albero che ti dà tutti i suoi frutti e per quante richieste tu faccia sa sempre soddisfarle.

 

Inserito il:08/05/2016 09:32:38
Ultimo aggiornamento:08/05/2016 11:28:25
Condividi su
ARCHIVIO ARTICOLI
nel futuro, archivio
Torna alla home
nel futuro, web magazine di informazione e cultura
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)
Questo sito utilizza cookies.Informazioni e privacy policy

Associazione Culturale Nel Futuro – Corso Brianza 10/B – 22066 Mariano Comense CO – C.F. 90037120137

yost.technology