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Aggiornato al 21/04/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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David Hall - TV Interruptions (7 TV Pieces): Interruption piece -1971


Qualità della programmazione televisiva della RAI: una chimera?

 

Sono alcuni decenni che la Rai è obbligata, sulla base di precise norme contenute nei vari contratti di servizio stipulati con il Ministero delle Comunicazioni, a fornire un‘offerta radiotelevisiva di qualità.

Ciononostante non è mai stato possibile esercitare un vero controllo sulla qualità della programmazione Rai e quindi non è stato mai messo in evidenza il valore pubblico di trasmissioni come quelle di Philippe Daverio, o la serie di trasmissioni di Minoli, che avevano indici di gradimento molto alti, ma non necessariamente un adeguato livello di ascolti.

Già nel Contratto di Servizio 2003/2005 era prevista una “commissione qualità” - della quale facevano parte il prof. Cesare Mirabelli ed il vice direttore generale Rai Giancarlo Leone - ma non si è mai saputo quali risultati abbia raggiunto. Nel Novembre 2002, l’allora Ministro delle Comunicazioni Gasparri presentò il cosiddetto “Qualitel” che avrebbe dovuto testare la qualità dei programmi Rai, attraverso  sondaggi telefonici a campione o con un apparecchio nelle case di un ristretto numero di telespettatori. Il Qualitel avrebbe dovuto poi essere reso pubblico. Ma l’iniziativa morì ancora prima di nascere.

Nel 2007 l’allora Ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, varò un Comitato Scientifico con il compito di realizzare un sistema di monitoraggio della qualità dell’offerta del servizio pubblico radiotelevisivo. Il fine era abbastanza ambizioso: la creazione di parametri che riuscissero a valutare la capacità dei programmi Rai di “sollecitare la sensibilità sociale e civile dello spettatore”.

Pur in presenza di mille difficoltà ed ostruzionismi messi in campo dalla stessa Rai, il Comitato Scientifico riuscì a svolgere nei tempi previsti il suo delicato compito.Questi i punti salienti del progetto realizzato e consegnato ad inizio 2008 all’allora Presidente Rai, Claudio Petruccioli:

- Il Qualitel avrebbe dovuto essere calcolato su un campione di circa mille persone, intervistate ogni giorno da un istituto specializzato, per esprimere il loro gradimento sui programmi Rai, anche non visti per intero, di qualsiasi genere e di tutte le fasce orarie, con un punteggio da zero a cento. I livelli di giudizio sarebbero stati cinque: un diverso metodo di rilevazione per altrettante specifiche tipologie di offerte televisive.

?- Nella prima fase si sarebbe dovuto chiedere al pubblico quanto erano gradite le trasmissioni della fascia oraria più importante, quella delle 20-24, che determina la maggior parte degli investimenti pubblicitari.

- Nelle fasi successive il giudizio sulle altre fasce orarie, sulle trasmissioni per minori, il gradimento di chi guarda l’offerta Rai su Internet e, infine, la misurazione della reputazione generale della tv del servizio pubblico.

Il progetto prevedeva inoltre che i punti-qualità di ciascun programma dovevano essere resi pubblici quotidianamente, così come accade con l’Auditel.

Ma, dopo tanto lavoro, l’iniziativa non vide mai la luce. Rai e MiSE optarono per un progetto molto più modesto, il cd. mini-qualitel, che si sostanzia in una rilevazione semestrale della qualità percepita dei programmi Rai, sia dell’offerta generalista, sia dell’offerta specializzata.

Sulla base di metodologie alquanto antiquate e, quindi, scarsamente affidabili, dall’ultima rilevazione resa nota dalla Rai risulterebbe un indice di qualità della programmazione pari a 7,4.

Tale valore esprime il gradimento dei fruitori della programmazione trasmessa dai canali generalisti (7,3) e specializzati (7,4). In particolare, per quanto riguarda l’offerta generalista: La valutazione dei canali mostra una sostanziale uniformità: RaiUno e RaiDue si attestano al livello medio (7,3), mentre RaiTre è leggermente superiore (7,4).

La valutazione dei singoli generi mostra un gradimento leggermente sopra la media sia per i programmi culturali (7,5), sia per l’offerta di fiction, film e serie televisive (7,5) sia per lo sport (7,4); mentre il gradimento per il genere intrattenimento è lievemente inferiore (7,2). Il gradimento dell’offerta specializzata sintetizza la valutazione generale dell’offerta (7,4) e la valutazione dell’adeguatezza delle reti al ruolo di servizio pubblico (7,3).

I dati che emergono dall’indagine periodica commissionata dalla Rai, giustamente poco pubblicizzata dalla stessa concessionaria, non solo sono classificati in base ad una scala di valutazione 1-10, anziché 1-100, che dà luogo ad inconvenienti, individuati in studi disponibili nella letteratura specifica, ma non si fondano su alcuno deilivelli di indicatori generatori di qualità, indicati a suo tempo dal Comitato Scientifico.

1° livello - Si riferisce ai valori primari che devono far parte di una riconoscibilità dell’offerta della Rai, anche indipendentemente dalla relazione con lo spettatore. Sono quelli che maggiormente declinano la qualità nel senso del valore pubblico che i programmi devono essere in grado di generare. Le dimensioni guida possono essere riassunte così:

a) valori istituzionali: ad esempio valori identitari, pluralismo, democrazia;

b) valori di etica sociale: solidarismo, comprensione, onestà, trasparenza, equilibrio;

c) valori fondativi del contratto di valore pubblico: ad esempio rispetto, affidabilità, capacità di innovazione, capacità di lettura dei problemi e dei cambiamenti;

d) valori culturali: ad esempio comprensione di problemi sociali, arricchimento delle conoscenze del pubblico, incentivo a saperne di più, a discuterne con altri;

e) valori di servizio: ad esempio continuità d’informazione su ciò che riguarda la sicurezza e la mobilità dei cittadini;

f) valori in negativo in quanto assenza di disvalori: ad esempio non volgarità, non violenza, non falsificazione della realtà.


2° livello - Si riferisce al campo della relazione: allo scambio tra qualità percepita e qualità attesa dal pubblico, al vissuto/giudizio sul programma intorno alla dimensione fondante del gradimento. Le due macrodimensioni che definiscono questo scambio hanno a che fare con:

a) il valore attribuito al programma in quanto tale;

b) il valore percepito in quanto soddisfazione soggettiva.

La scomposizione per fattori riguarda ad esempio:

a) mi diverte;

b) mi sorprende;

c) mi rilassa;

d) mi fa compagnia;

e) mi coinvolge;

f) mi emoziona.

In negativo:

a) non mi dà ansia;

b) non mi infastidisce;

c) non è volgare.


3° livello - Si riferisce al campo della comparazione/confronto che definisce il peso dalla qualità relativa. Il confronto riguarda:

a) programmi specifici a confronto, scelti per omogeneità di macrogenere;

b) programmi specifici a confronto, disomogenei nel genere ma collocati nella medesima fascia.

 

4° livello - Si riferisce alle dimensioni che “attraversano” (e si combinano con…) i tre livelli precedenti e approfondiscono le diverse specifiche applicazioni. Riguardano le categorie:

a) del personaggio

b) del palinsesto

c) del valore pubblico

d) dell’estetica in senso lato

Il valore di qualità di un programma è, poi, determinato anche dal rapporto con il non pubblico o il pubblico parziale.

Questo diviene rilevante sotto almeno due dimensioni:

a) il pubblico che, avendo selezionato il programma non lo segue fino al termine;

b) il pubblico che non seleziona più il programma.

Le due relazioni vanno definite in termini di motivazioni secondo almeno due dimensioni, che corrispondono rispettivamente a:

1)     non mi piaceva;

2) c’erano programmi migliori

Nulla di tutto questo viene preso in considerazione dal mini-qualitel Rai ed allora è lecito domandarsi se sia opportuno spendere i soldi dei cittadini per realizzare rilevazioni pseudo-qualitative di nessuna o scarsa utilità ai fini del miglioramento della qualità dell’offerta complessiva della concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo.

 

 

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Inserito il:13/02/2015 09:55:22
Ultimo aggiornamento:03/03/2015 20:13:56
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