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Aggiornato al 19/02/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

 

A Vanvera (19) (Speciale economia)

di Massimo Biondi

 

Economia globale

Bayer e Monsanto insieme: sono il più grande gruppo industriale dell’agroalimentare del mondo, dall’aspirina ai fertilizzanti, dalla Citrosodina all’OGM.

Bayer pagherà 66 miliardi e Monsanto sarà sua. In attesa degli OK dei regolatori anti-trust di mezzo mondo si può notare che questo genere di operazioni coinvolge i Paesi, i governi, la politica economica, la politica estera, la diplomazia. Richiede il funzionamento di quell’insieme coordinato di risorse attività e intenti che molti chiamano sistema-Paese.

Da noi l’evento è stato generalmente confinato nelle pagine economiche, come operazione finanziaria. Queste cose sono lontanissime dal dibattito italiano, che verte principalmente -politichetta a parte - sul no OGM, sulla biodiversità, sul kilometro zero, sullo slow food. Tutte cose interessanti, perbacco, di valore, ma è bene rendersi conto che a chi pensa il futuro possiamo apparire come quelle vecchine negli anni ’60 che “da che hanno tirato su lo Sputnik qui del tempo non si capisce più niente. Anche le galline fanno meno uova”.

 

Economia locale

Il debito pubblico a luglio sale a 2.252 miliardi, in aumento di 3,4 rispetto al mese precedente. Nei primi sette mesi del 2016 è aumentato di oltre 80. Tra terremoto, scuole, flessibilità e referendum ho l’impressione che nei prossimi mesi continuerà a crescere.

Abbiamo bisogno di soldi ma purtroppo contemporaneamente si viene a sapere che non c’è speranza di recuperarli dal Vaticano. Il Tribunale dell’Unione Europea non ha considerato aiuto di Stato l’esonero dal pagamento dell’ICI dal 2008 al 2012. No money.

Una modesta prospettiva di mettere le mani su qualche euro ci viene offerta dalla Corte dei Conti, che accusa Morgan Stanley di avere costretto lo Stato italiano a chiudere anticipatamente contratti in essere tra dicembre 2011 e gennaio 2012 (piena turbolenza finanziaria, spread alle stelle, Berlusconi alle stalle, Monti al timone e alla cassa, infatti ha pagato subito).

La costrizione – costata tre miliardi allo Stato – poggiava su una clausola contenuta in quei contratti che secondo la Corte era incompatibile con gli obiettivi di gestione del debito pubblico, dunque non avrebbe dovuto essere accettata. Ma qualcuno ha firmato. Tra questi Domenico Siniscalco, che dopo l’incarico di direttore generale del Tesoro ne ha assunto uno in un’organizzazione privata internazionale. Morgan Stanley.
La Corte dei Conti ha inoltre trovato contratti a contenuto speculativo e perciò come tali vietati all’investitore pubblico. Firmati anche quelli. Un esito, per esempio: c’è chi a fronte di un esborso di 47 milioni ha incassato 1,3 miliardi. Morgan Stanley.  
La Corte dei Conti ha chiesto i danni. Vediamo che ne esce. Come soldi ho poche aspettative, può darsi però che emergano con chiarezza i nomi di persone sulle quali poter dibattere: più idioti o disonesti?

 

Economia asfittica

Aumentare il valore assoluto del debito pubblico non sarebbe un dramma se aumentasse anche il PIL. Il problema è che per quanto ci si agiti l’economia è fiacca, praticamente ferma. Non c’è crescita.

Già detto che va male in tutta Europa, ma in Italia va peggio della media europea per i difetti cronici, conosciuti ma mai rimossi.

Si può aggiungere che un fattore di malandare, in era di globalizzazione, è anche la dimensione mediamente piccola delle nostre imprese. Nessuna in Italia potrebbe sognare un’operazione tipo Bayer-Monsanto. Inimmaginabile.

Nel mondo le imprese diventano sempre più grandi e potenti: fondendosi generalmente ottimizzano; migliorano l’efficienza economica; hanno più influenza politica, anche sui governi e perciò sulle regolamentazioni; possono assumere sul mercato posizioni fortissime che trovano un limite, quando lo trovano, non più nei concorrenti ma solo nei governi, se si configura l’abuso di posizione dominante. Elemento questo sempre assai complicato da dimostrare e che comunque richiede processi lunghi durante i quali il dominante ha tutto il tempo di consolidarsi, anche facendo fuori i competitori.

Bello o brutto, questo è parte del gioco e da questi giochi l’Italia è fuori. Sono fuori le sue aziende, troppo piccole rispetto ai colossi mondiali, e sono fuori il suo governo e gli enti di controllo del mercato, che possono avere voce solo in quanto membri dell’Unione Europea.

E’ bene precisarlo, perché si è anche sentito in questi giorni che se non fossimo nell’UE delle operazioni alla Bayer-Monsanto potremmo infischiarcene e potremmo più agevolmente proteggere i nostri agricoltori, i nostri semi, il made in Italy.

Autarchia, in altre parole. Ai margini del mondo.

 

Economia severa

Noi abbiamo il piccolo MontePaschi che preoccupa, ma la grande Germania ha la grande Deutsche Bank. La stangata attesa dagli Stati Uniti è arrivata: 14 miliardi di dollari.

Secondo il governo USA la banca ha ingannato gli investitori, minimizzando o nascondendo i rischi sui titoli che piazzava sul mercato. E ciò deve essere vero se la Deutsche Bank stessa aveva provveduto a stanziare 6 miliardi di dollari per far fronte a questo contenzioso. Invece ne sono stati chiesti 14.

Ora si discuterà, naturalmente; c’è già chi somma a questa di Deutsche Bank la faccenda dei motori Volkswagen e accusa gli Stati Uniti di un deliberato attacco economico alla Germania.

Grandi battaglie. Nel frattempo sarebbe interessante sapere come si sentono di fronte ad eventi di questa portata varie istituzioni italiane, dal governo in giù, fino alle associazioni di consumatori. Da queste parti nulla di paragonabile.

 

Economia semplificata

Nel nostro piccolo c’è tuttavia chi sa sempre perché l’economia stenta e sa come intervenire per farla crescere bene, solida. Una è Susanna Camusso. Lei la sua ricetta ce l’ha. Sempre quella, da che era bambina: massicce assunzioni dello Stato e investimenti pubblici. Basterebbe questo per far crescere di oltre tre punti il PIL 2017 e di un milione e 300mila gli occupati, ha calcolato.

Occorrerebbero una trentina di miliardi, che però secondo l’illuminata signora sono lì, facili da prendere, nella rendita e nei patrimoni. Basta volerlo. Certo, il fiscal compact andrebbe buttato nel cesso, meglio se in tutta la UE, ma per i dettagli poi si potrà aprire un tavolo.

Ecco, l’ultimo punto è praticabile. Un tavolo. Così qualcuno paziente le potrà parlare di quei 2252 miliardi e potrà raccontarle quante vie di fuga hanno e come si sono comportati finora di fronte a simili prospettive quelli che hanno rendite e patrimoni.

 

Economia e sviluppo

La stanchezza della nostra economia è un po' la stanchezza degli imprenditori. Negli Stati Uniti quasi il 9% delle imprese che hanno dipendenti e pagano imposte sono nate negli ultimi due anni (dato di una ricerca Forbes). Anche da noi ci sono startup, per fortuna, ma generalmente non hanno dipendenti e non pagano imposte.

Ci sono in giro un sacco di soldi che rendono pochissimo, ma ciò nonostante le iniziative imprenditoriali in Italia latitano.

Un po' c’è che qui siamo bombardati dal racconto in stereofonia delle cose che vanno male: le tasse, il governo, i giovani, la burocrazia, le università, i sindacati, i cinesi, il terrorismo, l’immigrazione e via lamentando. Più il referendum che chissà poi che succede.

In quasi tutto c’è del vero, ma non tutto è vero. Però con questi cori lamentosi nelle orecchie, con il “chi te lo fa fare” al primo accenno di iniziativa, anche chi avrebbe mezza idea la mette da parte e va a svernare in Paesi caldi, magari ricettivi anche sul piano finanziario.

C’è poca voglia di intraprendere, ma ci sono anche poche idee.

Eppure c’è stato chi le idee le ha avute, le ha sviluppate, ha creato lavoro. Nomi che sono nella storia e che richiamano al solo sentirli pronunciare importanti iniziative imprenditoriali. In rigoroso ordine alfabetico, senza citare i contemporanei, le grandi dinastie che hanno iniziato nell’800 e quelli che non mi sono ricordato: Agusta; Alemagna; Barilla; Bassetti; Benetton; Borghi (IGNIS); Borletti (macchine da cucire ma anche la Rinascente); Breda; Campari; Costa; Falck; Ferrero; Marelli; Merloni (Ariston-Indesit); Mondadori; Motta; Olivetti; Pirelli; Rizzoli. Tutti attivi nel secolo scorso; tutti hanno lasciato iniziative con un futuro che in genere è ancora presente. Eppure anche loro avrebbero avuto motivi di preoccupazione: le guerre, il socialismo, i sindacati, il fascismo, la Repubblica, il comunismo, la guerra fredda, il centrosinistra, il ’68.

Ma quelli erano imprenditori che avevano idee e voglia, si muovevano. Certo qualcuno dalla guerra ha avuto benefici, o dal fascismo, ma quella era comunque l’Italia che tirava e che ha posto le basi per il miracolo economico. Poi sono venuti altri imprenditori, che spesso non hanno dato alle aziende il loro cognome ma ancora oggi primeggiano; poi la moda, il design. Iniziative, posti di lavoro, formazione sul campo. E soldi, per tutti.

Quand’è che si sono abbassate le luci? Si sono tirati i remi in barca? Sono aumentati i lamenti e diminuite le iniziative?

Cosa si può fare per ricostruire, prima di tutto, uno spirito?

 

Pensierino

Gli imprenditori sono persone che prendono l’acqua gelata che viene buttata sulle loro idee, la scaldano con l’entusiasmo, ne fanno vapore e si spingono avanti.
(Harvey B. Mackay)

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Inserito il:17/09/2016 17:49:32
Ultimo aggiornamento:17/09/2016 17:56:33
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