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Aggiornato al 19/09/2018

Social Media Overload, oil painting on canvas

 

A tutto marketing.

 

I primi social network e in particolare Facebook erano fondamentalmente utilizzati dai frequentatori per ricercare vecchi compagni di scuola, vecchie amicizie, persone incontrate in una serata gradevole, compagni di lavoro, amici emigrati. Una grande operazione nostalgia, il piacere di ricordare, di rivivere certe emozioni e certi sentimenti antichi. Naturalmente si sono ritrovati vecchi amori, le amiche dei vecchi amori, quelli che potevano essere amori e che non lo sono stati, gli amori che hanno fatto altre scelte e si sono pentiti, gli amori che si volevano e che non ci sono mai stati, gli amori rifiutati e quelli abbandonati.

Si sono fatte nuove amicizie, maschili e femminili, si sono trovate persone mai viste cui si sono raccontati episodi della propria vita, si sono confessate cose personali, anche intime, relazioni, speranze, crucci, situazioni ingarbugliate. Si sono chiesti e dati consigli. La conoscenza esclusivamente virtuale insomma è stata una grande scoperta umana, ha avuto il merito di creare piano piano un mondo parallelo a quello reale che è servito a molti per combattere la solitudine, per riacquistare fiducia in se stessi, per modificare paure ed incertezze.

Le fasi della nostalgia e della lotta alla solitudine, l’abitudine a vivere una realtà virtuale quasi come quella reale, la voglia di conoscenza, il piacere di entrare subito in confidenza con persone e cose, l’euforia di essere accettati come amici di personaggi famosi in vari campi, personaggi che mai si sono visti e che mai potranno essere conosciuti nella realtà, tutto questo esiste ancora ma è passato, è marginale, non è più la cosa più importante che oggi rappresentano i social.

Ormai la destinazione di questi strumenti è il marketing, ormai i social sono macchine mostruose per vendere, per tentare di vendere, per comunicare, invitare, informare, spingere. A tutto marketing insomma.

Una grande quantità di aziende direttamente o attraverso nomi di comodo od attraverso persone reali all’uopo ingaggiate sono presenti per far vedere e proporre automobili, scarpe, case e biancheria intima. Poi ci sono gli alberghi e i ristoranti, le agenzie di viaggio, le compagnie aeree, le ferrovie e le agenzie turistiche ufficiali dei vari paesi interessati a promuovere. Ed ancora i libri, i giornali, le pubblicazioni on line o cartacee, la tecnologia, i corsi di formazione, le università (anche e da poco), gli spettacoli. Infine il grande mare della politica, i partiti, le correnti con i loro slogan, i loro candidati, le riunioni, le convocazioni, le adunate, i cortei, le proteste.

Ma non solo le aziende. Tante persone hanno voglia di presentarsi, di esibirsi, di proporre la loro immagine, la loro storia, il loro pensiero, la loro famiglia, i figli, i nipoti, i viaggi fatti, mostrare la casa e l’albergo dove vanno, i vestiti e le scarpe, gli amici e le bevute, la musica, gli spettacoli amati. Anche tutto questo è vendere, la voglia di vendere se stessi e la propria vita, perché se qualcuno compra, cioè vede, dimostra interesse, mette mi piace, interloquisce, vuol dire che la mia vita, quello che faccio ha un valore. E poi il piacere di far sapere chi si è e cosa si fa e con chi si fa, significa parlare a se stessi, dire a se stessi che si è vivi e che si suscita interesse e quindi si è nella vita.

Ma vendere non è facile, spesso le aziende sbagliano così come i partiti politici perché pubblicano le loro locandine, i loro manifesti, la loro pubblicità magari con ripetitività, con insistenza pensando così di imporre il prodotto, il servizio, la scelta. Ma, evidentemente, questo modo di tentare di vendere non può avere successo, non serve farlo su internet e su un social in particolare. Allo stesso modo da parte di singole persone la esposizione eccessiva può essere inutile e, in qualche caso, controproducente.

L’approccio deve essere personalizzato, amichevole anche se si sa di parlare o di essere letti da tante persone, il percorso con il quale, alla fine, proporre la vendita di qualche cosa o di se stessi deve essere lungo e studiato e passare attraverso varie fasi che servono a creare ambiente favorevole, fiducia, predisposizione, curiosità e infine il bisogno di avere quello che si vuole dare. Si chiama, lo chiamano marketing intimistico ed è la nuova frontiera del marketing, con le sue regole, i suoi ritmi, la sua metodologia. Tentare di avventurarsi nei suoi misteri senza precauzioni è pericoloso, pensare di utilizzarlo senza conoscerlo può portare a clamorosi flop.

Il marketing intimistico è la dimostrazione della importanza del marketing nella vita di tutti nella attuale società e dimostra che ormai i successi dovuti solo alla fortuna sono sempre più ridotti e che invece si devono per lo più alla volontà e soprattutto allo studio dei comportamenti in relazione a quello che si vuole ottenere. Forse il futuro ci chiede maggiore ipocrisia direbbe qualcuno, maggiore adattamento alla realtà direbbero altri. La sfida può cominciare.

 

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Inserito il:06/04/2016 23:47:08
Ultimo aggiornamento:06/04/2016 23:52:00
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