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Aggiornato al 14/10/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Pietro Longhi – Ritratto di famiglia - 1752

La Poltrona.

O come vi sta comodo, l'uomo che vi si adagia.
Giovanni Pascoli


Chiacchierare, leggere, fare un sonnellino, guardare la televisione, e anche non fare nulla o sognare, lavorare a maglia, sorseggiare un tè o un caffè. Non potrei rinunciare alla Poltrona, elemento d'arredo dispensatrice di comfort. Sedersi in Poltrona è un piccolo rito, è l'unico arredo su cui ci è permesso oziare intelligentemente.

Bertrand Russel in un saggio "In favore dell'ozio", scrive: "... bisogna ammettere che il saggio uso dell'ozio è un prodotto della civiltà e dell'educazione".  Questa affermazione contraddice la frase fatta, che fin dall'infanzia ci sentiamo ripetere, che l'ozio è il padre di tutti i vizi. Liberiamocene, se non altro perché è piuttosto improbabile che si possa fare cultura correndo, sciando o, che so, stirando. E' più credibile che ci si dedichi all'arricchimento spirituale sprofondati in poltrona, cosa che, agli intransigenti e ai poveri di spirito può essere confusa con l'ozio.

Si deve riconoscere che c'è ozio e ozio. Esiste quello inutile, chiamato accidia, ed esiste quello intelligente e produttivo. Io opterei per il secondo: non vedo valide alternative allo stare comodamente seduti in Poltrona. C'è chi si siede e basta, c'è chi si siede pregustando i messaggi che la Poltrona può trasmettere. Per esempio, ci sollecita l'immaginazione e l'inventiva, non solo il rilassamento fisico. Ci sono cose che riescono meglio seduti e rilassati in Poltrona. In questo periodo post Natale, lo stare sprofondati diventa piacevolissimo: meglio vicino ad un fuoco, o con delle candele accese, leggendo o ascoltando musica, conversando con gli amici, con a portata di mano una fumante tisana.

Ho constatato che la Poltrona sviluppa il suo fascino nelle ore che vanno dal tramonto in poi;  con l'attenuarsi della luce si compie la magia fatta di tante piccole adorabili sensazioni. Sera e Poltrona, oscurità e tregua. E' un invito a conciliare la posizione eretta e quella sdraiata, una posizione intermedia che allevia le fatiche quotidiane prima, e graduale invito al riposo della notte poi.

Se intelligentemente usata, è difficile che la Poltrona ci porti verso cattivi pensieri, irritazione o nervosismo. Nei romanzi il nervoso si agita sulla sedia, difficilmente in una comoda Poltrona, anche perché sedersi sul suo fondo è cosa piacevole e facile, alzarsi invece presuppone un certo sforzo dell'inquieto protagonista. La Poltrona vuole che chi la usa sia calmo e contento. Sedervisi concilia il sonno, e si accoppia con le cose buone della vita. Insomma, è un mobile dal buon carattere. Non sprizzano forse di allegria e simpatia i personaggi ritratti nei quadri di Pietro Longhi? Intenti in placide conversazioni, sorbendo tè o cioccolata? Celebrano la settecentesca joie de vivre, seduti in Poltrona. E gli Impressionisti? Dipingono poltroncine in giunco o vimini su terrazze piene di vento e di luce. I Macchiaioli sotto pergolati delle case di campagna.

E che dire degli scrittori? Alberto Savinio, per citarne uno, nei suoi racconti ci descrive affascinanti Poltrone, allusive, antropomorfe, curiose, perché rappresentano i personaggi che vi si sedettero.

C'è la Poltrona "…altera e stretta alla vita come una dama col busto, ai piedi della quale, simile a un bambino ai piedi della madre, sta lo sgabellino dello zio".


Inserito il:31/12/2014 16:13:07
Ultimo aggiornamento:11/01/2015 00:23:27
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