Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze.
Per saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni dei cookie clicca su Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK, ho capito]
Aggiornato al 20/09/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Giorgio de Chirico (Volo, Grecia, 1888 – Roma, 1978) – Il ritorno di Ulisse (1968)

 

La vittoria di Ulisse ...

di Asteria Bramati

 

Saper raggiungere i propri obiettivi, indipendentemente dal fatto che si tratti di traguardi più o meno ambiziosi, dipende da molti fattori. Se si volesse fare un paragone con la costruzione di una casa bisognerebbe dire, che ci vogliono “diversi mattoni” (il carattere, la famiglia di provenienza, il patrimonio genetico, la fortuna) per poterla costruire bene.

Un primo dato: il fattore genetico. Uno studio condotto dal King' s College di Londra su un gruppo di seimila gemelli (Twins Early Devepolment Study) ha dimostrato che il Dna influenza per il 50 % i risultati ottenuti all'università. Gli scienziati che hanno condotto l'indagine precisano che non si sa quali siano “ i geni del successo”; probabilmente essi sono legati (in parte) da come è costruito il nostro cervello: dato che gli individui con una buona riuscita nella vita hanno connessioni cerebrali tre volte più numerose rispetto alle altre persone. Quest'ultimo elemento é confermato da uno studio americano, lo Human Connection Project: dalle risonanze magnetiche di questo tipo di individui é emerso che le regioni cerebrali associate alla memoria, immaginazione, socievolezza e al ragionamento “parlano molto di più tra di loro”.

Ma se il dato genetico è incontrovertibile, gli scienziati ci dicono come vi sono altri fattori che possono incidere sul comportamento delle persone portandoli più facilmente a conseguire dei buoni risultati rispetto agli altri. Un lungo studio condotto dall'università del Michigan su circa 6200 bimbi (l'Early Childhood Longitudinal Study) ha dimostrato che l'essere curiosi serve ad annullare lo svantaggio di essere nati per esempio in una famiglia disagiata, portando ad ottenere ottimi risultati a scuola. Anche avere delle buone relazioni con gli altri costituisce un elemento cruciale, in quanto chi sta bene con i propri pari non viene messo ai margini, diventa più adattabile alle diverse circostanze che l'ambiente, non solo scolastico, presenta e riesce ad accedere a più risorse ed alle informazioni che gli altri ci trasmettono.

Ma, anche, avere un buon controllo di sé si rivela essere determinante per raggiungere i propri obiettivi. Oggi i giovani, distratti dai dispositivi elettronici, spesso, non sanno come gestire le loro scelte, condizionati dalle mode o dagli stili di vita che trovano nei social. Un libro che analizza questa problematica é Benessere digitale (2019)[1], scritto da Marco Fasoli, in cui vengono illustrate alcune tecniche che si possono insegnare ai ragazzi per non farsi influenzare dai new-media. Una prima tipologia di strategie che può essere impiegata è quella meta-cognitiva dell'autocontrollo. Quest'ultimo è fondamentale per arrivare al successo come dimostra un famoso esperimento condotto negli anni Settanta da Walter Mischel della Stanford University su un campione di bambini tra i quattro e sei anni. Uno alla volta, i bambini venivano fatti sedere a un tavolo con lo sperimentatore, con cui giocavano per un breve periodo di tempo iniziale. Terminata la prima fase del gioco, veniva posizionata sopra il tavolo una grande caramella gommosa (il famoso marshmallow) appena prima che il ricercatore uscisse dalla stanza. A ciascun bambino veniva quindi detto che, se fosse riuscito a resistere per cinque minuti senza mangiarla, gli sarebbe stata data anche una seconda caramella. Se, invece, avessero ceduto alla tentazione, avrebbero perso l'occasione di ottenere anche il secondo dolcetto. I primi risultati interessanti che l'equipe registrò riguardavano proprio ciò che discriminava i bambini che superavano il test da quelli che lo fallivano. Oltre la metà (come era prevedibile i bambini più grandi avevano in media più successo), una delle determinanti riguardava la capacità di distrarsi impiegando strategie come il guardarsi attorno, il canticchiare sottovoce, o l'impegnarsi in un altro compito come inventarsi una storia. Chi non utilizzava queste tecniche e restava focalizzato sulla caramella aveva più probabilità di fallire il test e di perdere la seconda caramella..

Un 'altra tipologia di soluzioni metacognitive, di natura più vincolante, si basa sul cd. “controllo strategico delle situazioni” (in termini tecnici pre-commitment). Il classico esempio che viene usato per spiegare questa strategia é quello di Ulisse, che consapevole della sua incapacità di resistere al canto delle sirene, decide di farsi legare all'albero maestro della nave. Per capire l'importanza che queste tipo di strategie metacognitive ha nelle nostre vite, soprattutto quelle dei più giovani, é interessante soffermarsi su ciò che avvenne diversi anni dopo il test del marshmallow. Ricontattate le famiglie dei bambini, ormai diventati adulti, gli studiosi individuarono una correlazione tra la capacità di resistere alla caramella e i diversi indicatori di successo personale e inserimento sociale: i bimbi che si erano dimostrati capaci di resistere risultavano essere meno aggressivi, più socievoli e avevano risultati scolastici migliori rispetto a chi di loro aveva fallito il test. Considerati questi risultati, il bombardamento di stimoli digitali a cui sono esposti i giovani fa riflettere come sia essenziale far loro imparare a gestire le proprie azioni e posticipare i bisogni tramite strategie cognitive, portandoli a sviluppare abilità di consumo digitale efficaci. Tra queste tecniche, sono decisive: le strategie attenzionali, le buone abitudini, i vincoli autoimposti di controllo e soprattutto l' auto-consapevolezza. L'educazione alla consapevolezza si è rilevata essere uno strumento efficace per la riduzione dello stress, il miglioramento scolastico, e la promozione del benessere emotivo e sociale degli studenti[2]. Essa va insegnata a scuola.

 

[1] Marco Fasoli, Benessere Digitale, ed. Il Mulino, 2019

[2] Antonio Calvani, Laura Menichetti, Giovanni Bonaiuti, Giuliano Vivanet, Le tecnologie educative, ed. Carocci, 2017

 

 

Inserito il:09/07/2020 22:52:29
Ultimo aggiornamento:09/07/2020 23:06:42
Condividi su
ARCHIVIO ARTICOLI
nel futuro, archivio
Torna alla home
nel futuro, web magazine di informazione e cultura
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)
Questo sito utilizza cookies.
Cookie policy | Privacy policy

Associazione Culturale Nel Futuro – Corso Brianza 10/B – 22066 Mariano Comense CO – C.F. 90037120137

yost.technology