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Aggiornato al 15/06/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Tom Mostyn (1864-1930) - Gather Ye Rosebuds While Ye May - 1899 - Olio su tela

 

“Educazione” alla femminilità

di Marialuisa Bordoli Tittarelli

 

I racconti o le descrizioni delle violenze sulle donne quasi sempre mi fanno apparire i due infelici protagonisti come due malati da curare: la vittima e il carnefice. Spesso mi sembrano chiari casi da psicanalisi, dove entrambi sono prigionieri di un comportamento coatto terribile e dannoso che li porta alla distruzione.

Questi casi furiosi sono, secondo me, accadimenti lampanti da psicoterapeuta, anche se suscitano rabbia e indignazione contro l’uomo brutale. La sottomissione inerme alla violenza fisica e verbale, la quasi quotidiana accettazione del dolore, la disperazione ormai assimilata al punto da non riconoscerla quasi più, sono un bagaglio impossibile da comprendere per le persone “sane” che non conoscono questi incubi.

Si stenta a credere che donne apparentemente normali, intelligenti, colte possano vivere incatenate a simili brutalità. Eppure accade, quotidianamente, su tutto il pianeta.

Penso che solo una terapia medica, seria e profonda, possa portare una reale trasformazione fino alla guarigione di entrambi i protagonisti del dramma. Insisto sul fatto che anche “ il violento” debba essere considerato “ammalato”.

Forse mi sbaglio, ma non credo che un comportamento così aggressivo sia vissuto anche dalla parte attiva senza danni e senza malesseri e dolore.

Al di fuori dei fatti clamorosamente palesi di sopraffazione, io vorrei mettere l’accento su una forma di violenza meno evidente, ma non per questo meno dannosa, dolorosa e distruttiva.

E’ una forma nascosta, mascherata da comportamenti eccellenti, civilissimi, approvati socialmente che mina in profondità la stima e la fiducia di sé delle donne. E’ una vecchia antica storia, prima sussurrata, poi raccontata e scritta da molte donne. E’ così difficile da dire senza essere fraintese, rimbeccate, sopraffatte, messe a tacere.

E non solo dagli uomini, anche dalle donne. Da quelle più deboli e spaventate che si sono talmente riconosciute nei tracciati che la società ha scavato per loro che ormai si sentirebbero perdute, inesistenti, se ne uscissero.

E’ la vecchia storia dei ruoli, dei comportamenti, delle aspettative, del codice “naturale” che dice come una donna deve o non deve essere.

E’ l’assioma assoluto che spiega come non deve tradire la sua femminilità senza spiegare chiaramente che cosa è questa femminilità, ma facendo chiaramente capire che è naturalmente insita negli individui di sesso femminile e che coltivarla ed esprimerla è un merito, un dovere e un auspicabile punto di arrivo per tutte.

Ma che cos’ è questa femminilità? Una romantica forma di delicatezza?…. di “signorile” fragilità?…. di garbo composto? … di classe?... di dedizione? ……di comprensione?…. di bontà?.... di smisurato  sacro senso materno?

Finalmente oggi si può dire che la femminilità è frutto di costruzioni sociali, esattamente come la mascolinità. Insomma si viene “educate “ alla femminilità: una sottile forma di violenza che può far sentire sbagliate, inferiori o colpevoli coloro che deludono o rifiutano questi insegnamenti. Superficialmente molto è cambiato dalla donna degli anni cinquanta.

Cambiato il vestito, la pettinatura, le scarpe: ora porta i pantaloni con naturalezza, come se li avesse sempre indossati, (a quei tempi erano tabù!?), guida ogni genere di vetture,  compresi gli aeroplani, vola nello spazio, può praticamente fare qualsiasi mestiere; si sa viene retribuita in modo inferiore, ma  deve avere pazienza….. insomma che cosa vuole di più….

In realtà nel profondo non sono così cambiate le cose.

Bisognerebbe che l’altra parte del cielo, quella che ancora comanda, fosse davvero capace di guardarsi dentro e si interrogasse sinceramente su come vede l’altra metà. Questo vale anche per i più fortunati, gli uomini colti, intelligenti, istruiti, gentili e cortesi, che mai hanno picchiato o picchierebbero una donna…. neppure con un fiore.

E non sono certo la maggioranza di quelli che popolano il pianeta.

Ebbene anche tra questi eletti non so quanti davvero hanno un reale comportamento di non violenza occulta. Quanti cioè sono davvero liberi da aspettative o costruzioni sull’idea della donna e di come dovrebbe essere una vera donna. Quanti sono davvero convinti che essa sia l’altra metà perduta del sé, quella che Zeus invidioso tagliò via, condannandoci all’eterna ricerca?

Una metà uguale, quindi fatta della stessa sostanza e con gli stessi desideri e le stesse necessità. La donna quindi non ha compiti specifici se non quelli che si sceglie, compreso quello di diventare madre. Non è la costola di Adamo, né il riposo del guerriero, né la consolazione dell’afflitto, né l’infermiera ideale, né la serva perfetta….

La donna è solo una Persona.

Tuttavia solo una corretta, libera, giusta educazione – soprattutto sentimentale – può permetterle di vivere, sana e sicura di sé, facendo sì che non essendoci più vittime non ci siano più carnefici.

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Inserito il:02/12/2016 16:23:02
Ultimo aggiornamento:02/12/2016 16:37:25
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