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Aggiornato al 09/12/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Batel Yehezkel (from Irvine, CA - United States) - Women at the Kotel

 

Al Muro del Pianto, ebree in preghiera assalite da ebrei

di Vincenzo Rampolla

 

A Gerusalemme, davanti al Muro del Pianto (Muro per l’ebreo, senza Pianto né altro, Kotel, per una millenaria antonomasia), migliaia di haredim ultra-ortodossi hanno inscenato una protesta contro un gruppo di donne che si batte per l'uguaglianza di genere nella preghiera. Sono le pie militanti dell'Associazione Donne del Muro (Women of Wall), le Donne in breve, che ogni primo giorno del mese del calendario ebraico, pregano raccolte davanti al Kotel e che il 5 novembre 2021, inizio del mese di Kislev, stringevano il rotolo della Torah, per difendere il loro diritto a pregare, né più né meno, come gli uomini. Alle prime ore del mattino, centinaia di haredim, spronati da un deputato e da suoi seguaci, erano sul posto pronti a sbarrare l’accesso e a cacciarle. Insulti, lancio di bottiglie, manganellate e ferite, stessa scena da più di 30 anni e la polizia è intervenuta per bloccare i rissosi. Nel 2013 un haredim, finito in carcere, aveva tentato di dare fuoco a un libro di preghiere delle donne. Tornata la calma hanno accusato i guardiani della spianata di aver usato violenza nei loro confronti. In precedenza il capo dello Stato Isaac Herzog aveva tentato di mediare fra le parti, ottenendo l'impegno di alcuni parlamentari di non partecipare al confronto, per sventare il rischio di maggiori disordini. Parole al vento, sforzo mandato all’aria da politicanti ebrei.

La regola è in vigore dalla riunificazione di Gerusalemme nel 1967 e sotto il controllo del Kotel affidato al rabbinato ortodosso che esige la rigorosa applicazione del testi sacri: le donne vengano a pregare davanti al luogo santo, nello spazio a loro riservato, ma mentre leggono la Torah, niente capo coperto con la kippah, niente tallit, scialle rituale di preghiera, e niente tefillin, astucci contenenti versi sacri, con nastri avvolti intorno al braccio e alla nuca.  

Nel 1988 le donne ebree della corrente riformata, in occasione della prima Conferenza Femminista Ebraica Internazionale si erano sollevate contro la tradizione e hanno creato il movimento che si batte per il riconoscimento delle preghiere non ortodosse, per una corrente più progressista del giudaismo e soprattutto per l'uguaglianza di genere nella religione ebraica.

Nel 1997, quando gli scontri e le violenze presso il Kotel raggiunsero l’apice, le militanti si rivolsero alla Corte di Giustizia israeliana iniziando una lunga battaglia legale. In un primo momento, con una sentenza del 2002, la Corte stabilì che le donne potevano pregare in gruppo e leggere la Torah nella sezione femminile del Kotel, ma la decisione venne emendata dopo la dura reazione degli haredim. Questi avevano infatti proposto un disegno di legge per punire le donne non rispettose con una pena fino a 7 anni di carcere. I divieti, prima regolamentati dalla tradizione, vennero quindi stabiliti per legge con una nuova sentenza della Corte. Fu così che nel 2003, per ragioni di ordine pubblico, la Corte stabilì che alle donne fosse proibito leggere la Torah e vestire gli indumenti di preghiera tradizionali nell’area principale del Kotel.

Dopo una decina d’anni passati a indugiare, rinviare, titubare, tergiversare, la questione è stata finalmente rispolverata dal Premier Netanyahu che, per trovare una soluzione nel dicembre del 2012 si rivolge all’Agenzia ebraica. Questa dichiara: Il Primo Ministro pensa che il Muro debba essere un sito che esprima l’unità del popolo ebraico.

Nasce un grande progetto, con una nuova area dedicata alle donne che volevano pregare come gli uomini, ma è accolto con perplessità dalle stesse Donne: C’é il rischio che passino altri 10 anni per l’opposizione di archeologi e musulmani. Stiamo parlando di intervenire nel sito religioso più delicato e spinoso al mondo. Dovremo continuare a farci bastonare e arrestare fino ad allora?

A gennaio 2016, 34 anni dopo, le Donne la spuntano: il Governo approva un piano in loro favore: stanziamento di $10 M e area ove uomini e donne potranno pregare insieme.
Grande novità è che la nuova spianata, di circa 900 m², non sarà controllata dagli ortodossi, che finora hanno tenuto il monopolio, ma sarà amministrata da rappresentanti dell’ala conservatrice e progressista, riuniti in una Commissione con Delegati del Governo, le Donne e la Fondazione che gestirà il luogo sacro e assicura che il Kotel sarà aperto e accessibile ad ogni ebreo che vuole pregare secondo la sua identità e il suo credo. La vecchia e la nuova zona di preghiera non saranno tuttavia comunicanti tra di loro.
Passo rivoluzionario e scelta dettata anche dal rischio di evitare attriti con le correnti ebraiche Usa. A gennaio 2017 quella vittoria delle Donne non era servita a nulla. Nei 12 mesi trascorsi l’accordo non ha trovato alcuna attuazione, soprattutto per le pressioni dei partiti ultra ortodossi, espressione della visione più radicale dell’ebraismo. Su questo tema non indietreggiano. E non è solo questione di spazi: alle donne è vietato toccare i testi sacri presenti al Kotel, così come è fatto loro divieto di utilizzare i tradizionali scialli di preghiera, o peggio ancora di guidare una preghiera.            

Al limite della tolleranza, entra in gioco la Corte Suprema d’Israele che dà un mese di tempo al Governo e alle Autorità religiose per giustificare il ritardo nell’applicazione dell’accordo. Secondo l’istanza della Corte: Anche un ulteriore spazio misto, che attende sempre di vedere la luce nella zona sud del Muro, non costituirebbe un'alternativa paragonabile alla spianata tradizionale, in quanto non garantirebbe l’accesso totale al Muro.
La battaglia delle attiviste, condotta con grande perseveranza e determinazione, scatena comunque ogni mese regolari scontri fra i tutori dello status quo e le attiviste. Al Governo, tormentato da perenni crisi politiche, le forze conservatrici sono uscite ridimensionate dall’ennesima tornata elettorale, ma conservano un forte peso nelle istituzioni chiave dello Stato israeliano, garantendo un fondamentale sostegno al Governo Netanyahu. Che paga la loro fedeltà con moneta falsa.

L’8 marzo 2019, estesi tafferugli si verificano nella spianata antistante il Kotel quando gruppi di ebrei ortodossi hanno attaccato alcune decine di ebree riformate riunitesi per celebrare l'inizio del mese ebraico di Adar e l’anniversario della loro organizzazione. Per la polizia quella delle Donne è stata una provocazione. La leader delle Donne del Kotel ha replicato che la polizia si è rifiutata di garantire loro una protezione.

8 luglio 2019, svolta storica che, in pratica, non riguarda che un pezzo di muro. Il Governo israeliano approva la creazione di una nuova area di preghiera presso il Kotel.

18 luglio 2020, la battaglia per la libertà religiosa in Israele si è chiusa. Il piano del 2017 era stato sospeso a causa di contrasti sorti all’interno dello stesso Governo, nella cui coalizione sedevano partiti ultra-ortodossi. Battaglia senza fine. La lotta delle Donne non si è certo chiusa; in attesa della creazione di un’area adeguata, continuano a riunirsi in preghiera al Kotel e a cercare, con campagne e altre azioni, di ottenere visibilità e consenso nella società civile israeliana.

Donne e uomini, alla fine, convivono… separati da una mekhizà, barriera divisoria a garanzia della osservanza delle regole di rispetto umano e alle Donne è andata la piena libertà di pregare come gli uomini, anche se agli hassidim nessuno mai toglierà dalla testa l’idea che le pubbliche letture della Torah debbano avvenire solo nell’area maschile e che la donna che indossi in pubblico ornamenti  sacri riservati agli uomini o che preghi ad alta voce, sia offensiva, irriverente e punibile.

E per chiudere, due parole sul Kotel.

È l'unica impronta rimasta del Secondo Tempio di Gerusalemme. Completato da Erode il Grande nel 516 a.C., il Tempio 2.000 anni fa era il luogo sacro per il giudaismo e le sue tracce continuano tuttora ad esserlo. Nel 70 d.C. le truppe romane di Tito entrarono a Gerusalemme, distrussero il Tempio e ridussero la città in cenere, eppure Tito avrebbe lasciato in piedi il Kotel per rievocare la vittoria di Roma sulla Giudea e gli ebrei non chiedevano altro, memori della promessa di Dio di salvare una parte del Tempio a simbolo dell’Alleanza con il suo Popolo. Momento chiave nella storia di Gerusalemme, storia, non leggenda né tradizione. E dopo 2.000 anni, il Muro permane simbolo sacro per gli ebrei che da tutto il mondo vi convergono in pellegrinaggio, per pregare l'arrivo del Messia, per invocare il ritorno degli esiliati e per la ricostruzione del Tempio.

Stupisce il lungo recinto tra le due zone di preghiera, separa le donne dagli uomini. Sorprendono le preghiere degli uomini enfatizzate dal canto dei salmi ad alta voce, da gruppi infervorati e da chi ritmicamente, nervosamente ondeggia il capo, quasi a incocciarlo nei blocchi di pietra.

Due zone del Muro conservano copie della Torah per i fedeli e moltissime sedie di plastica che ogni sera vengono riordinate; 5 telecamere consentono a chiunque di vedere i fedeli in preghiera con un semplice click al sito https://makotrav.com/kotel-webcam-jerusalem/. L'accesso alla piazza e al Kotel è consentito a tutti, di ogni religione e razza. Molti si avvicinano al muro e fanno video e scattano foto, vietate di shabbat, giorno sacro per gli ebrei.

Altri scrivono preghiere o desideri su un foglietto di carta, lo piegano e lo infilano nelle fenditure del Kotel, antica usanza ebraica condivisa da pontefici, Capi di Stato e visitatori da tutto il mondo.

Una volta che un pezzo di carta tocca il Kotel, diventa un oggetto sacro e non può essere distrutto. Due volte all'anno, tutti i documenti vengono rimossi e sepolti nel Monte degli Ulivi, il luogo più sacro per gli ebrei. Il Kotel non è composto dai soli 60 m visibili, la lunghezza del muro è di 488 m, coperti dalle case del quartiere musulmano, collegato alla piazza del muro da un tunnel.

Intanto, come dimostrano i tweet di sapore politico, la battaglia delle Donne è tutt'altro che vinta. Invito tutti coloro che credono nel santuario del muro a venire a pregare con noi, affinché Dio proibisca la profanazione di questo luogo santo, ha dichiarato giovedì il leader hassidim del partito sefardita e molti credenti hanno rinfacciato alle Donne: Questo è il nostro muro… voi non siete veri ebrei. Da parte loro le Donne hanno ricevuto un twitter con bambini che strappavano libri di preghiere sulla piazza. Ecco il risultato dell'incitamento diffuso dai leader haredim nei giorni scorsi, lamenta l’Associazione Donne del Muro. Il rabbino del luogo santo, si dice sollevato di sapere che le donne riformate e ortodosse non avrebbero più pregato nello stesso spazio. Un deputato socialdemocratico il 13 ottobre, rivolto agli haredim in Parlamento, ha detto a gran voce: Giorno verrà in cui vedrete le donne pregare al Kotel come le vedete votare oggi.

Quella delle Donne resta una lotta continua e si inserisce in un più ampio bisogno di ammissione e richiamo dell’attenzione alla libertà religiosa in Israele, questione delicatissima, aperta sul cuore dell’identità dell’odierno Stato di Israele. Circostanze storiche e politiche hanno mantenuto finora il dibattito in secondo piano, mentre dalle origini Israele ha cercato di identificarsi come Stato ebraico e democratico, nonché Patria nazionale del popolo ebraico.

Di che ebraismo si parla?

Anat Hoffman, anziana leader delle Donne, a bassa voce confida, mentre inginocchiata a terra, partecipa alla lettura della Torah deposta su un lino: C’é più di un modo d’essere ebrei, ma deve valere per l’uomo e per la donna, parlo dell’ebrea che da oggi si è guadagnata il diritto di pregare.

(consultazione:    haredim – articolo nel futuro  25.06.2020; dirittoconsenso.it – maria savigni; la stampa – leo luzzati; ansa.med – redazione; voce evangelica – portale svizzero di informazione protestante; la repubblica; giulia siviero – il post; wikipedia; incident au mur des lamentations - jérusalem - rapport de novembre 1928; l’observateur – nouvelobs.com; ansamed.telaviv; jerusalem post) )

 

Inserito il:11/11/2021 12:13:57
Ultimo aggiornamento:11/11/2021 12:32:02
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