In questo sito utilizziamo dei cookies per rendere la navigazione più piacevole per i nostri clienti.
Cliccando sul link "Informazioni" qui di fianco, puoi trovare le informazioni per disattivare l' installazione dei cookies,ma in tal caso il sito potrebbe non funzionare correttamente.Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK]
Aggiornato al 18/11/2018
andrea-albonetti-la-vecchiaia.JPEG
Andrea Albonetti (1971 - ) – La vecchiaia

Intorno alla vecchiaia.

I grandi pensatori in tutte le epoche e in tutte le condizioni si sono misurati a riflettere sulla vecchiaia, sul suo valore nel percorso della vita di un uomo, sul modo di viverla e su come talvolta può cambiare il significato di una intera vita. Da Seneca a Norberto Bobbio hanno infatti scritto pagine memorabili in merito.

Intanto quando inizia la vecchiaia? Quando si ha la percezione chiara che è arrivata e che forse vale la pena di pensare a come viverla? Potrà sembrare banale, ma la vecchiaia comincia nel preciso istante in cui su un mezzo pubblico cittadino qualsiasi una persona, uomo o donna che sia, si alza e ti invita a sedere al suo posto. In quel momento si ha la sensazione di essere entrato in un'altra dimensione, un altro paese, un’altra lingua, un altro modo di essere. Si rifiuta naturalmente, magari con un’aria un po’ sdegnata, si ringrazia, ci si guarda in giro per osservare le reazioni delle persone che sono vicine e si raddrizza la schiena in attesa della fermata in cui bisogna scendere. Ma dopo ci si pensa, si riflette, quando si torna in casa lo si racconta con l’aria divertita apparentemente, ma assolutamente consapevole che qualcosa è cambiato e che non si può tornare più indietro.

Ecco la prima considerazione importante nella nostra vita: la vecchiaia non comincia quando ce lo dice un medico o quando noi pensiamo di esserlo per motivi fisici,  perché non riusciamo più a fare cose che facevamo prima, o anche psicologici, mentali perché razionalizziamo, riteniamo che sia arrivata. Comincia quando una persona che non conosci, con cui non hai alcun legame, che non vedrai più, senza alcun interesse e senza che il suo comportamento sia condizionato da uno stato di necessità ti dice o comunque ti fa capire che sei vecchio. Ciò che vuol dire che hai diritto a certi privilegi come appunto avere il posto in tram, ma che non hai più i diritti, le prospettive, le speranze che un uomo normale giovane o maturo può avere in relazione al suo livello intellettuale, alla sua condizione personale e sentimentale, alla sua professione e alle sue esperienze.

Il segreto a questo punto naturalmente è quello di inventarsi una vita, cose che piacciono, anche vecchie, ma che sono scelte come se fossero nuove, avere delle speranze, evitare di entrare a far parte degli ambienti moribundari come li chiamava Luciano Bianciardi nella sua Vita Agra, cioè ambienti dove ci si va o ti ci mettono solo per aspettare di morire. Veramente Bianciardi si riferiva agli ambienti da dove poi si poteva fare  uscire con facilità la cassa da morto senza far intervenire ditte specializzate visto i ristretti ambienti delle case moderne costruite soprattutto dopo la fine della seconda guerra mondiale e destinate ad alloggi popolari. Ed ancora il segreto, non così tanto segreto in definitiva, è di scegliere frequentazioni di persone con interessi, impegnate e non solamente adagiate ad osservare e criticare il passare del tempo e il cambiamento che si produce nelle cose, nelle persone, nel modi vivere. Amare la bellezza e cercare di coltivarla il più possibile in questa fase della vita, cercandola, scoprendola, abbracciandola.

Aiutano anche le nostalgie, le rivisitazioni del proprio percorso, il ripensare ai sentimenti e alle emozioni della propria vita, alle persone che sono state importanti e che ci hanno aiutati a vivere, agli eventi, agli episodi che ci hanno arricchito e a cui siamo legati. Ma ripensare, rivisitare non vuol dire appassire, non vuol dire adagiarsi nelle nebbie tristi del passato, ma vuol dire invece fare tesoro delle proprie idee, dei fatti e delle persone che sono state nel nostro percorso e costruire con loro, su di loro nuovi desideri, nuove voglie di futuro, nuovi amori.

Certamente può succedere di scoprire che la propria vita è stata marchiata da errori e da mancanze consapevoli o inconsapevoli, può succedere di scoprire che persone e fatti non sono quello che si pensava che fossero, può succedere di prendere coscienza di proprie incapacità e di farsene una ragione. Farsene una ragione perché si possono inserire in un contesto più ampio, ridimensionare il loro significato, inserirlo in un respiro e in una valutazione globale della strada fatta.

Certamente contare gli amici conquistati durante il cammino vale di più che contare gli anni passati, può giustificare tante cose e dare fiducia. Come diceva il grande poeta spagnolo Antonio  Machado.

 

 

Scarica l'articolo in PDFgenera pdf
Inserito il:19/12/2014 20:31:44
Ultimo aggiornamento:02/01/2015 20:15:09
Condividi su
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)
nel futuro, web magazine di informazione e cultura nel futuro, archivio
Questo sito utilizza cookies.Informazioni e privacy policy
yost.technology