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Aggiornato al 26/04/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Linda Apple (Ohio, Usa - Contemporary)- Remembering old time

 

L’assalto dei ricordi

di Gianni Di Quattro

 

I ricordi bisogna sempre chiamarli o arrivano quando lo decidono loro? E quando arrivano lo fanno sempre a fin di bene?

L’idea è che loro sono sempre pronti e dietro l’angolo, non vedono l’ora di saltare fuori e intervengono subito quando si rendono conto che si possono incuneare, quando percepiscono che ognuno di noi ne ha bisogno.

Perché, diciamocelo, i ricordi sono belli e buoni e quando arrivano lo fanno per finalità benevole! Però come tutti gli angeli o i diavoli non hanno esperienza delle cose terrene ed allora ogni tanto sono portatori di immagini e di episodi brutti o tristi che magari servono a peggiorare un momento critico che si attraversa o, al contrario, a rovinare un momento di entusiasmo.

Naturalmente più si va avanti con la vita più i ricordi si accumulano e quando si diventa vecchi non passa giorno che qualcuno di loro non si affacci nel nostro percorso incatenandoci, scavalcando qualsiasi cosa e costringendoci a rivivere, a ripensare, a tentare di riprovare qualche volta le stesse o quasi emozioni di un tempo.

Già, perché i ricordi possono essere talmente vivi e forti nella nostra fantasia che non solo sembra proprio di riviverli, ma si risentono per davvero (e questa è una magia) quasi le stesse emozioni che quel fatto, persona, situazione che si ricorda ha procurato.

Certo i ricordi, che per la precisione non hanno tempo nel senso che si possono mescolare i più vecchi con i più recenti, rappresentano il bagaglio più importante che ci portiamo dietro, ci accompagnano tutta la vita e la riempiono quando noi non abbiamo più niente da mettervi o perché alla fine o perché senza alcuna risorsa.

Ma i ricordi non si comportano allo stesso modo con tutti gli uomini, i loro interventi sono sempre personalizzati ed allora dipende dalla cultura, dalla sensibilità di ciascuno stabilire con i propri ricordi un rapporto di simpatia e di affetto e consentire loro di fare il loro mestiere, di intervenire, di aiutare, di placare e di spingere.

Ci sono anche gli uomini aridi, privi di sensibilità, disattenti verso la cultura che sono boicottati dai ricordi e che quindi sono soli, tristi e aridi non solo nella vita che stanno vivendo, ma riescono a rendere vuoto anche ciò che hanno vissuto.

In ogni caso ricordare è bello, soprattutto quando si rivedono persone alle quali si è legati da affetti e da pezzi di vita percorsi insieme, da gratitudine e da emozioni e da sentimenti anche molto profondi.

E vale per i familiari, per gli amici intimi, quelli della gioventù, quelli con cui si è cresciuti e con i quali si sono condivise speranze, incertezze, drammi esistenziali veri o fasulli, impegni e progetti.

Ma vale anche per i primi amori, per i primi stimoli, le prime esperienze, i primi tentativi di sentirsi adulti e di credere che ormai la vita era cominciata e non poteva finire più.

I ricordi sono l’album della nostra vita, si può sfogliare, ripensare, cercare di capire e di capirsi.

Un album a colori che vale una vita e che dimostra che in fondo la natura aveva inventato tutto ben prima della tecnologia che si limita solo (anche se opportunamente) a cercare di emulare spesso molto grossolanamente, infatti il ricordo equivale al replay che la tecnologia consente insieme alla possibilità di fissare un attimo e perdersi in quel ricordo, in quel momento di vita vissuta.

Qualcuno dice che in fondo i ricordi sono la causa dei sogni, più sono ricchi e più è la voglia di sognare.

E sognare significa non essere mai soli, vivere due vite delle quali una la possiamo costruire come vogliamo e l’altra è come può essere, dipende da quanto siamo capaci e dalle condizioni con le quali partiamo e nelle quali ci immergiamo, dalle paure e dalla nostra fragilità.

Nella vita virtuale, quella del sogno, in fondo la post verità personale, non ci sono più le paure e la fragilità, ci siamo solo noi felici di vivere.

E quando la fine è vicina, quando ormai si è nell’ultimo miglio della vita, capita di disperarsi della perdita non tanto della nostra vita reale, quanto di quella virtuale.

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Inserito il:22/05/2017 20:06:28
Ultimo aggiornamento:22/05/2017 20:22:27
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