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Aggiornato al 14/10/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Jean-Jacques-François Le Barbier (1738 - 1826) – Dichiarazione dei diritti dell’uomo - 1789

Parigi val bene una campagna (di marketing).

Non si può non commentare la tragedia di Parigi, che segnerà il nostro futuro, ma certo non mi metto a fare analisi politico-strategiche. Mi limito ad osservazioni marginali:

 

-  Non se ne può più della categoria astrusa dei buonisti. I non buonisti cosa sono, cattivisti? La lingua italiana è ricca di alternative, tutte più definite: tolleranti, concilianti, arrendevoli, accomodanti e sinonimi vari. In altre parole: se uno fa il giornalista e sa scrivere ha larghezza di risorse lessicali, se invece fa propaganda politica le alternative sono più limitate. Come le idee e le capacità di analisi.

-  Apprezzo la reazione popolare, naturalmente. Anche quella che si registra sui social media. Vorrei capire però quanto è emozione del momento e quanto ragionamento, più o meno preoccupato. Vedremo tra poco, forse non più di un paio di settimane.

-  La reazione popolare, quella di pancia, è stata cavalcata fin dai primi minuti a scopo di propaganda da certi sciacalli della misera politica nostrana. Marine Le Pen, tanto per dire, si è astenuta. Differenza tra chi sa come si fa lo (la) statista e chi ignora la categoria per inadeguatezza culturale e morale. Si, penso a Matteo Salvini.

-  Certo il governo francese, la sureté, l’intelligence, non ci fanno una bella figura. Ma in Francia i conti si faranno a tempo debito e allora Marine Le Pen parteciperà senza dubbio attivamente, a pieno titolo. Fosse successo in Italia (scongiuri) si sarebbero immediatamente urlate le richieste di dimissioni del governo tutto o, in subordine, del ministro degli Interni. Si, penso ancora (anche) a Matteo Salvini che sul suo smartphone deve avere l’alert quotidiano: “chiedere dimissioni Alfano. E farlo sapere a Brunetta”

-  Personalmente sposo in pieno l’opinione/appello di Amos Oz, sostanzialmente condivisa da Bernard-Henry Levy (gente che pensa): i più potenti avversari dell’islamismo fanatico non possono che essere trovati tra gli islamici ragionevoli. Noi occidentali dovremmo favorire il loro manifestarsi e l’affermarsi della loro egemonia culturale. Mi auguro che si abbia la capacità di seguire – che vuol dire anche monitorare – questa auspicabilissima evoluzione. In questa luce a me piacerebbe sapere quanti musulmani denunciano sospetti – o fatti – riguardanti loro connazionali o correligionari. Sarebbe un indicatore interessante, da tenere sotto osservazione nel tempo.

-  Parlare di guerra non è assurdo, ma nel caso ricordiamoci che si tratterebbe della guerra di Stati di diritto nei confronti di una cosa che Stato non è e comunque tutt’altro che di diritto. E’ lo stato di diritto la grande conquista dell’Occidente, quella che ci fa sentire orgogliosamente esempio da imitare. Tutto il resto, libere elezioni comprese, viene di conseguenza. Perciò se ritenuto indispensabile si usino le bombe, che i fabbricanti ce ne renderanno merito, ma possibilmente senza derogare ai nostri principi e non in via esclusiva.

-  Potrebbe essere infatti efficace una potentissima campagna di diffusione della cultura dello Stato di diritto nel confronto con gli Stati assolutisti e dello Stato laico nei confronti di uno teocratico. Una campagna implicitamente di discredito del fanatismo, che a mio parere dovrebbe tuttavia essere nella forma “il nostro modello è migliore”, con spiegazione dei pregi, invece del brutale “voi siete nel torto”, che inevitabilmente crea resistenze istintive.
Una campagna che si dovrebbe sostenere per tempi lunghi e prima di tutto attraverso internet e i social media. Se sono stati determinanti per le cosiddette primavere arabe (tasto dolente, visto a posteriori) possono esserlo anche contro l’ISIS e suoi seguaci, ovunque acquattati. In Occidente ci sono centinaia di agenzie in grado di progettare e gestire campagne di questo genere. Se questa guerra è atipica ed è innanzi tutto culturale la comunicazione è arma molto più efficace delle bombe. Oltre che meno dispendiosa.

Inserito il:17/11/2015 09:37:56
Ultimo aggiornamento:07/12/2015 20:35:12
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