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Aggiornato al 18/11/2018

Eugenio Spreafico (Monza, 1856 - Magreglio, 1919) - La Sagra dei Morti

 

Morte dei Morti

di Vincenzo Rampolla

 

Fin da bambino mia madre piemontese e mio padre siciliano, con grande amore mi hanno avvicinato ai morti.

Nel catanese il 2 novembre si bisbiglia ai bimbi che se sono stati buoni e hanno pregato per le anime care, mentre dormono i morti torneranno a portar loro dei doni.

La sera tardi si preparano i pupi di zuccaro (bambole di zucchero) con castagne, cioccolatini e monetine. Vengono nascosti e al mattino i bimbi iniziano la ricerca, certi che nella notte i morti siano usciti dalle tombe per portare i doni.

Primo innocente contatto con i morti, dolce e festoso, per esorcizzare la paura della morte e dell’ignoto. Così si fa, così si crede da quelle parti.

Nel vercellese, raccolti davanti al fuoco o ai lumi, si aggiunge a tavola un coperto per i defunti. Si crede che dopo un lungo viaggio tornino sulla terra e nella notte visitino le case dei vivi e si ristorino dei loro stessi piatti affinché nel futuro siano indulgenti.

Al risveglio non si riassetta il letto, per invitarli a infilarsi dentro e godere del tepore della notte lasciato dai vivi.

La tradizione culinaria della Festa dei Morti accomuna per significato e finalità tutte le regioni e vuole accogliere, confortare e placare le anime dei defunti.

I dolci dei morti sono simbolo dei doni portati dai defunti dall’aldilà oltre che dell’offerta di ristoro dei vivi per il loro viaggio.

Antichissimo il culto dei morti.

La data sembra riferirsi al periodo del Diluvio della Genesi. Noè costruì l’arca nel 17mo giorno del 2° mese, corrispondente all’attuale novembre. La tradizione vuole che la Festa dei Morti sia nata per le persone che Dio stesso aveva condannato e per scongiurare la paura di nuovi disastri.

Gli antichi romani il 1° novembre rendevano omaggio alla Dea Pomona, con rituali e offerte votive per assicurarsi fertilità e abbondanza.

Anche i druidi si riunivano sulle colline e danzavano intorno ai fuochi, facendo offerte alle divinità con il raccolto e gli animali. Questo giorno segnava il passaggio dalla stagione estiva a quella invernale e il tempo si considerava sospeso permettendo al mondo dei vivi e dei morti di entrare in contatto.

Nella cultura gaelica, il 1° novembre si festeggiava il Samhain e si indossavano costumi fatti con pelle e teste di animali, danzando attorno al fuoco e offrendo sacrifici alla Dea Terra.

La scelta del giorno non è casuale, l'idea di commemorare i defunti nasce da un rito bizantino che celebrava tutti i morti il sabato prima della domenica di Sessagesima, quella che precede di due settimane l'inizio della Quaresima, tra la fine di gennaio e febbraio.

Già le civiltà più antiche celebravano gli antenati tra fine ottobre e inizio novembre.

Dall’antica Roma alle civiltà celtiche, fino al Messico e alla Cina, è un proliferare di riti il cui comune denominatore è consolare le anime dei defunti, perché siano propizie per i vivi.

Halloween deriva da All Hallows Eve, notte di tutti gli spiriti, divenuta Hallow E’en.

Halloween-Samhain si festeggia nella notte fra il 31 ottobre e il 1° novembre perché per i Celti il giorno inizia dopo il tramonto del giorno precedente.

Accadde nel tempo una fusione tra i riti dei conquistatori con quelli dei conquistati, dando vita a tradizioni popolari pagane giunte sino ai nostri giorni, modificate e spesso viste come eretiche e perseguitate più per la loro aria di zolfo che di incenso.

Sembra che quello della civiltà celtica abbia avuto più seguito. All’epoca dei primi cristiani, queste tradizioni erano ancora molto diffuse e per la Chiesa era oneroso eliminare i culti pagani. Così, volendo dare un nuovo significato a tali riti, nel 835 un Papa spostò la festa di Tutti i Santi dal 13 maggio al 1° novembre. Fu un buco nell’acqua.

Nel 998 un abate di Cluny ci riprovò. Per commemorare i defunti inserì nel calendario cristiano il 2 novembre e stabilì che le campane dell'abbazia dovevano suonare a morto dopo i vespri del 1º novembre per celebrare i defunti e il giorno dopo, il 2 novembre, l'eucaristia sarebbe stata offerta pro requie omnium defunctorum. Fu così che il rito si estese a tutta la Chiesa, anche se di celtico restavano più cose: il ricordo dei cari scomparsi, le maschere da santi, angeli e diavoli e il rito del falò.

All’inizio la festività fu chiamata Anniversarium Omnium Animarum, poi divenne Festa dei Morti. Oggi per il cristiano la fine di ottobre e i primi giorni di novembre sono tempo di preghiera: le anime dei morti trovano la pace, allontanano la paura della morte e alle soglie dell’inverno celebrano la vita con feste, dolci e usanze che variano da regione a regione.

Quella della zucca, non è come si crede una tradizione d’oltre atlantico. In Veneto, le zucche non solo hanno dominato nella cucina ma svuotate, sono state dipinte e trasformate in lanterne. Le candele all’interno rappresentano la resurrezione. Non c’è molto da aggiungere. Se le candele portano a nuova vita, meglio attendere una magica ricetta di ossi di morto da lady Simonetta Greganti Law. Quelli di certo farebbero rinascere.

Le Fave dei morti sono dolcetti che dovrebbero sostituire le carezze di un caro defunto. In Umbria li chiamano Stinchetti dei Morti e in Veneto Ossi da Morti. Modellati a forma di fave, per i romani erano il cibo sacro dei morti. In Emilia la Carità di murt è l’antica usanza legata all’abitudine dei poveri di recarsi di casa in casa chiedendo cibi di ogni genere per calmare le anime dei defunti, usanza alla base del rito dei bambini di andare di casa in casa vestiti da fantasmi: sono le anime dei defunti che chiedono un dono (una preghiera) e in cambio si astengono dal far scherzi o spaventare. In Messico si abbelliscono le case con altari decorati con fotografie, fiori, bevande e cibo.

Il fulcro del Día de Muertos è la celebrazione della vita e della morte. La breve durata dei fiori evoca la fugacità della vita e i colori ne ricordano l’energia. Le famiglie preparano un bacile d’acqua con sapone perché i morti si lavino dopo il lungo viaggio e accendono fiaccole per indicare la strada di casa. Nel giorno finale i parenti festeggiano con una colazione sull'erba presso le tombe, con musiche e tequila.

In Romania a Sighisoara luogo di nascita del conte Dracula, Vlad l’Impalatore, vengono preparate case infestate da spettri, luna park terrificanti e macabri banchetti.

Un tempo, all’inizio di novembre, i cimiteri e le strade intorno pullulavano di gente che si affollava dai fioristi e nei viali del santuario della memoria. Halloween sembra avere decretato la morte dei Morti, con l’ascesa di scherzetto o dolcetto e con lugubri maschere di mostri, immagini povere, ridicole e grottesche.

Dopo l’esilio degli italiani dall’Istria a fine guerra, ai figli di profughi istriani Tito, l’ateo zar slavo, vietò di visitare i nonni ai cimiteri e molti ne furono distrutti: primo dei germi della morte dei Morti. Quel che è cambiato è il senso generale della vita, l’isterica corsa individuale che esige la perfetta forma fisica a base di palestra e integratori, l’immediata soppressione del dolore, l’assenza del male, la lontananza della sofferenza e della morte, eterno tabù.

E’ un altro segnale, il sintomo di una nuova visione del mondo che si congeda crudelmente dal mito e dalla storia: lontani dalla terra, confinati in un’urna cineraria, ultima moda per il viaggio finale dell’uomo. Le imprese di pompe funebri offrono fuochi d’artificio alimentati dalle ceneri del caro estinto, dispersione dei resti in mare o un'urna biodegradabile, con un metodo che permette all’uomo di rinascere e trasformare le ceneri in alberi, piante o fiori.

Prima in Italia, Napoli ha lanciato l’urna del ritorno a una nuova vita. Nonostante i media rigurgitino di morte, con foto spettacolari, cadaveri di guerra, calamità, delitti e incidenti, oggi morte e suicidio sono rimossi e sistematicamente ritenuti indegni.

Restano la scena e il business, le processioni e i selfie venuti dall’oltretomba. La paura della morte fa da padrona, si insinua in ogni vita umana, dice Giobbe: diviene la regina delle paure, madre di ogni angoscia.

La morte può solo essere mediatica, quella degli altri, tanto più spettacolare quanto non è la mia e la si espelle dal quotidiano individuale e con forza la si tiene ben lontana, virtualmente improbabile. La morte non c’è, non deve esserci e i momenti ultimi di ogni vita sono confinati altrove in ospedali, in case di cura, in asili per chi è nello stato terminale, in centri per eutanasia.

Con l’Halloween odierno il bambino è indotto a divertirsi, a simulare e vivere la parodia della morte nella falsa chiave del gioco e della recita, effimera e inutile manovra per cacciare la morte, complice il triste gozzovigliare dell’adulto.

Come si è giunti a questa metamorfosi? Dov’è finito il giorno della memoria per l’uomo, un giorno vivo, un giorno umano, troppo umano ...?

Da sempre la persona ha sentito e voluto i fiori, la tomba lucente, il lumino e il rituale per onorare il morto, ravvivare la comunione vitale con lui, porre un segno visibile e tangibile là dove il corpo ha raggiunto la terra e si è per sempre fuso in essa. Bisogno di raccoglimento, di pietà, di ricordo di storie umane, nelle quali si è trovato un senso che non può dissolversi con la morte.

E’ stato l’uomo a dissolverlo, non la morte. Travisare il culto dei morti è offendere i morti e umiliare noi stessi, ridurre l’umanità e la vita a un evento casuale, rifiutare l’esistenza del corpo convertito in zavorra di cui disfarsi.

E’accettare che lo si trasformi in deposito di parti di ricambio per il chirurgo. Con la morte dei Morti c’è forse qualcosa di ancor più velato, nel vortice di un’incipiente regressione sociale e di una profonda perdita di memoria. Chi la vuole? Chi l’ha decretata? Chi la pilota?

Il rispetto per i morti è nato con la civiltà, ne è stato una delle prime e fondamentali cerimonie, seguito dal matrimonio, dalla religione e dalle leggi. Le leggi. Sogghigno a parlare di quelle tributarie, con spese funerarie detraibili in misura limitata e costi funerari esenti da IVA. Per pareggiare, si possono amaramente detrarre dall’imposta sul reddito alcune spese veterinarie legate agli animali domestici posseduti e registrati.

Siamo alla raccolta differenziata: scacciare la morte, scaricarla, scordarla, scappare riprendendo la fuga virtuale da lei.

Si vince la morte quando si rinnova l’amore per i nostri morti, quando riaffiora una relazione vitale, quando si dichiara che questo amore ci parla della vita e la morte non è sentita nemica.

Sorella morte ha detto un santo, un migliaio di anni fa.

 

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Inserito il:30/10/2018 18:06:07
Ultimo aggiornamento:30/10/2018 18:27:56
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