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Aggiornato al 21/06/2018

Marco Monaldi (1949 - Ancona) - Carabinieri in Piazza San Pietro

 

Parole e modi di dire che non si usano più

di Gianni Di Quattro

 

Tutte le lingue si modificano nel tempo, si adattano a nuove realtà, risentono di nuovi modi di vivere delle comunità, a loro volta influenzati da fattori culturali, tecnologici, sociali. Pertanto non ci si deve meravigliare se in una lingua come la nostra ci sono parole e modi di dire che nel tempo si perdono mentre altri se ne acquisiscono.

Tuttavia richiama l’attenzione quando certi modi di dire che rappresentano un valore etico, un sistema di valutazione di persone e situazioni scompaiono piano piano sino a diventare desueti senza che nessuno se ne sia quasi reso conto e senza che alcun dibattito in merito si sia sviluppato. È il caso dell’espressione “senso del dovere”.

Questa espressione la si usava per indicare il comportamento di una persona e per dire che determinati risultati di una azione, certi eventi positivi si erano verificati per il senso del dovere di qualcuno che ne era responsabile e che aveva affrontato con coraggio la situazione. I media tutti in queste occasioni la usavano spesso accompagnata dall’aggettivo “forte” proprio per sottolineare che una comunità con simili protagonisti doveva essere fiera e orgogliosa dei suoi valori umani.

Nei nostri giorni questa espressione si sente e si legge sempre meno o perché il senso del dovere non è più un valore o perché non esiste più, molto semplicemente, il dovere. In effetti questa è l’epoca dei diritti, mentre i doveri sono considerati delle imposizioni dittatoriali che minano la libertà delle persone.  Per la verità ogni tanto si legge di qualche persona che compie con coraggio e fino in fondo il proprio dovere come qualche pompiere o guardia forestale o poliziotto che allora viene addirittura considerato eroe. Ma non la si dice più di un impiegato che fa il suo dovere, di un insegnante che mette la sua passione al servizio della sua splendida professione, di un funzionario statale che sfuggendo alle regole della burocrazia, molto più rigide di quelle di cosche di altra natura, si mette al servizio di un cittadino.

In altri termini il senso del dovere è una espressione usata molto poco anche perché si ha la sensazione che la persona verso la quale eventualmente la si può rivolgere, potrebbe non gradire interpretandola come un giudizio negativo, come un modo per connotarlo rigido e poco attento al modo di come si deve vivere oggi, cioè quasi a dire che quell’uomo è di un’altra epoca, fuori tempo, estraneo alle regole della società.

Ecco alla fine, come sempre, per vedere gli effetti del cambiamento di una società va bene partire dalle cause possibili come, nel nostro caso, l’influenza della tecnologia, della globalizzazione, del dominio della economia su qualsiasi altro valore, ma soprattutto si capisce tutto mettendo a fuoco le parole. Le parole che si usano e che non si usano più, il loro impiego generalizzato o personalizzato, la trasformazione cui spesso sono soggette.

Ed è bello che le parole, i modi di parlare e di esprimersi possano rappresentare sempre il termometro vero del percorso dell’uomo nelle sue alternanze umane e comunitarie, nel suo modo di vivere e nelle sue credenze, nelle sue speranze.

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Inserito il:02/11/2016 15:57:35
Ultimo aggiornamento:16/11/2016 19:19:30
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