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Aggiornato al 22/07/2018

Soner Demirel (Istambul, 1984) – Euthanasia

 

Vi prego, lasciatemi  morire in pace!

di Davide Torrielli

 

Formiconi, qualcuno lo doveva fare in questi giorni e come da manuale della mia vita, mi faccio avanti.

Qualcosa su questo scandalo lo dobbiamo pur dire no?

Inutile ricordare a lettori come voi quello che si è consumato in queste ore a carico del povero Fabiano che è dovuto emigrare, non per chiedere  asilo, non per cercare lavoro o una vita migliore, o forse sì … lui è dovuto scappare per morire in pace e la Svizzera non l’ha scelta per il cioccolato o le montagne, e neanche aveva contanti da depositare.

In una devastante intervista ha esortato i telespettatori a fare una prova alla quale vi invito per 15 minuti.

-stendersi su di un letto

-legarsi mani e piedi in modo solidale al corpo: potete farvi girare del semplice scotch da pacchi.

-bendatevi gli occhi in modo completo.

A questo andrebbe aggiunto anche di non riuscire a mangiare autonomamente, di parlare con uno sforzo paragonabile ad una scalata di un 8.000 senza bombole!

Questo è simile a quello che quel poveretto ha dovuto patire per 24.000 ore circa, non un quarto d’ora come nel nostro esperimento.

E se non ci avesse pensato lui da solo aiutato da qualche anima pia, la nostra chiesa insieme a frange di ignoranti della sofferenza, lo avrebbero costretto ancora per chissà quanto tempo a stramaledire il giorno nel quale nacque.

La questione viene definita da tutti molto complessa e difficile ma si delinea invece in una semplicità devastante e sorprendente; proseguendo nella vicenda che ho voluto prendere ad esame, chiediamoci quale tipo di cura sarebbe stata messa in atto sul povero Fabiano concesso che aveva ormai provato qualsiasi cosa, che i migliori esperti si erano arresi e che la sua condizione era da tutti definita completamente irreversibile.

Lui intelligentemente aveva capito che le prove erano finite, che la sua buia ed inchiodata vita lo avrebbe tormentato perennemente, ogni giorno della sua “vita”, e che nulla sarebbe stato possibile fare per uscire da quel tunnel.

Ed allora, si faccia avanti il primo che tranquillamente lo obbliga a stare in vita con il solo conforto del pensiero rivolto ogni singolo giorno al dolore, dolore ed ancora dolore.

Qualcuno potrebbe considerare giustamente che ci sono altri casi di celebri scienziati, che nonostante condizioni simili hanno deciso di vivere. Bene, corretto. E che allora vivano, mentre chi desidera andarsene in serenità deve essere libero di poterlo fare quando lo decide.

Questo è semplice, molto chiaro e non propone aree difficili da interpretare.

Anche in questo, il nostro paese si dimostra ancora una volta indegno di essere vissuto e ben lontano dal rappresentare una società misericordiosa e caratterizzata da fratellanza e condivisione di intenti.

Vi lascio nella consapevolezza che saprete, insieme a me, riflettere sul fatto che neanche ad un cane si infligge la vita a tutti i costi e che la misericordia, quella vera, impone di poter lasciare libero arbitrio su quando sia ora di mettere fine a indicibili sofferenze.

Vi invito altresì  a leggere quanto intelligentemente e coerentemente propone la Ass. Exit Italia in materia di testamento biologico, cui non avrete difficoltà ad accedere nella discarica digitale.

Diamoci una mano a progredire.

 

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Inserito il:28/02/2017 23:18:48
Ultimo aggiornamento:28/02/2017 23:24:37
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