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Aggiornato al 17/02/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Chardin, Jean-Siméon (1699-1779)- The Good Education (1753)

 

Genitori, state al vostro posto!

di Davide Torrielli

 

Amici, viviamo in un periodo storico strano, fatto di tanti cambiamenti, di abitudini che mutano, consuetudini che vengono messe in discussione in una società che cerca affannosamente nuovi punti di riferimento.

In tanti settori vige la versione moderna del non sapere più limitarsi a guardare nel proprio piatto ma volgere il proprio sguardo ostinatamente in quello degli altri.

È quindi, assicurazioni che fanno le banche e viceversa, carrozzieri che diventano meccanici, comici che fanno i politici,  ignoranti che prendono la laurea, pianisti di pianobar che fanno gli imprenditori, mignotte che si travestono da ministri, ex infermieri che si tramutano in primari, burattini che berciano cercando di sembrare capi, integrazione disintegrata, accoglienza poco accogliente, fratellanza Caina.

In questo contesto, esiste una categoria pericolosissima, in fortissima diffusione che si identifica con il genitore che repentinamente diventa professore ed insegnante, quando non psicologo!

È il genitore  mutante, il genitore avvocato, il genitore professore quello che non trova tanto tempo per fare quel mestiere come si deve, ma che invece si erge a giudice dell’operato di chi non va poi giudicato.

Anni fa, ricordo benissimo che i miei genitori non si sarebbero mai permessi di criticare, contestare o denigrare l’operato di un professore a scuola, sostenendolo sempre in tutto, qualificandone le decisioni e schierandosi sempre dalla sua parte. In questo senso, i ragazzi avevano dei riferimenti chiari ed educativamente univoci senza poter neanche immaginare di vedere scalfita la reputazione graniticamente solida di chi educa a casa come, ed anche di più, a scuola.

La nota sul diario quindi giungeva come un corretto monito, senza quasi neanche leggerla era giusta e sacrosanta; i voti meno belli erano sempre giustificati da asineria e poca voglia di studiare.

Le alzate di voce del professore e scatti di nervi erano parte del loro ruolo, e la ragione era sempre dalla parte giusta, ovvero con l’insegnante.

Lui aveva ragione, tu torto.

Oggi no, oggi il professore, “ce l’ha con me”!

Circa una settimana fa, complice il solito e stramaledetto sistema dei gruppi mitici creati ad arte sui Social Networks, mi arriva una conferma di come gruppetti isterici di mamme pervase da sentimenti di ansia ed acredine, possano fare un mestiere assolutamente scorretto ed educativamente deprecabile. Viene inoculato un siringone di critiche verso l’operato di un insegnante richiamando la necessità di convocare un incontro per discuterne, invocando i famosissimi rappresentanti di classe che quasi sempre esprimono pareri propri dettati da autonomi arrivismi.

In tutto questo, nel dimenticatoio finisce il fatto che chi è stato messo ad insegnare, riferisce ad un od una preside che vigila sull’operato del suo team e che ne risponde. Capita quindi che a ragazzi maleducati, asini e sbruffoni non venga associato nessun provvedimento, altrimenti poi chissà che capita. Invece di respingere a destra ed a manca che fa tanto tanto bene, si usa il guanto di velluto del permissivismo per non avere codazzi di genitori petulanti e protestanti alla porta che reclamano finta giustizia per il figlio perseguitato. Se poi ci si azzarda a pensare a manovre correttive un po’ più ardite, a sistemi educativamente e giustamente coercitivi allora si incita la sollevazione popolare del genitore che issa il vessillo del difensore a spada tratta senza ricordarsi chi sta dalla parte giusta e chi no.

Il professore o professoressa, invece sono costantemente messi sotto la lente di ingrandimento da giudici senza giudizio.

Montessori assiste irridendo professori inermi ed indifesi di fronte ad una società “up-side-down” che fa della falsa difesa dei diritti dei fanciulli un’arma da rivolgere al corpo insegnante che invece di educare si ritrova in un angolo a subire le vessazioni da parte delle mamme ansiogene e dei papà sempre assenti e presenti per procura, che mai ipotizzano di dover constatare di avere un figlio deficiente. E sì, esiste anche questa remota possibilità!  Molte volte, la maggior parte di esse, signori, occorre che ci rendiamo conto che i nostri figli necessitano di trovare lungo e duro e vedere che i genitori si sono compattamente schierati con i cattivi professori ai quali occorre tornare a dare la ragione e manforte.

L’educazione parte dalle scuole e dai professori: se non li assistiamo ed aiutiamo non faremo un bel servizio ai nostri figli che, anche se soffrono un pochino, cresceranno bene e meglio!

Altrimenti non lamentiamoci se i pargoli se ne strabattono di studiare portando giustificazioni riferite alla poca od assente reattività di un corpo insegnante martoriato nei propri organi al quale speriamo di non dover fare una autopsia.

E allora, amici, ricordiamoci di fare bene il nostro mestiere di genitore e lasciare fare il proprio ad ognuno e se il bimbo piange perché la maestra l’ha sgridato, pazienza!

 

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Inserito il:31/01/2017 23:28:48
Ultimo aggiornamento:31/01/2017 23:53:34
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