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Aggiornato al 21/08/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Andre Kohn (Stalingrado, 1972 / Scottsdale, AZ, USA) – Burnt orange beret

 

San Valentino e il bacio

di Vincenzo Rampolla

 

Perché quelli che dicono di volersi bene o di amarsi, quelli che desiderano scambiarsi tenerezze e pensieri dolci, aspettano tutti l’arrivo di un particolare giorno per dichiarare le loro passioni?

Aspettano cosa? Perché non farlo subito, quando è il momento?

L’attesa di un giorno universale registrato nel calendario di tutte le nazioni e in cui convergono i sogni e i cuori della terra ha un significato che va al di là della semplice ricorrenza.

Se gli abitanti del pianeta hanno infatti concordato che ciò avvenga al di là degli interessi economici di gioiellieri, orologiai, pasticceri, fioristi, commercianti, grossisti, ambulanti, baristi, pizzaioli, fornai, corrieri, tassisti, albergatori, benzinai, bugiardi e imbroglioni, allora tutto ciò dimostra che almeno una volta all’anno la totalità delle energie affettuose e amorose devono convergere in un’unica manifestazione collettiva in cui si intrecciano amore e dono.

Chi ama offre un dono e chi dona compie un gesto d’amore.

Nella realtà le cose non vanno così.

Se si ama, infatti, non si aspetta un certo giorno per offrire un dono alla persona amata, anzi, proprio perché si sceglie un momento in cui tutti quelli che amano o che dicono di amare si comportano alla stessa maniera, il fatto può essere frainteso e non raggiunge lo scopo voluto.

Chi invece dà qualcosa a qualcun altro, non è sempre detto che lo ami. In molti casi il gesto è un’occasione per riaccendere un rapporto o per farsi perdonare qualcosa oppure per lanciarsi in una nuova conquista o ancora perché, per timidezza, non ha il coraggio di offrire qualcosa in un momento diverso da quello scelto da tutti.

Perché allora offrire un dono proprio in quel giorno?

Se anch’io lo faccio nel giorno scelto, la persona che lo riceve penserà la stessa cosa che tutti dovrebbero pensare in quel giorno.

Viceversa, se non faccio nulla, chi si aspettava di ricevere qualcosa penserà che, non avendo ricevuto nulla, colui che avrebbe dovuto farlo non pensa né agisce come tutti quelli che nel giorno universale adottano lo stesso comportamento.

E dopo? Che cosa avviene l’indomani di quel giorno universale?

Gli attori che popolano il pianeta si rivestono dei soliti panni e continuano nell’eterna recita quotidiana e il fatto è contagioso e si ripete per altre ricorrenze, compleanno o Capodanno ad esempio.

Anno nuovo, vita nuova, vale a dire che se si vuole o si deve cambiare vita, la cosa migliore sarebbe di aspettare l’inizio dell’anno nuovo, mentre se si festeggia l’anniversario della nascita, quasi per dimenticare che ogni giorno può essere quello del trapasso, si vuole sperare di morire il più tardi possibile e alla persona è ovvio augurare piena longevità. Sempre.

Dunque si sogna per sé e per gli altri di campare a lungo, e se si vuole rinnovare lo stile del vivere, il primo dell’anno è il giorno migliore.

Ancora una volta si entra nel gioco dei paradossi: in attesa del cambiamento finale, se ogni anno cambi vita, puoi vivere più a lungo, ma se vuoi cambiare vita, aspetta l’anno nuovo.

Per chi compie gli anni a Capodanno, il problema non si pone. Chi invece nasce il 2 gennaio o giù di lì, è condannato a un’attesa di 360 giorni prima di decidere di essere diverso o migliore. Tira aria favorevole per i nati di fine anno che hanno giusto il tempo per preparare la metamorfosi.

Un fatto è certo, che a nessuno di loro, quale che sia il momento in cui sono venuti al mondo, balena l’idea che ogni nuovo risveglio potrebbe essere quello giusto per cambiare in meglio l’esistenza, cioè che ogni giorno potrebbe diventare un primo dell’anno se non la propria festa, pronti ad andarsene all’altro mondo anche il giorno dopo.

E il bacio, il dono più scambiato il 14 febbraio?

Che cos’è in definitiva un bacio? Per Darwin in altre parti del mondo il bacio è l’alternativa allo strofinamento dei nasi e per Freud è un sintomo della mancanza del seno.

Per lo zoologo Morris c’è quello della bocca, delle mani, del seno, del ginocchio e dell’oggetto, come quello dato ai dadi dal giocatore nell’impeto del lancio e per gli antichi romani c’è l’osculum, il bacio sociale, amichevole, di rispetto, il basium tra familiari e il saviun, quello erotico e sessuale.

Mae West diceva che il bacio è come la firma di un uomo e per il filosofo contemporaneo F.Ricordi nel suo La filosofia del bacio esalta il bacio in bocca, alla francese o flying kiss.

Aggiunge che lo si può considerare come un fondamentale atto di libertà, talmente bello, talmente importante, profondo e pieno di significato anche etico, da non poter essere rappresentato come semplice peccato.

Non è soltanto un’intensa fonte di piacere, ma anche la piena espressione delle potenzialità insite nell’essere.

E se nelle favole il bacio è in grado di ridonare la vita, di rompere incantesimi o di trasformare i rospi in principi, anche nella realtà la respirazione bocca a bocca può essere intesa come una sorta di bacio della vita, un soffio che restituisce l’anima a chi, in verità, potrebbe essere lì lì per perderla.

In particolare, tra tutte le possibili variazioni del bacio, vi sono due estremi: il bacio etico compiuto nella cerimonia matrimoniale, con funzione di ratificare la fedeltà dei coniugi (il cui prototipo è quello di Otello a Desdemona) e il bacio libertino o rubato (sigillo delle avventure amorose di Don Giovanni).

Per il filosofo è uno degli atti più alti della vita. In esso infatti si incontrano e si fondono afflato mistico (dunque religiosità) sensualità e istinto.

Straordinaria è la capacità propria del bacio di riuscire a conservare intatto il mistero della bellezza insita anche nel vortice odierno, in cui si assiste a una infinita spettacolarizzazione, reificazione e mercificazione del bacio in bocca e degli atti dell’amore.

Inequivocabile segno questo dell’ine­sau­ribile capacità del valore proprio del bacio e quindi dell’amore che esso esprime.

Non è pertanto rinchiudibile in un sistema che ne sveli una volta per tutte la natura, dato che per come è dimostra di continuo di essere aperto a nuovi, infiniti e imprevedibili sviluppi, la vita e la libertà di cui esso è simbolo.

E nel mondo reale, lontano dalla filosofia, che ne è del bacio? Molti vanno a Pienza, tra i colli senesi, maggiore centro artistico della Val d'Orcia, sede nel 1968 del film Romeo e Giulietta di Zeffirelli. Quel luogo è speciale.

Ci sono i nomi di vie dove potersi dichiarare alla persona amata in modo originale e suggestivo, via dell'Amore, via della Fortuna, via del Bacio e altre ancora.

Perché non perdersi tra le stradine di questo borgo rinascimentale e ritrovarsi in via del Bacio e scambiarsi un gesto d'amore?

Marshall, antropologo novantenne studioso delle isole Cook, ha scoperto che gli abitanti non conoscevano il bacio in bocca prima dell’arrivo degli europei, eppure hanno una media di ventuno orgasmi a testa la settimana, mille l’anno. Senza un solo bacio.

Ritrovo allora a Pienza o alle isole Cook? Chissà!?

 

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Inserito il:10/02/2019 00:31:58
Ultimo aggiornamento:10/02/2019 00:48:31
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