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Certe cose capitano solo agli altri
di Annalisa Rabagliati
Ci sono cose che càpitano solo agli altri, ho sempre pensato, come forse tutti, ma ho avuto modo di ricredermi.
Non era certamente questa riflessione che mi turbava mentre aspettavo di fare il check-in all’aeroporto di Bergamo. Mi trovavo lì con il mio Coro per prendere il volo low cost degli Emirati Arabi diretto a Dubai senza scalo. Ci saremmo recati in quella città per tenere due concerti: uno in un complesso scolastico frequentato dai figli di stranieri residenti, l’altro in un locale per mostre e spettacoli frequentato da Italiani.
Così ero in fila dietro ai miei amici in attesa di imbarcare la valigia e avevo in mente la solita preoccupazione dettata dalla paura di volare, ma ancora non sapevo quanto avrei desiderato quel volo. Quando giunsi allo sportello, ultima della fila, l’impiegato mi disse dispiaciuto che a bordo non c’era più posto.
Su istruzioni dell’agenzia che ci aveva procurato i biglietti nessuno del Coro aveva fatto il check-in online, ma, mentre ai miei compagni era stato assegnato un posto, per me non era possibile perché a quei pochi rimasti avevano diritto i passeggeri che dovevano ancora arrivare, già muniti di check-in.
Di colpo ricordai di aver spesso sentito distrattamente in tv della prassi assurda delle compagnie low cost che per assicurarsi l’aereo pieno vendono più biglietti della disponibilità di posti: si chiama overbooking. Stavolta il problema riguardava me e non lo sottovalutavo. A nulla valsero le proteste mie e dei miei compagni e il fatto che fossimo un gruppo e che la mia presenza con il Coro fosse necessaria: gli impiegati del check-in non potevano fare nulla al riguardo.
Fui presa dalla disperazione. Sembrava chiaro che sarei dovuta tornare a Torino da sola, di notte, e che avrei perso i soldi pagati per l’albergo e forse anche quelli per l’aereo. Però riuscii a non piangere, anzi reagii da uomo: arrabbiatissima dissi a gran voce che si trattava di una frode e che avrei fatto causa alla compagnia.
Gli impiegati mi suggerirono che l’unica soluzione possibile era aspettare pazientemente la chiusura del check-in per prendere il posto di eventuali passeggeri mancanti tra i cinque che dovevano ancora arrivare, e, vedendo il mio sconforto, consigliarono che un paio di miei amici mi stessero vicini per non lasciarmi sola. La sala d’imbarco però era lontana e la fila per il controllo di Polizia infinita, così, per non perdere l’aereo fu inevitabile, per loro, andarsi a mettere in coda.
Dei passeggeri in ritardo ad uno ad uno se ne presentarono tre, mentre di pari passo io oscillavo tra la speranza e la disillusione. Per un attimo pensai che fosse un segno del destino il non dover prendere quell’aereo, ma scacciai subito quell’idea vergognosa. Semplicemente ero la più sfigata del gruppo. Mi chiesi inutilmente perché non avevo potuto fare il check-in online da casa come sempre.
Mi dissi che forse se non avessi voluto chiudere con la combinazione la mia valigia, mentre ero in coda, vedendo tutte le altre con il lucchetto, non sarei stata l’ultima della fila … sì, però ci sarebbe stata un’altra corista al mio posto, magari una meno tosta di me. Scacciai anche quel pensiero egoista. Mi tornò invece mille volte in mente che io a Dubai non ci sarei voluta andare, se avevo aderito al viaggio era soltanto per amore del Coro, che adesso partiva senza di me.
Dopo trenta lunghissimi minuti di mia attesa solitaria e angosciosa, gli impiegati capirono che gli ultimi due passeggeri non si sarebbero più presentati e potei imbarcarmi. Si trattava quasi certamente di una coppia, perché i sedili erano contigui. Perché non si presentarono? Un incidente? Una malattia? Come spesso accade la loro sfortuna portò fortuna a me.
Il volo andò bene, non ebbi neanche paura delle turbolenze, e il viaggio a Dubai mi piacque molto. (Se a qualcuno interessasse, ne parlerò in un altro racconto). Ma soprattutto, l’esperienza mi insegnò che non è vero che certe cose capitano solo agli altri.

