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Aggiornato al 19/10/2018
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Luca Giordano (1634–1705) – L’antro dell’eternità – Denis Mahon Collection

La bella eternità.

L’eternità non c’è per nessuno: uomini animali, piante e cose.  Nessuno sa quando morirà, perché morirà e come morirà e questo, dicono molti, può rendere la vita interessante ed emozionante. In ognuno di noi esiste uno strano dispositivo dentro il nostro cervello e precisamente in quella parte che si occupa della governance della nostra vita, un meccanismo misterioso che consente a tutti, ma proprio a tutti, di dimenticare normalmente e salvo momenti particolari, che bisogna morire e che permette a tutti di vivere come se l’eternità fosse la caratteristica della specie nostra e di quelle che ci circondano.

In alcuni ambienti religiosi dove si sostiene che esiste una vita eterna ed eterea dopo la nostra e proprio per affermare che questa nostra vita, chiamiamola terrena, è provvisoria e che bisogna prepararsi per quella di dopo, quella definitiva, viene ricordato con regolarità durante tutti i giorni per più volte che la morte è dietro l’angolo, creando in questo modo da una parte una forte ansia per l’attesa e dall’altra la paura di avere una vita eterna infelice a causa dei castighi che bisogna subire per avere vissuto su questa terra in modo non corrispondente alle regole della divinità e cioè dell’essere superiore.

È un peccato che la bella eternità eventualmente conquistata con il proprio comportamento su questa terra  non possa essere vissuta come continuazione della nostra vita invece di essere inviati, se va bene, in un luogo diverso, ignoto, misterioso, dove, dicono quelli dotati di strana preveggenza, la vita si svolge su binari precisi, nel senso che si possono fare solo certe cose e non altre, non si può sbagliare e dove, soprattutto, le emozioni e i sentimenti sono limitati ed esclusivamente dedicati alla contemplazione della divinità o di certe icone decise dallo staff che collabora direttamente con la stessa.

Il sistema attuale più diffuso almeno dalle nostre parti riconosce il merito solo dopo la vita terrena e a insindacabile giudizio di una commissione e propone come premio uno scorrere lento del tempo in modo sereno, contemplativo e angosciante se si pensa che deve durare allo stesso modo per l’eternità. 
Coloro che non vengono premiati sono castigati nel senso che dovranno vivere tra le fiamme o in altre non  proprio gradevoli situazioni. Il pensiero non dichiarato di molti è, tuttavia, che la generosità del Padreterno ad un certo punto possa varare una amnistia o quantomeno un condono nella sua infinità bontà, cancellando gli sforzi e le rinunce fatte da tanti per cercare di ottenere il premio alla bella eternità.

Certamente l’assenza di una eternità come continuazione della nostra vita, le vaghe e non certe notizie sul premio che verrà dato a chi verrà giudicato meritevole e il dispositivo che spinge gli uomini a dimenticare che bisogna morire e che questa esperienza di vita è limitata, spesso anche molto limitata, è l’origine di molti comportamenti malvagi e di sentimenti brutti a partire dall’egoismo e dalla mancanza di rispetto per i propri simili.

Probabilmente, più verosimilmente non esiste l’eternità né bella e né brutta dopo questa nostra vita terrena perché troppo sgangherate sono le ipotesi che sono proposte da varie religioni o strutture che dicono di essere intermediari o rappresentanti di autorità e architetti divini.

Se l’eternità non esiste, vedere tanta gente combattere non per la propria sopravvivenza come gli animali e le piante, cosa assolutamente giustificata e naturale, ma per il potere, per il danaro, per prevaricare, per vincere, per la gloria senza riflettere sulla sua volatilità, può rappresentare per molta parte della umanità una grande tristezza.

In compenso quelli che credono ciecamente e non solo per finta o per interesse nella vita eterna successiva a quella terrena e che credono in una religione che è conosciuta per prevedere tanti peccati ma anche per saperli cancellare su questa vita con la confessione e nell’altra quasi certamente con una amnistia generale, vivono felici, non si preoccupano del premio incentivo alla eternità che teoricamente dovrebbe essere dato solo ai meritevoli, perché sanno che lo avranno e quindi su questa vita possono consentirsi, permettersi anche delle brutte cose quale che sia il punto di vista assunto nel giudicarle.

Ecco perché la religione diventa l’interfaccia tra l’uomo e la sua eternità e coloro che ne conoscono il software sono quelli che hanno meno rispetto per tutti gli altri e sono spinti dall’egoismo a guardare solo a se stessi.

Un discorso complesso questo sull’eternità, un discorso che sembra distante, lontano dai nostri comportamenti e dalla vita che facciamo, ma che invece riesce in un modo o nell’altro a influenzare tutto.

Forse è questa l’eternità!

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Inserito il:13/12/2014 23:09:47
Ultimo aggiornamento:22/12/2014 20:09:02
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