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Aggiornato al 19/02/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Severin Roesen (1816-1873) - Fruit still life with champagne bottle

Pensieri di fine anno.

 

In modo più o meno cosciente, voluto o meno, tutti a fine anno pensiamo a noi stessi, a come siamo, a cosa stiamo facendo, a cosa ci piacerebbe fare e come si potrebbe fare per arrivare dove vogliamo. Tutti lo facciamo, a prescindere dal ceto sociale, dalla situazione economica, da quella sentimentale, da dove e come viviamo, dalla cultura che possediamo o dai traguardi raggiunti o falliti.

Lo facciamo da soli o con qualcuno cui ci sentiamo legati da qualche profondo sentimento, lo facciamo in un momento o ripetiamo il pensiero, lo cerchiamo. Le reazioni ovviamente dipendono dal carattere, dalla cultura, dalla situazione in cui chi pensa si trova. Infatti, vanno dai piani per fare cose al rafforzamento delle speranze, dall’abbandono a come cambiare obiettivo.

Io penso alla mia infanzia, a mia madre e alle difficoltà e alle vicissitudini della mia famiglia, ai miei studi che avrei voluto continuare, a quello che avrei voluto fare nella vita, ai compagni e agli amici che hanno popolato tutto il mio periodo giovanile. E poi al mio paese, ai suoi colori, ai suoi odori, al suo mare, al suo fascino, a quanto era bello e dolce.

E poi ripenso al fatto che sono stato costretto a prendere la valigia e a risalire l’Italia perché bisognava lavorare e bisognava trovarlo questo lavoro. Non dimenticherò mai questo fatto che rimane nella mia vita come condizionante di tutto quello che è successo dopo, che mi ha fatto soffrire e che ancora oggi a distanza di tanti anni rappresenta un grande dolore. Non dimenticherò quelle giornate, il viaggio, il saluto alla mia vita passata, agli amici, ai luoghi dove sono nato e cresciuto, dove ho tanto sognato. Emigrare vuol dire spezzare la vita in due per sempre, quello che c’è prima completamente separato da quello che c’è dopo, due parti diverse con panorami diversi, con amici diversi, con sogni e speranze diverse con ogni tanto la seconda parte della vita che ha nostalgia della prima, soprattutto di come avrebbe potuto essere la propria vita se fosse stata la continuazione della prima.

E poi l’inserimento in un nuovo ambiente, il lavoro, i nuovi amici, la nuova vita. Soprattutto ricordo i tanti tentativi per diventare competitivo, perché nelle aziende non ci sono alternative, o si vince o si perde. Senza mai riuscirci, senza mai riuscire ad amare veramente il successo, senza mai riuscire ad accettare quelle che io ho sempre considerate palesi ingiustizie o stupide e pericolosi comportamenti della azienda, del mondo con cui ero in relazione.

Sono impresse nella mia memoria con molto affetto le mie esperienze in Spagna e in Messico, i tanti amici conosciuti in giro per il mondo, le esperienze nella informatica a partire da quando non si chiamava ancora informatica e che è stata una splendida avventura.

Ricordo quando mi hanno allontanato dalla Olivetti, una azienda che ho amato e che amo e che è stata la mia vita non solo professionale e che mi ha aiutato a crescere umanamente e culturalmente. Mi hanno allontanato perché ho condotto una battaglia contro certe decisioni strategiche aziendali che poi, per soddisfazione postuma, si sono rivelate un fallimento. Mi hanno allontanato perché forse me lo meritavo e non porto rancore verso nessuno di coloro che ha partecipato o avallato la decisione della mia espulsione.

Poi ho dovuto faticare per ricostruire una carriera, una immagine, un percorso che mi ha comunque offerto nuove esperienze, nuove amicizie a dimostrazione che se la vita non la tratti male anche quando sembra che lei non ti ama, alla fine scopri che ti vuole bene e ti offre la sua amicizia.

Mi sono cari i tanti amici conosciuti nel cammino che hanno riempito la mia vita, le hanno dato un senso e hanno equilibrato le sconfitte, hanno rappresentato sempre uno stimolo positivo. Credo che il sentimento dell’amicizia sia più forte, più sincero e più profondo di quello dell’amore quando è vero, e cioè non strumentale e falso, e può veramente essere la stella cometa di una vita.

E ora che sono arrivato a 80 anni, per rifare il verso ad una famosa canzone siciliana che si chiama “Vitti ‘na crozza” cantata e resa popolare da una grande cantante romana e cioè da Gabriella Ferri, sono molto felice di avere provato tanti sentimenti ma non tutti, per esempio non quello dell’odio. Sono felice di essere ancora capace di pensare, di pensare senza pregiudizi, di pensare con il massimo rispetto di tutto e di tutti.

Mi piace pensare al futuro, perché il futuro esiste sempre piccolo o largo che sia, perché senza futuro non ci sarebbe speranza e senza speranza ci sarebbe il pozzo profondo del niente che purtroppo attanaglia tanta gente in questi tempi così strafalari e volgari. Mi piace pensare che è bello osservare, poter dire il proprio pensiero in ogni occasione.

È con questo spirito leggero che vado senza riserve verso il nuovo anno e sono convinto anche io che il tempo è galantuomo e farà giustizia dei bugiardi e delle idee strampalate che costoro inoculano nella società, ripristinerà verità violate, selezionerà fatti e persone, aiuterà a vivere chi ama la vita, chi gode dei piaceri piccoli e grandi che la stessa offre sempre in ogni momento, basta vedere e prendere e rispettare.

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Inserito il:31/12/2015 19:05:53
Ultimo aggiornamento:23/01/2016 10:24:34
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