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Aggiornato al 19/09/2018
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Barbara Mitchell – Complexities – CitraSolv Art and Collage

La complessità.

 

La società in cui stiamo vivendo è molto diversa da quella di alcuni anni fa e va trasformandosi tuttavia sempre in modo più accelerato.  Come conseguenza dello sviluppo della tecnologia, della diffusione della globalizzazione, della prevalenza dell’economia, della accentuazione delle diseguaglianze, della attenuazione di vecchi valori.  E per l’introduzione di modelli di vita che mettono al primo posto di gran lunga il successo come obiettivo fondamentale e cercano di spingere tutti verso maniere di vita mediocri magari spacciandole come quello che si deve fare, come indispensabile per far parte e tentare di avere un ruolo nella propria comunità.

Spingere con comportamenti suggeriti o imposti da strumenti di comunicazione di massa e da esempi forniti da personaggi scelti e indicati come di riferimento proprio per la loro superficialità e la facilità di esibizione di fatui interessi. Comportamenti per vivere e morire, per comprare e buttare, usare e adeguarsi,  privilegiare il piacere, la forma, la violenza.

Il risultato è una società sempre meno solidale, sempre più ingiusta, sempre più prigioniera di bande di individui che la depredano continuamente, come una vecchia banca del Far West. Una società in cui prevalgono l’egoismo, il cinismo e l’apparire e nella quale il danaro vale più della conoscenza, il sesso più dell’amore, la carriera più dell’amicizia, la conquista di qualunque cosa l’unico antidoto alla solitudine.

La caratteristica che oggi rappresenta la connotazione comune a tutto è la complessità. È complessa la società e le sue regole di comportamento, è complesso il funzionamento della cosa pubblica, è complessa la gestione di qualsiasi iniziativa imprenditoriale, è complessa la gestione dei sentimenti e delle emozioni, è complesso il disegno di qualsiasi percorso di vita, è complessa qualsiasi iniziativa culturale, la gestione di un patrimonio, il  progetto di una vacanza, la conoscenza di tutto ciò che al di fuori del proprio normale recinto di vita.

È come se la semplicità, dal modo di vivere a quello di lavorare, di amare e di interagire con la comunità in cui si vive, sia considerata una cosa stupida propria di persone arretrate, vecchie, conservatrici, nostalgiche di mondi scomparsi, incapaci di entrare nelle nuove realtà.

È complesso stare nella società perché sono pesanti le regole da seguire e difficili quelle per relazionarsi con altri, è complesso il modo per fare e coltivare amicizia così come il modo per cercare, mantenere e sviluppare, perdere un amore, è complesso partecipare alla vita della società sempre di più organizzata secondo gruppi di interesse che si contrastano senza esclusioni di colpi. Nella vita sociale come nell’amore, inoltre, non solo si deve avere successo, ma soprattutto non si può né si deve perdere. La sconfitta è un’onta che può portare alla esclusione da qualsiasi iniziativa, lascia una traccia indelebile, la traccia del perdente. Per questo pur di non perdere si ricorre sempre più spesso alla violenza come sistema di riscatto, di rivincita, di ripristino del proprio valore e della propria considerazione a prescindere dai sentimenti o dagli interessi.

La complessità è anche un effetto negativo della tecnologia che consente per sua natura elaborazioni, accostamenti e procedure complicate. Pertanto è spesso usata da alcuni sacerdoti non sempre in buona fede di questa scienza, che ormai è diventata per le nuove generazioni la normale abitudine di vivere, per escludere chi per età o per proprie disponibilità intellettuali non riesce a  servirsene nel modo previsto e, quindi, dando origine ad una grande diseguaglianza tendente ad attenuarsi nel tempo per la scomparsa delle persone anziane, ma tuttavia ancora operante e discriminante.

Nel mondo imprenditoriale ci sono manager assolutamente preparati e adatti al lavoro che sono chiamati a fare, ma che non sanno gestire situazioni complesse. Dove la complessità può essere data dal prodotto, dai mercati in cui l’azienda opera, dall’azionariato della stessa, dalla struttura operativa, dalle relazioni necessarie con fornitori, partner, concorrenti e clienti. Ci sono esempi assolutamente illustri in questo campo.

Allo stesso modo nella sfera dei sentimenti sono finite le situazioni semplici, lineari perché ciascuno è sottoposto a stimoli culturali diversificati  e diffusi nella vita quotidiana, a modelli che cambiano di continuo, a lusinghe, a opportunità che possono distrarre e che possono complicare qualsiasi relazione, qualsiasi trasporto  anche passionale. Naturalmente anche la parità di genere che in alcune parti del mondo è in cammino e ha fatto passi avanti significativi influisce nella complicazione di qualsiasi rapporto non avendo ancora modificato il genere fino ad ieri prevalente il proprio schema culturale e di interpretazione dei propri e degli altrui stimoli.

Lo stesso ragionamento si può fare se si affronta il tema della società, della politica, della produzione artistica, dell’economia, del tempo libero e di quello finale della vita. Quest’ultimo è un momento difficile, particolarmente difficile, perché ciascuno è stretto in una tenaglia in cui da una parte ci sono i nuovi modi di vivere che molti non capiscono o non condividono e dall’altra  tutte le nostalgie, i rimpianti, le sconfitte, gli errori, le illusioni che hanno fatto parte del percorso e che proprio in questo tempo si presentano in modo chiaro e senza più alibi, senza più essere coperti dalla voglia di dimenticarli.

La complessità dunque. Un reticolo, una tela di ragno che ci avvolge ogni giorno di più, che ci prende e ci porta lontano, che ci incuriosisce e ci può frustrare, che ci cambia la vita in ogni caso. Abituarsi alla complessità è la grande sfida dell’oggi per tutti. Solo coloro che lo capiranno e riusciranno a dominarne i meccanismi rischiano di emergere e di vincere, lasciando tanta gente a cercare di rompere la tela.

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Inserito il:05/02/2015 11:28:00
Ultimo aggiornamento:03/03/2015 20:15:34
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