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Aggiornato al 03/06/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

T Koni (Osaka, Japan- ) – Dual Personality

 

Sfacelo umano

di Davide Torrielli

 

Non sono mai stato un simpatizzante dei social in quanto, forse per arroganza e forse per perspicacia collegata alla prima, ho sempre pensato che a farne un uso smodato possano solo essere una categoria di persone che a causa delle loro mancanze sociali, cercano in uno schermo quello che nella società, nelle amicizie, in una pizza o una birra con amici, non sono in grado, più, di trovare.

Bene, confesso che gli eventi di contatto che ho ed ho avuto con questo mondo non hanno contribuito grandemente a deviarmi dalla mia tracotante ed altezzosa opinione, anzi, ogni volta che mi ci approccio, forse in modo scorretto e prevenuto, non faccio altro che sentirmi stupido e non riesco davvero a capire cosa possa attirare una persona verso il maneggiare false icone di se stesso nelle quali trasferire i propri sogni e frustrazioni, nella mal celata speranza che così facendo, le stesse trovino finalmente pace.

È un po’ come fumare una sigaretta: provi, poi ti chiedi quale che sia effettivamente il vantaggio e lo svantaggio di quel gesto e se te lo chiedi, la risposta è ovvia: scambio il “profumo” con il cancro.

Nuovamente, sentirsi stupidi, tanto stupidi, non trovo altra definizione al di fuori dell’ennesima prova della stupidità umana che in uno specchio deformante, di quelli che si trovavano nei luna park, cerca la correzione a se stessi.

L’ansia pazzesca di dover fare in fretta a far vedere invece di conservare egoisticamente per se stessi il vello di quello che si sta vivendo.

Quindi, … in queste settimane mi sono trovato a dover gestire per motivi che qui tralascio, un’ubriacatura abbastanza comune di un caro amico il quale si sta rendendo conto di essere annegato in un pozzo dalle pareti lisce come il vetro umido, con la sola disperata quanto inconscia possibilità di vedere in alto un disco di luce, lontano, che fu la sua identità, il suo nome ed il suo cognome, il se stessi che a forza di essere insidiato e corrotto dalle proprie deformazioni , diventa lontano.

Il buio delle proprie proiezioni che oscura tramite nick names, il proprio nome. L’essere orgogliosi di chiamarsi Mario Rossi che diventa l’ansia di nascondersi dietro al proprio nick name; “Fire_red_66” che oscura e nasconde Mario: ma perché doverlo fare? Perché non portare sempre e comunque il proprio nome e cognome dovunque con orgoglio?

Formiconi, qui siamo davanti ad un reale ed autentico disastro sociale: lo dico da sempre; le persone, si incanalano, su percorsi scivolosi, irti di insidie alla propria personalità, celandosi dietro a falsità per nascondere, magari, un bellissimo se stessi.

Perché questa tragedia?

La comunicazione che secca come acqua al sole dell’arido deserto di cavi elettrici che portano immagini che non esistono. Ma perché le persone, miliardi di persone, non comprendono che le proprie proiezioni su FB, Instagram e guano vario, non sono altro che bugie dette a se stessi?

I sensi, cinque sensi, annullati completamente con barriere digitali, fotocopiatori di persone senza inchiostro a colori, bianco e nero che tinge di dolore la reale solitudine che ammala ed ammorba i frequentatori assidui dei social.

Ansia dell’essere quel che non si è, dell’apparire forti, bellli, ricchi, spiritosi sagaci ed intelligenti, nascondendo la propria difficoltà ad essere, sì, ad essere. Qui manca l’essere, qui si crede a tutto, si mette in piazza tutto si regala tutto che diventa niente, senza valore, senza anima e senza consistenza.

Uomo liquido, disse qualcuno, che non ha bisogno di nulla per sciogliersi e finire in una pozzanghera maleodorante di quello che fu il se stessi.

Quanto è bello essere se stessi sempre, fuori e dentro un pc, con i propri difetti, belli evidenti, noti e conosciuti….tenersi dentro le proprie emozioni senza l’obbligo di doverle condividere. Che termine il condividere, o meglio, dividere con … bello è condividere una fetta di focaccia o pizza su un cofano di una 127 sport rossa la sera, triste è il dover condividere i propri sentimenti con 1500 persone delle quali frega poco ed alle quali non frega nulla di te.

Ho avuto la fortuna di sporcare cofani di sugo con amici e passare ore a parlare sino alla gola secca, e auguro ai poveretti dei social di riuscire in un evento magari fortuito di potersi trovare a usare il concetto del condividere qualcosa davvero senza far finta di essere chi e quel che non si è ma che si sogna di essere.

Pena, tanta pena per chi non ha potuto godere degli altri, della bellezza che i rapporti umani può regalare annusando, ascoltando, guardando, e toccando gli altri, con i propri umori, rumori e difetti, invece di affannarsi a cercare di essere una triste immagine di chi non si è e non si sarà mai.

Bene, se anche solo uno di voi si starà interrogando su cosa davvero serve il proprio profilo FB o IG o simili e deciderà di chiuderlo per andare in birreria con gli amici, avrò raggiunto il mio obiettivo di interrogarsi del perché stiamo facendo qualcosa e se quel qualcosa abbia davvero un senso compiuto.

Te Curas

 

Inserito il:13/12/2019 16:08:04
Ultimo aggiornamento:13/12/2019 16:49:47
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