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Aggiornato al 18/06/2018
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Vladimir Kush (Mosca 1965 -        ) – Pro e contro

Lobby al lavoro, stampa a riposo.

In questo Paese l’opinione pubblica viene spesso formata, più che informata, attraverso i comunicati stampa e le dichiarazioni delle parti in causa, che una stampa quanto meno pigra diffonde senza intermediazione.

Mi sembra questo il caso del 730 precompilato, novità 2015 per i redditi del 2014, che l’Agenzia delle Entrate renderà disponibile in via sperimentale e che nella maggioranza dei casi dovrà essere integrato con dati per questo primo anno ancora mancanti (spese mediche, detrazioni fiscali per ristrutturazione edilizie e altro).

Che se ne dice in giro? Che era meglio quando non c’era nulla e che con questa innovazione chi si rivolgerà ai CAF e ai professionisti pagherà di più. Il che appare incomprensibile, salvo risalire alle vere ragioni della lamentela.

La prima ragione è che più negli anni il sistema del 730 precompilato si affinerà più i CAF (cioè i sindacati) e i professionisti perderanno lavoro. E allora via con comunicati stampa e dichiarazioni contrarie, anche perché non è difficile inquadrare questa iniziativa nell’ambito della politica non apertamente dichiarata (ma perseguita, mi sembra) del governo Renzi di ridurre l’influenza sindacale nel Paese.

Ma se l’Agenzia delle Entrate toglie lavoro, perché l’assistenza dovrebbe costare di più?

Questa è la seconda ragione di lagnanza: che l’uso da parte dell’intermediario dei 730 precompilati fa scattare nei suoi confronti la responsabilità, in caso di errore a danno dell’Erario, non solo per le eventuali sanzioni e interessi ma anche per l’imposta non versata. E non finisce qui, perché violazioni ripetute rischieranno di provocare la revoca dell’autorizzazione all’attività. Ecco che perciò CAF e professionisti devono adeguare i massimali della polizza assicurativa, con conseguente aggravio dei premi.

In sintesi: per gli intermediari probabilmente diminuirà il lavoro e sicuramente aumentano immediatamente responsabilità e costi fissi. Da qui le lamentele e l’aumento dei prezzi. E, io immagino, lo scarsissimo ricorso al servizio dell’Agenzia, per cui si potrà dire che è stato un fiasco.

Tutto il resto è fumo negli occhi, contorno comunicativo. False motivazioni, non smascherate dalla suddetta pigra stampa, salvo quella più qualificata. C’è chi lamenta che il 730 precompilato non viene spedito a casa ma si deve “scaricare” dal sito dell’Agenzia (alcuni, verbalmente, danno ad intendere che quello “scaricare” è gravosissimo). Vero che nella sua foga comunicativa lo aveva detto lo stesso Renzi, ma d’altra parte non si capisce come l’Agenzia potrebbe recapitare un documento digitale senza avere l’indirizzo di posta elettronica del destinatario. Ma i lagnanti sorvolano sul dettaglio.

C’è anche chi segnala che l’accesso al sito è gravoso, dovendosi il contribuente dotare di un PIN fornito dalla stessa Agenzia. I più ricordano che i poveri pensionati che hanno poca dimestichezza con il computer (il che statisticamente è sempre meno vero) dovranno comunque rivolgersi ai suddetti CAF o professionisti. E nessuno fa notare che, nel caso, si tratterebbe di comportarsi come sempre, che quella offerta dall’Agenzia è solo un’opzione in più, non è un obbligo né la sostituzione di qualcosa.

Se si avessero davvero a cuore i “poveri pensionati” bisognerebbe prendersi la briga di analizzare, valutare e descrivere, attività che dopo tutto non dovrebbero essere estranee al lavoro del giornalista.

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Inserito il:08/04/2015 18:52:52
Ultimo aggiornamento:25/04/2015 21:39:24
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