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Aggiornato al 21/06/2018

 

A Vanvera (28)

di Massimo Biondi

 

Arzigogoli

Devo confessare, da profano, qualche perplessità sulle opinioni della Corte Costituzionale in merito di legge elettorale. Non capisco in particolare il richiamo alla necessità di maggioranze omogenee – tra Camere, si direbbe - che le leggi dovrebbero esprimere. È la Costituzione stessa che prevede per il Senato una base elettorale diversa rispetto alla Camera (età minima degli elettori) e diversi criteri di attribuzione dei seggi (su base regionale e non nazionale).  

A me, sempre da profano, pare singolare che la Consulta vada oltre l’esame di conformità delle leggi elettorali al dettato costituzionale e si preoccupi delle maggioranze che ne derivano.

 

Qui Consulta, a voi Parlamento

Ora vedremo se si andrà a votare con le leggi uscite dalla Consulta o se il Parlamento troverà l’accordo per approvarne di proprie, come democrazia vorrebbe. Seguiremo l’eventuale evoluzione, senza grande partecipazione ormai. Altri eventi incombono, più rilevanti per il nostro futuro di italiani e di europei. 

 

PD: un innesto letale

Penso anch’io che Renzi sia stato una specie di corpo estraneo per il PD. Ha dato una scossa, ma ha iniettato in quell’organismo nei fatti iper-conservatore una dose di riformismo che si è rivelata eccessiva.   

 

PD: morire berciando

Elezioni subito; no l’anno prossimo. Meglio candidarmi adesso o attendere la convocazione del congresso? Anticipiamo il congresso; no a fine anno. Le primarie si può; ma anche no. Cambiamo le leggi elettorali. Oppure no. Però i capilista bloccati non sono accettabili. Circolano decine di ipotesi tra loro antitetiche su come cambiarle, le leggi elettorali.

Scissione! Ma no! perché scissione? State boni! Però si moltiplicano i segnali sulle dinamiche di gruppi di pressione e interessi. Politici, naturalmente.

Ho l’impressione che basterà a qualunque partito definirsi “non come il PD” per raggranellare un po' di voti in più al prossimo giro.

 

Più a sinistra

Che ci voglia più sinistra è quello che dicono in molti dentro il PD, fuori dal PD, tra i nemici di sinistra del PD, tra i non pregiudizialmente ostili ma da sinistra, quella autentica, eccetera. Molteplicità di posizioni, naturalmente; ogni sinistra fa a sé ritenendosi nel giusto mentre le altre non hanno capito niente: il mondo, gli operai, l’economia, i poteri forti, Berlinguer, i diritti, la distribuzione della ricchezza, papa Francesco, i partigiani, Gramsci, i poveri, le lotte sindacali, l’Europa, la Costituzione che nasce dall’antifascismo, lo stesso fascismo e di conseguenza l’antifascismo.

Non si conclude un cavolo, ma quanti intriganti dibattiti! Naturalmente ignorando che la sinistra non mitigata da una dose variabile di centrismo post democristiano non è mai stata maggioranza in Italia. Mai.

 

A sinistra del PD. Fuori, ma non lontani. Diversi, ma non nemici.

Ora ci prova Pisapia a “unire la sinistra”, come se non sapesse che la fantomatica sinistra trova una parvenza di unità, rigorosamente tattica, solo quando appare qualcuno che la vuole riformare. Sventata la minaccia torna alle sue secolari masturbazioni cerebrali.

E inoltre, come fa Pisapia a chiamare “campo progressista” un’accozzaglia (!) che è tra quanto di più conservatore esista nella politica italiana?

 

Due considerazioni personali sulla sinistra (che mi ha deluso)

  • Se si esclude la socialdemocrazia del nord Europa, peraltro invisa a molti “sinistri”, in quali Paesi “la sinistra” ha ben governato e ottenuto il plauso dei cittadini e la riconferma da parte degli elettori? Mi riferisco agli elettori non a caso: dove non ci sono elettori, e perciò non c’è democrazia, il ragionamento non vale.
  • Il socialismo, o sue più o meno plausibili espressioni, mi pare abbia ottenuto i maggiori successi non governando in proprio ma stando all’opposizione di sistemi capitalisti in fase positiva.
    • Anche in Italia è andata così. Il sistema capitalista creava ricchezza che il socialismo, nelle sue varie espressioni, si batteva con successo per distribuire a beneficio dei lavoratori e del welfare. Le conquiste.
    • Quando però è in crisi il capitalismo pare esserlo in parallelo anche il socialismo. Forse hanno bisogno uno dell’altro. Forse lottando si migliorano entrambi.

 

Italia senza famiglie

Socialisti, socialdemocratici, liberali, conservatori, riformisti, popolari, perfino i verdi: in Italia c’è tutto e niente. Tutto confuso, dimenticato, talvolta osteggiato. Come se le grandi culture politiche europee, aggiornate, non avessero più nulla da trasmettere. Come se ci si dovesse vergognare di discendere da quelle famiglie. Vanno di moda i trovatelli.

 

 

Roma senza mafia

Il giudice per le indagini preliminari ha archiviato le posizioni di 113 indagati su 116 in riferimento a 'Mafia Capitale', così ricondotta a colossale costruzione mediatico-giudiziaria come già ampiamente ipotizzato. Per quei 113 indagati non sono stati trovati "elementi idonei a sostenere l'accusa in giudizio", almeno per un filone di inchiesta, per ora.

Nel frattempo comunque i giornali sono stati venduti, i talk show hanno incrementato l’audience, il “popolo” ha rafforzato la convinzione che “sono tutti marci” e il sindaco è stato cambiato.

I danneggiati si tengono il danno.

 

Europa non populista

Ha parlato Marine Le Pen. Paginoni. Europa: aiuto! I populisti dilagano. L’Europa è spacciata. L’Euro a maggior ragione. Seminano panico per via mediatica anche quelli che in fondo non sarebbero dispiaciuti. C’è in giro chi dissimula.

A parte che Le Pen la definirei nazionalista, più che populista (per me il termine populista non definisce nulla), perché farla passare per filo-Trump? Può tornarle comodo in chiave di comunicazione ma Trump è un iper-americano e la cultura filo-atlantista è piuttosto estranea alla maggior parte dei francesi dai tempi di De Gaulle. Al contrario del nazionalismo.

Comunque: e se vincesse poi Emmanuel Macron?

E se in Germania vincesse Martin Schulz?

L’Europa potrebbe sorprenderci con due europeisti convinti e determinati al governo dei due principali Paesi dell’Unione. Nel frattempo i media in grado di farlo sarebbe meglio che si dedicassero ad analisi e valutazioni oggettive piuttosto che al terrorismo mediatico.

 

Politica e business

In vista di un viaggio negli Stati Uniti il premier giapponese Abe ha chiesto ai grandi gruppi del suo Paese di dettagliare e rendere pubblici i loro investimenti negli USA. Con Trump alla casa bianca cambiano anche le credenziali in politica estera. Oro va sempre bene. Incenso e mirra anche no.

 

Amici con riserva

Trump ha fatto sapere all’amico Putin che a lui il trattato New START di non proliferazione nucleare firmato da Obama non piace. Rappresenta un cattivo affare per gli Stati Uniti, dice. Chissà cosa ha in mente.

 

Ripensamenti?

Trump, indaffaratissimo, ha fatto sapere al leader cinese Xi Jinping che lui sì, ha fatto una telefonatina a Taiwan già nelle prime ore del suo mandato (quando brontolava minaccioso verso la Cina), ma che quello non voleva essere un atto simbolico contrario alla politica dell’unità cinese perseguita da Xi Jinping.

Anche sullo spostamento a Gerusalemme dell’ambasciata statunitense in Israele deve riflettere, ha detto. E si accinge ad incontrare Netanyahu.

In giro per la casa bianca ci devono essere un bel po' di consiglieri che tirano per la giacca il neo presidente. Il quale fa finta di fare di testa sua ma ascolta.

 

 

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Inserito il:11/02/2017 17:28:43
Ultimo aggiornamento:11/02/2017 17:53:51
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