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Aggiornato al 18/11/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Eleanor Blair (Gainesville, Florida - Contemporary) - Evergreen cemetery

 

Riflessioni sul 2 novembre

di Giovanni Armando Costa

 

Il due novembre c’è l’usanza per i defunti di andare al cimitero, recitava Totò in una sua indimenticabile poesia. Per quanto mi riguarda l’ho fatta anche quest’anno “chesta creanza” rendendo omaggio agli antenati che riposano nel cimitero cittadino.

L’afflizione in cui mi trovavo a causa della triste ricorrenza si trasformava in scoramento man mano che avanzavo lungo portici e viali. Osservavo le costruzioni funerarie a più piani e l’ammucchiata di defunti. Colonne di tombe collocate una sull’altra si susseguivano ed erano evidenti le difficoltà a raggiungere i loculi alti per i familiari che desideravano poggiare un fiore vicino alla lapide o spolverare la fotografia del parente. Per riuscirci erano costretti ad arrampicarsi per scale e trabatelli e piangere sospesi in aria. Camminando leggevo i nomi dei morti collocati ad altezza uomo, ne osservavo la fotografia e la durata terrena considerando il tempo trascorso tra le date di nascita e di decesso incise sulle lapidi. Mi sembrava però di fare un torto a coloro che riposavano in alto e allora mi sforzavo di tirare su la testa. Puntavo lo sguardo verso le ultime tombe ma i dati riportati sul marmo e le immagini erano lontani, in parte coperti da mazzi di fiori sintetici, non certo di facile lettura e la fatica obbligava a desistere.

Rimanevo sbigottito quando in un’area del camposanto insolite croci di legno segnalavano la presenza di morti interrati ma con lapidi in marmo appoggiate sopra la terra e palesemente rimosse da altri siti. Ad una coppia tristemente impegnata a cercare qualcuno tra le croci ed a posare fiori tra le tombe azzardai una richiesta di informazioni sul perché di un simile scenario. Mi risposero mestamente che in quell’area erano temporaneamente collocati gli sfrattati, coloro cioè che avevano perso il diritto trentennale di occupare il loculo. La procedura prevedeva alla scadenza della concessione l’apertura del sepolcro, la forzatura della bara e la verifica della salma che se non consumata completamente andava interrata, coperta da una umile scatola di cartone per facilitarne il degrado, oppure cremata. Tutte operazioni da fare alla presenza di parenti del cadavere. Uno dei due coniugi raccontava di avere già vissuto tutta la trafila: l’apertura del vano murario prima e della cassa zincata poi, di aver visto il padre mummificato e di averlo fatto interrare; di essere stato successivamente chiamato per la dissepoltura e di aver constatato l’effettiva consumazione dei poveri resti umani; di aver presenziato alla pulizia delle ossa e alla loro collocazione in un’urna a sua volta inserita nella tomba della madre che occupa il loculo trentennale con scadenza prossima. Conseguentemente ci ritroveremo presto, aggiungeva la signora, a rivivere tutto con il cadavere di mia suocera, perché i corpi non si consumano con le attuali condizioni di sepoltura. I morti mummificano ma non deperiscono ed oltre alla fatica psicologica necessaria per far fronte agli eventi, tutte le spese sono a carico dei familiari, compreso lo smaltimento della cassa zincata considerato rifiuto speciale.

Scosso dai brividi per le testimonianze acquisite ed immedesimandomi nei panni di coloro che sono costretti ad assistere ad un simile scempio, salutai cordialmente e mi avviai di corsa verso l’uscita del cimitero facendomi il segno della croce e pensando seriamente a fare testamento scegliendo da subito la cremazione per evitare simili torture ai discendenti.

Invidiando le nazioni che collocano i loro morti in terra e per segnalarne la presenza usano solo una nuda croce mi chiedo come mai nessuno ancora abbia pensato ad un turismo funerario. Vendere cioè loculi e terreni in quei paesini di montagna o del sud Italia dove regna lo spopolamento ed il tasso di natalità è pari quasi allo zero. Paesi dove non esiste carenza di posti al cimitero e nessuno ha la necessità di dissotterrare i morti. I comuni con i guadagni potrebbero destinare risorse alla manutenzione delle strade e dei corsi d’acqua per prevenire disastri ambientali, attirerebbero turisti rappresentati dai parenti dei defunti, quanto meno il due di novembre e consentirebbero ai nostri morti di riposare senza essere disturbati.

 

Inserito il:02/11/2019 10:08:47
Ultimo aggiornamento:02/11/2019 10:13:23
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