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Aggiornato al 26/04/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Beth Marcil (Charleston, South Carolina, ? - Maui, Hawaii) - Wind in the Cane

 

Calajunco, la filosofia della canna

di Gianni Di Quattro

 

“Calati junco che passa lu ventu” (abbassati canna che passa il vento) è un proverbio, un modo di dire siciliano, e specialmente delle isole Eolie, e si riferisce ai canneti che popolano molte coste e arenili della Sicilia e che sopravvivono malgrado siano sottoposti a continue folate di vento, anche di forte vento. E sopravvivono perché le canne sono elastiche e quando sono investite dal vento non si irrigidiscono e si piegano, in questo modo soffrendo ma resistendo ed evitando così di spezzarsi e di morire come succede ad altre piante ed alberi di una certa grandezza. Certo magari sopravvivono un po’ acciaccate, un po’ piegate, non lo nascondono ma sopravvivono.

Ecco, la canna, il giunco degli arenili siciliani (e per la verità non solo) con la sua elasticità, con la sua capacità di adattamento e, soprattutto, di resistenza è un simbolo del comportamento di molti uomini che riescono a non farsi spezzare da avversità sociali e politiche, persino da certi regimi assoluti che quasi sempre, proprio perché sono assoluti, sfiorano o affondano nella ferocia.

Naturalmente ci sono quelli che fanno come le canne e cioè si curvano ma riescono tuttavia a mantenere la schiena dritta nel senso figurato, cioè mantengono le idee, i pensieri e in questo modo la loro dignità e riescono altresì a tenere la loro coscienza al di fuori, estranea da qualsiasi situazione che sconfina con la disumanità. Riescono a convivere con decoro intellettuale e umano con qualsiasi potere, anche quello che instaura con la forza (che può essere anche rappresentata da mancanza di alternative) sistemi che di fatto limitano la libertà e costringono a ruoli di difesa della propria esistenza spesso penosi quando e se non si manifesta la propria adesione al regime e che significa in pratica sottomissione.

Ma ci sono anche uomini che si piegano come le canne e lo fanno anche quando non c’è vento, anche quando l’aria è assolutamente ferma. Sono i voltagabbana, quelli che hanno la coscienza aperta e la dignità adattabile. Sono tanti, sono la maggioranza, alcuni di loro lo fanno per sopravvivere e cioè per necessità e non lo fanno sempre, ma solo quando non possono e non riescono a farne a meno e altri invece lo fanno per convinzione e per raggiungere i loro obiettivi. Questi ultimi rappresentati dal potere, dai soldi, da conquiste, dal prestigio sociale, da donne o da qualsiasi altra cosa sia un simbolo di una vita piena di cose e vuota di sentimenti.

In altri termini, la canna e il suo comportamento di fronte alle avversità, alle situazioni che la natura, e la vita che in essa si svolge, cambia di continuo, rappresenta un simbolo di come un umano, che crede di non avere niente in comune con la canna, si comporta e di come tutti gli umani si differenziano gli uni dagli altri, proprio come le canne.

Un altro interessante interrogativo è il seguente: canna si nasce o canna si diventa? Il dilemma è di difficile soluzione, si affianca a tanti altri che pendono da sempre sulla intelligenza umana, come quello, per esempio, se è nato prima l’uovo o la gallina.

Certamente la natura suggerisce che tanti nascono canna e poi la maggioranza rimane canna, mentre alcuni, grazie all’impegno, alla cultura, al loro pensare si raddrizzano. Naturalmente tra quelli che si raddrizzano, alcuni diventano leader e altri invece no perché non hanno la spregiudicatezza e la tempra per esserlo però sono quelli che aiutano il mondo ad andare avanti, aiutano l’umanità con le arti, con il pensiero, con i valori. Per completezza, bisogna anche dire che molti, davvero molti nascono neanche canne, ma piccoli arbusti alti più o meno come le piante di carciofi e si credono canne e questi sono pericolosi perché quando riescono ad emergere, procurano danni incalcolabili per tutti.

La canna, insomma e infine, è la vera allegoria degli esseri umani. Ci aiuta a capire il loro comportamento, la loro umanità e la loro voglia di avere, di possedere, pronti a rinunciare ad essere uomini. Aveva ragione Sciascia, lui li chiamava quaquaraqua, le masse che determinano la vita di tutti sono arbusti, somigliano ai carciofi senza esserlo, sperano di diventare canne e poi adattarsi a tutto e continuano a piegarsi, a piegarsi ed ancora a piegarsi. E in questo periodo intorno a noi e a perdita d’occhio si vedono tanti arbusti e tante canne piegate, chissà cosa significa e perché!

 

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Inserito il:30/01/2019 16:35:59
Ultimo aggiornamento:30/01/2019 16:41:26
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