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Aggiornato al 14/10/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Jacques-Louis David (Parigi, 1748 - Bruxelles, 1825) - Morte di Socrate (1797)

 

Eutanasia e suicidio assistito

(seguito)

di Vincenzo Rampolla

 

Eutanasia significa morte buona, non dolorosa e raffigura l’intervento professionale che soddisfa la volontà di una persona di assicurarsi una morte senza sofferenza. La pratica è controversa e va contro il rapporto medico paziente, diretto di solito a eliminare un male più che una persona.

In chiave giuridica l’analisi del valore dell’eutanasia e della sua ragione d’essere porta a chiedersi: esiste (in Europa) un diritto alla morte riconosciuto a salvaguardia dei diritti dell’uomo?

Da un lato c’é chi ritiene che cura e tutela della vita siano valori assoluti e prioritari nel confronto della libertà e dell’autonomia delle persone e ribadisce che la morte con dignità non va intesa come gestione senza norme del valore della vita.

A questi si oppone chi ritiene che la vita appartenga a ciascuno di noi, capace ognuno di disporre della sua vita in totale libertà, chiudendo l’esistenza se lo ritiene opportuno e in armonia con il suo interesse, nel rispetto della libera autodeterminazione.

In termini strettamente giuridici si può dire: tutti siamo uguali e la vita è inviolabile, tutti devono rispettarla e a nessuno è consentito toglierla. Allora, chi è padrone della vita? Nessuno. Per potere essere riconosciuto a tutti, il diritto alla vita è universale, dunque nessuno ne è privo e neppure ne viene privato e perciò deve essere riconosciuto e garantito da parte dello Stato e della società. In questo contesto sorge un’ultima domanda: il diritto alla vita può implicare e prevedere un diritto alla morte? Domanda provocatoria, subito rigettata: non esiste un diritto, qualunque esso sia, se non c’è una corresponsabilità di altri. Riconoscere un diritto alla morte, in questa logica, avrebbe in sé il dovere giuridico di uccidere.

Il Consiglio d’Europa ha affrontato le questioni riguardanti l’attenzione sanitaria delle persone in fase terminale, la fine della vita e l’eutanasia. Sono emerse alcune raccomandazioni primarie:

La Raccomandazione 779, che rileva che: il perfezionamento della tecnologia medica tende a offrire un trattamento sanitario ai pazienti più tecnico e talvolta meno umano. In pratica: le cure palliative sono il percorso adeguato per rispettare la dignità e l’integrità delle persone.

La Risoluzione 613, che afferma che: ciò che è più desiderato dai pazienti morenti è morire serenamente e con dignità, assistiti e sostenuti da familiari e amici.

La Raccomandazione 1418, che stabilisce che: l’unico modo per garantire la dignità dei malati si trova nel mettere a loro disposizione cure palliative integrali a cui accedere in condizioni di equità. In definitiva l’articolo 2 della Convenzione europea sancisce: non si deve conferire all’individuo la facoltà di scegliere la morte invece della vita, ovvero creare un diritto all’autodeterminazione.

La legge sull’eutanasia è in esame in numerosi Paesi, in molti dei quali anche la sola assistenza di una persona all’esecuzione della pratica di suicidio è illegale. In Europa l’eutanasia passiva (interruzione dei trattamenti medici in corso) e l'eutanasia attiva (il medico che somministra di persona le sostanze che danno la morte) sono autorizzate per legge in Svizzera, Olanda, Belgio e Lussemburgo. Ai Paesi europei si aggiungono Usa (in 5 Stati), Giappone, Cina e Colombia. In Europa la prima legge che ha consentito l'eutanasia è stata approvata nell'aprile 2001 in Olanda. In Lussemburgo, la legge è attiva da marzo 2009 e prevede che: un medico risponda a una richiesta di eutanasia non venga sanzionato penalmente e non possa dar luogo a un'azione civile per danni. In Svizzera la legge prevede l'aiuto al suicidio solo se prestato senza motivi egoistici, pratica garantita anche ai cittadini stranieri. Nel 2010 l'Autorità Nazionale ha dato il via libera all’eutanasia passiva proibendo l'eutanasia attiva. In Germania la Corte di Giustizia tedesca nel giugno 2010 ha adottato l'eutanasia passiva. In assenza di una legge specifica, anche quella attiva è ammessa solo con la chiara la volontà del paziente. Analogamente la Spagna ha ammesso l’eutanasia passiva ma non quella attiva. In Francia l'eutanasia attiva è vietata, mentre è parzialmente ammessa quella passiva. In Gran Bretagna, anche l'aiuto al suicidio è perseguito per legge, come ogni forma di eutanasia e solo in casi estremi il giudice può autorizzarlo. Nel resto del mondo l'eutanasia è ammessa in Cina negli ospedali e in Colombia, legale dal 1997. In Usa lo Stato più tollerante è l'Oregon dove è ammessa dal 1997 anche in caso di semplice depressione del paziente; analoghe leggi sono state adottate negli Stati del Vermont, Washington, Montana e New Mexico. In Canada una norma che la legalizza è stata bocciata e la situazione è differente nelle diverse Province. In Australia l'eutanasia non è ammessa, ma sono consentite le direttive anticipate di trattamento. In Giappone, infine, quando un paziente vuole accedere all'eutanasia viene avvicinato da un gruppo di specialisti che lo aiutano a scegliere e a prendere una decisione.

 

L’eutanasia nell’Islam

La religione islamica come le altre religioni monoteiste risponde NO all’eutanasia, perché la religione ha un concetto della morte e della sofferenza che non è quello del materialista. Poiché la scienza non è una religione, bisogna ammettere che nella scienza non c’è una cultura della morte.

Per la medicina rigorosamente islamica, che tiene conto di una realtà corpo-spirito, nei riguardi del paziente (soprattutto se terminale) sussiste il dovere di mantenimento dell'idratazione, della nutrizione, della cura e della riduzione del dolore escludendo gli interventi inutili, soprattutto se invasivi e dolorosi. Sono ammesse le cure palliative solo ove siano possibili. Per la legge islamica un essere umano dispone di sé esclusivamente se è libero, puro, sano di corpo e di mente e con una vita irreprensibile. Per la religione islamica il dolore fornisce la misura della nostra condizione umana, ma non serve a redimerla. Il dolore fisico è utile per comunicare lo stato di una malattia; il dolore psichico è utile per temprare lo spirito. Se affrontata consapevolmente si potrà migliorare la visione della vita dal punto di vista etico-spirituale. Il Corano afferma (3ª,185; 21ª,35; 29ª,57): Ogni anima sperimenterà la morte. Si è costretti a sperimentare anche il dolore, sia fisico sia psichico,

Per l'Islam vale la parola di Dio al quale tutto ciò che è musulmano si riconduce. Vengono selezionati alcuni versetti del Corano, fra i molti che parlano della morte: Dio dà la vita e la morte (3ª,156). La mia preghiera, i miei atti di devozione, la mia vita e la mia morte sono certamente di Dio, Signore dei mondi (6ª,162). In definitiva: Solo Dio è Colui che sa (6ª,116).

 

Il suicidio assistito in Svizzera

La pratica elvetica di eutanasia è un caso particolare e a sé stante: l’eutanasia attiva è punibile per legge anche se è richiesta dalla vittima, mentre il suicidio assistito, pur non essendo mai stato legalizzato, è ampiamente praticato nelle varie cliniche private sorte allo scopo. Non basta. Il Paese è l’unico a essere meta di un turismo della morte ben sviluppato, alimentato dagli europei che vi si recano per una morte assistita grazie a una legge del 1941 che non pone vincoli di residenza per l’accesso al suicidio assistito altruistico. Esiste una distinzione importante tra la legislazione in Svizzera e quella in Oregon, Olanda e Belgio, dove eutanasia e suicidio assistito sono permessi esplicitamente per legge e equiparati a trattamenti medici. Secondo il diritto elvetico: chiunque per motivi egoistici induca qualcuno a commettere suicidio o lo assista, se il suicidio è riuscito o tentato è punito con la detenzione sino a cinque anni o con una pena pecuniaria. In sostanza, lo stimolo che ha dato alla Svizzera la legge più permissiva sulla morte su richiesta, è contenuto interamente nelle parole per motivi egoistici. Con esse il suicidio assistito, pur non essendo legale, non è punibile se si agisce in modo disinteressato. In pratica, chi è affetto da una malattia terminale e vuole essere accompagnato al suicidio, deve essere capace di intendere e di volere, deve prendere la decisione in piena autonomia e deve essere in grado di suicidarsi da sé nel giorno fissato per la morte. L’assistente del paziente deve agire in modo disinteressato e si limita a fornire i farmaci letali senza intervenire attivamente, pena il rischio di scivolare nell’eutanasia, punita per legge. L’assistente al suicidio si sottrae a ogni azione penale, non essendo obbligato a essere iscritto all’ordine dei medici e non essendo il suicidio assistito definito come pratica medica.

Le organizzazioni private svizzere che si gestiscono il suicidio assistito sono sei (Rapporto 2011):

  • EXIT DS (Deutsche Schweiz) fondata il 3 aprile 1982 con più di 60.000 soci distribuiti in tutta la Svizzera è l’organizzazione di aiuto al suicidio più importante del Paese. Nel 2010 Exit DS ha accompagnato al suicidio 257 persone; la sostanza utilizzata per il suicidio è il pentobarbital sodico e sempre il paziente e soltanto lui ha il dovere di attivare il processo di iniezione.
  • EXIT ADMD (Association pour le droit de mourir dans la dignité) è l’omologa romanda di Exit Ds, fondata il 23 gennaio 1982, conta oggi più di 17.000 soci e 300-350 casi annuali di suicidio.
  • DIGNITAS fondata il 17 maggio 1998 da L. Minelli, ex giornalista e avvocato settantenne dopo la scissione di Exit per dissensi interni. Ha sede a Forch (Zurigo) e conta circa 5.700 soci, in maggioranza cittadini stranieri. I soci che accedono al suicidio assistito devono versare 3.500 Fs per le spese amministrative, 2.500 Fs di accompagnamento, 1.000 Fs per i colloqui medici, 2.500 Fs per le esequie e 1.000 Fs per le formalità di stato civile, per un totale di circa 9.500€. Per i soci con forti disponibilità finanziarie si prevedono sconti sulla quota di adesione e sulle spese supplementari (200 Fs, circa 180 €). I pazienti di Dignitas muoiono ingerendo una soluzione a base di pentobarbital. Dignitas è molto attiva, si è battuta per anni per legalizzare il suicidio assistito e nel periodo 2005/2010 ha accompagnato alla morte circa 800 persone. Ora ha lanciato un piano di innovazione tecnica con un nuovo metodo di morte rapida e indolore: un contenitore di gas elio con un sacchetto di plastica. Il paziente lo infila in testa, lo chiude con una cinghia intorno al collo e apre la valvola del gas. Dopo circa un minuto la morte arriva indolore e senza tracce. Con il gas elio si ignora il parere dei medici, finora gli unici a tenere le chiavi del mondo dei morti, sotto forma di una miscela con pentobarbital sodico (NAP). E’ anche un sistema economico: 300 Fs contro i 10.000 Fs per il cocktail mortale NAP. Ai richiedenti Dignitas può spedire a Parigi, Londra, Berlino e Monaco un DVD dimostrativo.
  • EX INTERNATIONAL di Berna è stata fondata nel 1996. Nel Rapporto del Consiglio federale, si legge che il sito internet dell’Associazione fornisce scarse informazioni e ha al suo attivo circa 700 membri, quasi tutti di nazionalità tedesca.
  • VEREIN SUIZIDHILFE è un’associazione fondata il 17 gennaio 2002 a Zurigo dallo psichiatra Peter Baumann (già membro di Exit DS), con lo scopo di rendere più flessibile l’aiuto al suicidio per i malati psichici. Nel 2007 Baumann è stato condannato per omicidio volontario per aver aiutato a suicidarsi alcune persone incapaci di intendere e volere.
  • LIFECIRCLE-ETERNAL SPIRIT, fondata nel 2011 a Basilea da Erika Preising, 54 anni. L’assistenza ai candidati al suicidio avviene in un monolocale preso in affitto e rinnovato insieme al fratello. La Preisig infila l’ago in vena e secondo il protocollo pone tre domande prima che il suicidario azioni in maniera autonoma il congegno che apre la valvola della flebo di pentobarbital sodico: nome, data di nascita e consapevolezza di quel che accadrà all’apertura della valvola. Inizia poi la procedura e il fratello filma la scena. A decesso avvenuto il video prova alla polizia che tutto si è svolto secondo la legge. Il decesso viene notificato al Procuratore Capo di Basilea e al medico legale e vengono firmati i documenti che attestano la morte. Il suicidio costa 10.000 Fs (circa 8.900 euro), incluse le spese di cremazione.
  • SOS EUTANASIA, servizio telefonico istituito nel 2017. Nell’anno ha raccolto 113 chiamate.
  • EXIT ITALIA ha il ruolo di intermediario tra Italia e le cliniche elvetiche che offrono il servizio agli stranieri, in particolare Dignitas; è un’Associazione fondata a Torino il 7 settembre 1996. Con l’adesione a Exit Italia si ottiene un testamento biologico con validità legale da utilizzare in casi di contenzioso e l’offerta di suicidio assistito è vincolata alla sottoscrizione a socio. Gli italiani andati a morire in Svizzera sono stati 50 nel 2016, ma molti hanno preso contatto diretto con Zurigo, al ritmo di 3 chiamate al giorno. Gli iscritti a Exit Italia sono 1.800, con le iscrizioni in aumento del 20% annuo. Chi decide per il suicidio assistito invia le sue cartelle cliniche che vengono vagliate da un gruppo di medici. Se si è certi che la malattia sia irreversibile e che il malato sia inguaribile, la domanda è accettata. La persona fissa una data, si ha un incontro uno o due giorni prima e si soggiorna in albergo. Qui il paziente viene visitato da un medico che ha il compito e il dovere di dissuaderlo. Il 40% di coloro che arrivano il giorno prima della morte programmata ci ripensa. Gli altri, i convinti, continuano secondo la seguente procedura (estratta dalla documentazione raccolta personalmente nella sala s’attesa): Dopo l’ultima notte in albergo, al mattino il paziente è trasferito nella clinica. Un medico gli chiede conferma della sua decisione; se resta dell’idea, entra nella sua stanza, si mette a letto e aspetta il medico; per meglio assimilare la pozione finale assume un calmante e un farmaco. Viene filmato e deve dichiarare che è una sua libera scelta, per evitare problemi da parte di qualche parente che può intentare un’azione legale. Riceve quindi un bicchiere con il sonnifero e il cloruro di potassio. Deve berlo da solo, senza l’aiuto di nessuno. Se non può usare le mani si serve di una cannuccia. Dopo tre minuti si addormenta e dopo cinque minuti il cuore si ferma. Il personale della clinica avverte polizia e medico legale, tutto viene registrato e la pratica è chiusa. Il corpo è trasferito al crematorio e le ceneri sono consegnate alla persona indicata dal suicida. Il servizio costa circa 8.000€ e include: apertura pratica, medico, eventuali traduzioni, farmaci, clinica, trasporto della salma, cremazione e albergo.

 

Alcune verità sull’eutanasia

Suicidio assistito e eutanasia sono illegali in tutta Europa, esclusi i Paesi Bassi, Lussemburgo, Belgio e Svizzera. Il 20 gennaio 2011 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha stabilito che, se vi è un diritto umano al suicidio, lo Stato non è obbligato a fornire ai cittadini i mezzi per suicidarsi.

Il Belgio è considerato precursore, guida e animatore dell’eutanasia illegale: la metà dei casi di eutanasia sono clandestini e non vengono segnalati all’Autorità Pubblica. Dall’entrata in vigore in Belgio dell’Act on Euthanasia (maggio 2002) 1.432 sono stati i decessi nel 2012 (dati Commissione Federale di Controllo). E’emerso che 248 infermiere, circa 20% delle infermiere belghe, hanno praticato l’eutanasia, di cui 120 senza il consenso del paziente, benché la legge stabilisca che sia il medico a dare la morte. Su un totale di 208 decessi per eutanasia, quelli avvenuti senza richiesta o consenso del paziente sono stati 66 con la seguente motivazione dei medici: secondo il nostro giudizio professionale l’eutanasia corrispondeva al miglior interesse del paziente (17%) e affrontare l’argomento con il malato sarebbe stato rischioso per il suo stato psicofisico (8,2%).

Nei Paesi Bassi, secondo il protocollo di Groningen, decine di bambini disabili sono stati avviati alla morte. Nel 2007 circa 10% dei decessi è emerso essere collegati alla pratica della sedazione terminale; molte di queste morti erano in realtà dovute a disidratazione con agonia silenziosa (pratica che richiede una durata di 10-14 giorni). I pazienti morti dopo alleviamento intensificato dei sintomi sono in forte aumento e i morti dopo sedazione continua profonda sono raddoppiati. Questi dati non sono giustificati da reali modifiche della scena clinica e insinuano il dubbio che la percentuale dei casi non sia veritiera. Il 2011 ha registrato 3.695 morti (Commissione Ministeriale). Pochi sono a conoscenza della dichiarazione della Royal Dutch Medical Association del 2006: Avere un’età superiore a 70 anni e essere stanco di vivere dovrebbe essere un motivo accettabile per la richiesta di eutanasia. Pochissimi sanno che il Granduca del Lussemburgo Henri, per essersi opposto alla legge sull’eutanasia è stato spogliato del suo potere esecutivo di veto sulle leggi.

Nella sede Svizzera della Dignitas di Zurigo gran parte dei candidati al suicidio non sono malati terminali. Il Direttore ha accompagnato al suicidio numerosi malati cronici, disabili, depressi o anziani suggerendo al malato l’opzione di un cocktail letale di droga. Soraya Wernli, infermiera della Dignitas nel periodo 2003 - 2005, ha accusato l’organizzazione di essere una production line of death concerned only with profits. Si è anche appurato che la sede di Dignitas si è dovuta trasferire dalla zona residenziale in cui si trovava dopo le lamentele dei residenti: negli ascensori si trasportavano sacchi con i cadaveri ed era intollerabile la continua visione di bare e l’andirivieni delle pompe funebri. Per molti mesi Dignitas è stata costretta a frequenti traslochi; un albergo di Winterthur è diventato sede provvisoria di assistenza clandestina di pazienti che si è poi installata nella zona industriale di Schwarzenbach, nei pressi di un noto postribolo. Non potendo esercitare l’attività in quel luogo, Dignitas nel 2007 ha fornito assistenza all’interno di auto parcheggiate presso un bosco. In quei veicoli, dopo l’ingestione di pentobarbital, sono morti un tedesco di 50 anni e due giorni dopo un connazionale 65enne.

Per questi fatti Dignitas è finita sotto inchiesta con pesanti critiche da parte di Germania e Svizzera, anche se il Procuratore zurighese Jurg Vollenweider ha difeso l’operato della Società e ha dichiarato: chi desidera morire nella natura o nella sua automobile è libero di farlo. Dopo il suicidio dei due pazienti tedeschi il suicidio assistito per Dignitas è stato pubblicamente etichettato come: Business celato dietro il pretesto dell’amore per il prossimo. Non a caso, se si valutano i 1.138 suicidi assistiti praticati da Dignitas dal 1998 al 2010 al costo di 8.000 € per intervento, si ottengono 9.104.000 € e in Svizzera ormai un suicidio su cinque viene assistito e a Zurigo il rapporto sale fino a uno su tre. Da qui la necessità di giustificare la presenza di accompagnatori di pazienti al suicidio; alcuni di essi realizzano fino a 38 assistenze all’anno, anche se la legge dispone che non si debba trarne profitto e oggi incassano fino a 2.000 Fs per ogni suicidio. Nell’aprile 2010 due sommozzatori hanno ripescato nel lago di Zurigo 13 urne funerarie individuate per caso durante un’immersione. La polizia ne ha trovate altre 22 e ne ha localizzate in totale 300 in una zona del lago molto profonda. Da tutte le urne erano state rimosse le placche di identificazione rendendo impossibile risalire ai relativi defunti; tutti i contenitori hanno il marchio del Centro di Cremazione di Nordheim, quello usato da Dignitas per i propri clienti. Riemerge il pensiero di Albert Camus, premio Nobel per la letteratura: vi è solo un problema filosofico realmente serio, quello del suicidio.

I dati rilasciati da Dignitas indicano che dal 1998 al 2010 ha fornito assistenza a 1.138 persone, di cui 592 provenienti dalla Germania, 118 dalla Svizzera, 102 dalla Francia, 18 dagli Stati Uniti, 19 dall’Italia e 16 dalla Spagna). Sorprende comunque da parte dell’Ufficio Federale della Sanità Pubblica (UFSP) la carenza di dati sui suicidi in generale e su quelli assistiti, come denunciato dall’Associazione Stop Suicide di Ginevra. Forse nel Paese si è più attenti ai 266 € di tasse che gravano annualmente sulla testa di ogni cittadino elvetico per ciascun giovane suicidatosi.

La legge dell’Oregon che consente il suicidio assistito rende noto un rapporto annuale in cui dal 1998 al 2011 i pazienti che vi hanno fatto ricorso sono stati circa 600. In tredici anni i casi si sono più che quadruplicati, passando da 16 nel 1998 a 71 nel 2011 (+350%). E’ impossibile conoscere il numero di persone morte per suicidio assistito affette da demenza o da depressione, essendo escluse le due categorie. La legge non prevede l’obbligo di informare i familiari prima di accedere al suicidio assistito e solo dopo la morte si apprende la scelta del congiunto. Inoltre le prescrizioni letali sono limitate ai pazienti con aspettativa di vita inferiore a sei mesi e il medico responsabile non è tenuto a essere presente al letto del paziente all’assunzione del farmaco e ignora quindi le complicazioni. Nell’ultimo rapporto la presenza di un medico è stata registrata in meno del 30% dei decessi segnalati, confermando la carenza di statistiche attendibili sui suicidi assistiti. L’autorità medica responsabile può decidere infine quali pazienti possano accedere senza spesa a terapie palliative avanzate nei casi di malattie gravi e molto dolorose, per chi vuole vivere fino all’ultimo dei suoi giorni senza soffrire. Il costo di tali cure è molto elevato, tra $30.000 - 100.000 al mese. Chi può permettersele? Ben pochi e lo Stato interviene con sussidi.

Nello Stato di Washington la legge sul suicidio assistito è entrata in vigore a marzo 2009 e il numero di suicidi è elevato con 36 persone morte con il Death with Dignity Act (DWDA). Nel 2010 i suicidi sono stati 51 e 71 nel 2011. Il bilancio del primo triennio ha visto il raddoppio di casi. In realtà i conti non tornano. Nel rapporto 2011, ad esempio, 103 pazienti hanno richiesto e ricevuto dosi letali di farmaci prescritti da 80 diversi medici. Oltre ai 71 morti per assunzione di farmaci letali, altri 19 pazienti sono morti per cause naturali, mentre dell’assunzione del cocktail letale e di 5 decessi non sono state fornite informazioni sull’assunzione di farmaci letali. All’appello mancano 8 pazienti di cui non si sa nulla. Il rapporto del 2010 contiene discordanze analoghe e un gruppo di avvocati sorto in difesa dei diritti dei cittadini in attesa dell’eutanasia, sostiene che: gli elettori hanno ricevuto qualcosa di ben diverso da quanto previsto: una legge che è diventata una ricetta per l’abuso nei confronti degli anziani e uno strumento per la loro coercizione finanziaria; essa stabilisce che alla morte del paziente dopo avere assunto il farmaco prescritto, il medico registri come causa di morte la malattia terminale dichiarata al momento del ricovero!

 

Inserito il:11/10/2018 15:47:47
Ultimo aggiornamento:11/10/2018 15:55:27
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