Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Per saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni dei cookie clicca su
Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy.

[OK, ho capito]
Aggiornato al 21/09/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Naomi Frances (United Kingdom) – Mole (2019)

 

Le talpe, utili o nocive?

di Simonetta Greganti Law

 

Roma 2021. Dopo la vendita dei fazzolettini di carta, degli accendini, dei quotidiani o il lavaggio dei parabrezza e dei fari ai semafori, uno degli ultimi ritrovati per chiedere onestamente dei soldi in strada consiste nel pulire una porzione di marciapiede pubblico aiutando socialmente a tenere pulita la città.

L’idea sembrerebbe ottima e sicuramente i passanti sarebbero disposti anche a lasciare con piacere qualche moneta se il risultato fosse comunque il raggiungimento della promessa che appare scritta sopra a un cartone in esposizione ovvero quella di provvedere a fare un buon lavoro di pulizia.    

Generalmente ci sono tre cassette vuote del tipo di quelle usate per il trasporto di frutta e verdura che, a una dozzina di passi l’una all’altra, delimitano la porzione di marciapiede che si intende pulire.  (Già la cassetta, a mio avviso, svilisce il quartiere…perché non sostituirla, ad esempio, con una bella pianta fiorita?)

Davanti ad ognuna delle 3 cassette c’è una ciotolina che serve a raccogliere il denaro offerto dai passanti in cambio del servizio comprovato da cumuli di foglie secche o di pollini, qualche cartaccia e un gran quantitativo di mozziconi di sigarette schiacciate.

Chi cammina sul marciapiede e incontra la prima cassetta, dopo circa una dozzina di passi, come un dejà vu, vedrà ripetersi lo stesso spettacolo identico a quello precedente e ancora uguale a quello riproposto per la terza volta dopo altrettanti passi: cassetta, ciotolina, immondizia.  L’ultima cassetta segna il traguardo raggiunto, che comunque, per un passante che transita in senso contrario marca invece il punto d’inizio di questa oasi di urbe pulita. 

C’è solo un “però” in questa storia così ben progettata. 

La città pulita non esiste. 

I 24 passi di marciapiede che dovrebbero essere lustri come le piastrelle di una massaia sempre con le pattine ai piedi, per uno strano evento inspiegabile, sono sporchi come la restante parte della città, anzi, forse anche peggio dato che quei cumoli di sporcizia non vengono mai raccolti ma lasciati in bruttamostra a riprova delle fatiche sostenute. 

Quella parentesi di marciapiede che dovrebbe essere curata come un giardino, può revocarlo solo se si considerano le montagnole di immondizia che ricordano quelle di una talpa che le ha innalzate per fare capolino dalla sua tana.

Ecco perché ho soprannominato questi lavoratori urbani: “le talpe”.

Una domanda che mi sono sempre posta è come mai, siano sempre collocati nello stesso marciapiede che, secondo la mia esperienza di casalinga, potrebbe essere scopato, lavato e lucidato addirittura con la cera in meno di 20 minuti, mentre invece dopo giorni e giorni di grandi pulizie le cose non sembrano migliorare mai.  Ma quella sporcizia accumulata che non viene mai smaltita rappresenta la stessa condanna di Sisifo inesorabilmente costretto all’eterna fatica di trasportare sopra a una montagna un masso che tristemente ricade giù appena toccata la cima? 

A dire il vero una volta ho constatato che il vento fosse veramente l’artefice dello scompiglio delle foglie tanto abilmente ammonticchiate davanti alla cassetta e ridistribuite ovunque.   Possibile però che considerando questa probabilità non abbiano mai pensato di sbarazzarsi definitivamente di tale rumenta gettandola in un cassonetto? Oppure, questi operatori ecologici sono loro stessi carnefici e vittime di una punizione divina? 

Forse temono di essere privati di un lavoro potenzialmente redditizio se la città diventasse troppo pulita?

Mi domando anche come in così pochi metri quadrati di superficie possano accumularsi almeno 500 cicche di sigarette.  Ma sono gli stessi lavoratori a fumarne tante durante le pause caffè per rilassarsi dalle fatiche intraprese?  Non posso credere che le persone si divertano proprio in quel breve tragitto e soprattutto davanti agli occhi di chi sta pulendo, di spegnere in terra la sigaretta che peraltro dovrebbe finire esattamente in quel momento.  Oltretutto, pochi passi dopo l’ultima cassetta, di mozziconi schiacciati non se ne vedono quasi più.  

Nasce così un dubbio: ma questi ammassi di spazzatura mai smaltita, sono impiallacciati come veri e propri trofei di rifiuti ed esposti per vanto di una soddisfacente cattura?

Mi vergogno di tali pensieri ma li penso.

 

 

Inserito il:28/06/2021 17:18:01
Ultimo aggiornamento:28/06/2021 17:24:48
Condividi su
Cliccate sulle strisce colorate per la sezione di vostro interesse
ARCHIVIO ARTICOLI
nel futuro, archivio
Torna alla home
nel futuro, web magazine di informazione e cultura
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)

Questo sito utilizza cookies.

Cookie policy | Privacy policy

Associazione Culturale Nel Futuro – Corso Brianza 10/B – 22066 Mariano Comense CO – C.F. 90037120137

yost.technology