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Aggiornato al 18/06/2018
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Laura Barbosa (Contemporanea –New Jersey US) – Peace bomb

Riflessioni dopo i fatti di Parigi.

 

Ho un certo fastidio a dover scrivere i miei pensieri, in questo caso. Non so, forse perché è un argomento così delicato che maneggiandolo ho paura di farlo cadere, e frantumarlo in mille pezzi come un bicchiere di cristallo.  Però, la tentazione di fare ordine e di evidenziare delle cose per me importanti è forte.

L’argomento delicato è, (come potete immaginare) la situazione complicata che si è venuta a creare, soprattutto dopo gli attentati di Parigi. Se ne è già parlato tanto, bene, male, troppo presto, in modo commovente. Condivido molti dei sentimenti comuni che ho percepito: paura, tristezza, rabbia, volontà di rialzarsi, e volontà di non sporcarsi.

Vorrei concentrarmi su questa, sulla resistenza, la forza di non sporcarsi. Di non permettere che anche i più brutti gesti di odio ci sporchino, e ci facciano provare gli stessi sentimenti di chi semina terrore.

E’ naturale di fronte a tanto odio ritrarsi, per proteggersi. La paura è spesso un istinto di sopravvivenza. Ma non dobbiamo lasciare che questa paura ci porti all’errore più grande di tutti: generalizzare.

Ce lo hanno insegnato i genitori di Valeria Solesin, che con una lucidità e lungimiranza inspiegabile e commuovente, hanno invitato, e fatto parlare, al funerale della figlia un imam, un vescovo, e un rabbino. Io credo che sia questa l’immagine migliore che si possa tirare fuori da questa tragedia. E’ una soluzione, la più elegante, degna di una società civile.

Dobbiamo tirare fuori con orgoglio la nostra coscienza civica, la nostra cultura, il nostro rispetto, la nostra democraticità. Così chi sta nel mezzo potrà decidere da che parte stare: odio o libertà. Che, attenzione, non vuol dire prendere sottogamba il problema o fingere che non ci sia, non combattere per i nostri diritti. La storia della nostra democrazia e libertà è commovente, e va difesa. Abbiamo una legge e va rispettata, e una società civile che, se agisce all’altezza del nome che porta, può aiutarci a farlo nel modo giusto, o almeno più giusto possibile.

Dobbiamo però imparare a relativizzare e immedesimarci: se si cresce con le bombe che piovono dal cielo, e a tirarle siamo noi (anche nel caso in cui l’avessimo fatto ogni volta – ma non è stato così- per altruismo), si può capire che per molte popolazioni e culture sia difficile chiamarci buoni. Di errori e politiche sbagliate, come si è detto spesso, ne abbiamo fatti. Non giustificano azioni incomprensibili come quelle di Parigi, né nient’altro che abbia a che vedere con l’integralismo che colpisce per primo i musulmani stessi nella loro quotidianità.

Comunque, so che è brutto dirlo, ma se non per più nobili motivi anche solo per fini egoistici, dobbiamo rispettare chi da quei gesti si dissocia.

Dobbiamo ricordare che l’essere umano non è immune a indottrinamenti e idee crudeli, soprattutto se dettate dal mondo che ci circonda, la società; se collettivi. Ne abbiamo un esempio a poche migliaia di chilometri di distanza: la Germania e i tedeschi. Pensate a (buona) parte dei tedeschi 80 anni fa e oggi. Due mondi diversi. Eppure solo 80 anni fa non si faceva fatica a sentir condividere le idee aberranti di Hitler, inspiegabilmente, o meglio, un motivo c’era: odio e indottrinamento, gli stessi di oggi.

Alimentare quest’odio non farà altro che creare la divisione che tanto cercano i terroristi. E la divisione porta inevitabilmente proseliti.

La situazione, mi rendo conto, è estremamente delicata: la reazione della Francia è stata immediata e onestamente non so se ritenerla giusta o meno, necessaria sì, ma giusta non lo so. Anche se motivati da intenti di liberazione, stanno tirando –ancora una volta- bombe sulla testa di bambini che crescendo faranno fatica a vedere come buono chi le tira.

 

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Inserito il:03/12/2015 16:13:42
Ultimo aggiornamento:21/12/2015 11:21:09
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