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Aggiornato al 19/02/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Edmund C. Tarbell (1862-1938) – Mother and child in a boat

Navigare nel tempo.

Ci sono dei periodi dell’anno o dei particolari momenti o ancora dei luoghi speciali nei quali diventa naturale, automatico e forse inevitabile quasi per tutti  navigare nel tempo con la memoria. Ricordare, ripensare, sognare, rivedere, rivivere episodi, incontri, persone, emozioni.  In altri termini navigare per usare una parola antica e che rappresenta la voglia dell’uomo di andare, di conquistare, di viaggiare, ma con significati anche moderni, che coinvolgono  il mondo virtuale sempre più praticato grazie alle strutture tecnologiche oramai diffuse, veloci e disponibili ovunque.
L’uomo non ha la facoltà di prevedere il futuro ed è meglio così sostengono tanti, ma ha la facoltà di ricordare che è straordinaria perché consente di isolare gli episodi più significativi del proprio percorso e ricordarli appunto per gustarli di più come si fa con un’opera d’arte o di ingegno in generale. Certo lo sviluppo delle memorie elettroniche da una parte facilita la possibilità di ripassare il vissuto e rivedere persino le persone che lo hanno popolato, dall’altra sta facendo perdere alla nostra memoria potere, così che in questo modo certe scelte del nostro navigare non sono più naturali o volute, ma arrivano perché sono previste nelle sequenze o nei packages  predeterminati.

In ogni modo per me la fine dell’anno è uno di questi   particolari momenti, uno dei più importanti, in cui la voglia di navigare nel  passato mi assale. E sono felice di ripensare alle scelte fatte anche quando sono state negative, anche quando si possono osservare sempre più chiaramente nel tempo gli errori, le sbadataggini, la superficialità, l’incapacità che spesso hanno dominato nella mia vita.
Soprattutto è bello rivedere, come in un vecchio film in bianco e nero, le persone che hanno rappresentato e continuano a rappresentare un legame forte, che sono state e che permangono ancora come un condizionamento, un motivo profondo non solo del percorso fatto, ma di quello che rimane ancora da percorrere.

Mia madre per esempio e prima di tutto. Avevamo 20 anni di differenza solamente e questo ci consentiva di capirci molto e di avere tra noi una grande sintonia, non c’era bisogno di parlarsi per sapere cosa pensavamo o cosa volevamo. Lei mi ha curato, mi ha fatto crescere, mi ha insegnato la fantasia, la curiosità, la volontà e la bontà e lo ha fatto con grande dolcezza, con il suo esempio, con i suoi giudizi su persone e cose, con la sua capacità di fronte a un problema, un evento negativo, una difficoltà personale o familiare di cercare il filo della soluzione con pazienza.
Credeva nelle persone, amava voler bene a tanti e ai suoi figli, alla sua famiglia in primo luogo, era una sognatrice, pur non avendo approfondito con lo studio la sua conoscenza amava le cose belle ed infine mi ha insegnato ancora a non invidiare chi ha di più o è più fortunato, a dare importanza non a quello che si sembra ma a quello che si è. Se ne è andata troppo presto quando lei aveva 45 anni e io stavo appena iniziando la strada della mia vita. Da quel momento per me tutto è cambiato, senza la sua scomparsa la mia vita sarebbe stata completamente diversa e ne sono assolutamente convinto.

 Altro caro e fondamentale ricordo è quello del mio paese, il mio piccolo paese oggi cresciuto anche lui in modo disordinato e brutto, situato in Sicilia nella provincia di Ragusa vicino al mare. Un mare blu ma che assumeva tanti colori nel corso della stessa giornata e che cambiava continuamente secondo la stagione, profondo, freddo, senza fine che si adagiava su grandi arenili o su scogliere basse dove rimbalzava schiumando e si congiungeva con uno straordinario verde.
Il verde della campagna ragusana ancora visibile in piccole parti dove non sia stato sconvolto dalle esigenze commerciali e affaristiche dei proprietari dei terreni che si sono arricchiti con le serre. Il verde con i suoi muretti e con i suoi alberi di carrubbo, gli olivi, i mandorli, le file di fichidindia, i vigneti, i canneti in un panorama di saliscendi con sopra un orizzonte alto e infinito, profumi che incrociano e cambiano anch’essi secondo la stagione, ma sempre intensi e provenienti in gran parte da erbe che si mischiano in un crogiuolo di colori. Ed in questo posto io sono stato bambino e ragazzo, ho amato il clima, l’indolenza, le amicizie sincere con i quali si parlava per sognare e inventare la vita.

E poi tanti episodi, tante persone, tante emozioni. La scoperta della conoscenza e della cultura, quella dell’amore, della delusione, del dolore. La scuola, l’emigrazione, il lavoro, il percorso e le speranze che non finivano mai!

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Inserito il:27/12/2014 15:29:19
Ultimo aggiornamento:11/01/2015 00:18:59
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