In questo sito utilizziamo dei cookies per rendere la navigazione più piacevole per i nostri clienti.
Cliccando sul link "Informazioni" qui di fianco, puoi trovare le informazioni per disattivare l' installazione dei cookies,ma in tal caso il sito potrebbe non funzionare correttamente.Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK]
Aggiornato al 21/08/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Biagio d’Antonio Tucci (1446-1516) - Giustizia - Tempera su tavola – 1490 ca

 

Giustizia italiana

di Giorgio Panattoni

 

Premesso che non sono un esperto, vorrei fare qualche considerazione su recenti decisioni dei tribunali italiani, affidandomi al buon senso e alla giusta rivendicazione di un cittadino che vorrebbe essere sempre tutelato da una giustizia giusta.

Incomincio con il caso Marino.

Il tribunale ha deciso di assolverlo perché il fatto non sussiste.

Dai giornali si apprende che Marino, ex sindaco di Roma, ha peraltro provveduto a risarcire il comune di Roma con circa 40.000 euro per uso doloso delle carte di credito pubbliche, da lui utilizzate per fini estranei all'incarico ricoperto.

A me pare che ci sia in ciò una palese dichiarazione di colpa, altrimenti perché restituire del denaro?

E come mai allora il tribunale decide che il fatto non sussiste?

Una contraddizione evidente.

Magari si può capire che il giudicato abbia compiuto atti riparatori importanti, ma allora sarebbe giusto dire che il fatto sussiste, che il Marino andrebbe condannato, ma non lo si fa tenendo conto del pentimento dell'accusato.

E non è la stessa cosa, vista la polemica politica che ha accompagnato questa sentenza.

 

Il secondo caso, che mi pare più grave, è quello del povero Cucchi, riempito di botte e morto nelle mani di un ospedale pubblico.

La cosa che sorprende sono le diverse perizie che si sono succedute e che sono state una diversa dall'altra. Ma tutte tese a scagionare i poliziotti prima e i medici poi.

Soffermandoci sull'ultima sentenza e sulle motivazioni che la hanno prodotta la cosa che sorprende ancora di più è, citando testualmente:

Per la Corte gli imputati "hanno colposamente omesso di diagnosticare la sindrome da inanizione da cui il paziente era affetto, di inquadrare il caso nelle sue linee generali e, conseguentemente, di attuare i presidi terapeutici, ma appare  poco probabile che il ragazzo si sarebbe salvato".

Cosa si può desumere da questa formulazione? I medici hanno sbagliato, non hanno fatto quanto era dovuto, ma FORSE il ragazzo non si sarebbe salvato.

Non si giudica cioè l'operato dei medici, ma una valutazione soggettiva e non provata di esito presunto.

Come dire che se uno viene ricoverato e non curato va bene lo stesso, tanto FORSE sarebbe morto lo stesso.

Allora perché ricoverarsi?

La domanda che sorge spontanea è IN QUESTI CASI COSI' CONTRADDITTORI CHI PUO' INTERVENIRE A GIUDICARE L'OPERATO DEI GIUDICI?

Teniamo presente che è stata la Corte di Cassazione a richiedere un nuovo giudizio, vista la contraddittorietà di quelli precedenti.

E invece le contraddizioni sono aumentate anzi che ridursi.

Credo che queste situazioni tocchino tutti e meritino qualche riposta più accettabile di quelle consuete.

 

Scarica l'articolo in PDFgenera pdf
Inserito il:08/10/2016 18:25:18
Ultimo aggiornamento:08/10/2016 18:30:42
Condividi su
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)
ARCHIVIO ARTICOLI
nel futuro, archivio
Torna alla home
nel futuro, web magazine di informazione e cultura
Questo sito utilizza cookies.Informazioni e privacy policy

Associazione Culturale Nel Futuro – Corso Brianza 10/B – 22066 Mariano Comense CO – C.F. 90037120137

yost.technology