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Aggiornato al 19/02/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Ernst Ludwig Kirchner (1880 - 1938) – Scena di strada berlinese - Olio su tela - 1913

Il Decimo uomo … il “Decimo Me”.


Un romanzo horror fantascientifico post apocalittico di qualche anno fa, recentemente ripreso con successo dal cinema e non privo di spunti di riflessione, ipotizza la determinazione di un popolo il quale, memore delle conseguenze nefaste dell’aver dato per scontata l’impossibilità di drammatici accadimenti, crea la figura del “decimo uomo”.  

Egli avrà il compito, laddove i primi nove condividano una medesima visione di un fatto, di pensare ed agire in modo opposto con l’obiettivo di dimostrare un eventuale fondamento della tesi contraria.

I fatti, gli insopportabili volti, le cronache, i politici “cancellieri” che ricordano le metodiche di comunicazione di “V per Vendetta” per la circonvenzione e la distrazione delle masse dal vero “vero”, la corruzione dilagante unita alla presenza di piccole figure umane inconsapevoli del disvalore che rappresentano, il crescente individualismo che assorbe energia impedendo lo sviluppo di solidarietà e rispetto di ogni diversità, potrebbero facilmente condurre al comune denominatore del pensiero di molti in questi tempi; mala tempora currunt sed peiora parantur, un nuovo Medio Evo Futuro?

Allora proviamo a formulare un augurio e un pensiero rivolto a tutti noi per il nuovo anno lasciando parlare il nostro “decimo io”.

Nazioni, città e anche piccoli borghi, dove spesso si annidano meschine figure abili nell’arte della menzogna e della sopravvivenza senza una storia di impegno e risultato, di rispetto del prossimo, di giusto equilibrio fra umiltà e consapevolezza di sé, di lavoro vero alle spalle, saranno governati da uomini di comprovata competenza, attenzione e sensibilità sociale; consapevoli di accettare un ruolo pagato da un popolo che può licenziarli ad ogni mal sospinto piè e dediti allo sviluppo della qualità della vita sociale e del bene comune, non al proprio piccolo potere costruito su false promesse atte solo a favorire illusori e meschini interessi e bassi poteri personali.

Avremo eletti in modo legittimo da cittadini attenti e consapevoli, dotati degli strumenti culturali, dell’educazione civica, della libertà di pensiero che condurrà all’espressione di un voto non di scambio, non di amicizia, non di interesse, non comprato, non di timore ma di cuore e ragione per chi davvero merita.

Si spegneranno focolai di guerra nel mondo perché se basta il costo di un fiammifero per provocare incendi mostruosamente costosi e difficili da domare, più saggio si comprenderà essere l’impiego di minori risorse per migliorare la qualità della vita sull’intero pianeta quando non anche di permettere esistenze oggi negate.

Unanime saranno la volontà e l’impegno affinché gli occhi di un bambino possano continuare a guardare con un sorriso la propria famiglia, il mondo, il loro futuro di diritto alla vita invece di spegnersi in un mare di lacrime salate fra solitari scogli e sabbie bagnate.

Così come tragico fu il destino dei Proci, nel tentativo di minare la forza e la determinazione di un regno e del suo re condannato a vagare per dieci anni fra durissime prove, ogni uomo, donna, bambino potrà tornare là dove sono le sue radici e vivere felice nell’unità della propria famiglia e dei propri valori.

Tuttavia nulla impedirà a nessuno di considerare casa propria qualunque luogo del mondo e colà vivere rispettato nelle sue libertà e diversità, a condizione che a sua volta essi rispettino cultura, tradizioni, leggi e religioni del paese ospite e che i propri luoghi di origine rispettino le medesime reciprocità.

Ogni forma di delinquenza e violenza sarà severamente punita e salvaguardato il diritto degli onesti e delle vittime a difendere la vita propria e dei propri cari laddove non vi sia scelta.

All’ospite saranno date accoglienza, conforto e opportunità; mai privilegi diversi né tanto meno superiori a quelli già spettanti di diritto e in essere per chi da sempre abita quelle terre.

Le nuove generazioni potranno contare sull’impegno e l’abnegazione di chi sarà preposto per la loro formazione ad essere realmente orientato a creare le condizioni per un futuro di successo dei giovani, trascurando ogni forma di prestigio, ritorno e interesse personale consapevoli che il fallimento in questo non sarà contemplato e la loro stessa sopravvivenza professionale sarà legata non a certezze comunque garantite ma alla prova dei risultati.

Come già vivo in molte parti del mondo, sicuramente più dotate di senso di civico e di responsabilità, coloro i quali operano oggi e con migliori garanzie rispetto agli altri con la missione di risolvere i problemi del prossimo, e per questo pagati dal prossimo, vedranno premiati il loro impegno e sensibilità e professionalità in mondo tangibile a fronte di un unico criterio meritocratico. E nessuna ulteriore garanzia sarà più tollerata.

Il lavoro sarà un diritto non solo costituzionale e di dignità dell’uomo ma anche  un dovere di sacrificio e di impegno non più teso solo a perseguire il pagano Dio Profitto, perseguendo valori quali etica, morale, onestà, onore per scoprire come questi possano condurre a ben maggiori profitti se adottati come principi fondanti di ogni attività.

Le competenze personali, sociali, professionali, troveranno nuovi valori nella conoscenza e nello sviluppo dell’Intelligenza Emotiva degli individui, diverrà il criterio fondante per la scissione fra gli “uomini e i caporali” che già il grande De Curtis citava incompreso.  Non vi sarà luogo dove chi ne sia privo, come i troppi ai quali oggi viene concesso per leggerezza o convenienza, possa ottenere qualsivoglia forma di considerazione e rispetto.

Il mondo animale e naturale, del quale tutti siamo parte seppure con l’errata e letale presunzione che la derivazione umana sia superiore, sarà compreso e rispettato perché avremo capito che la forza che lega l’intera umanità, e la ragione della sua stessa possibilità di sopravvivenza, non è nel dominio di una parte sull’altra ma nel rispetto di ogni singolarità.  Sia essa del tipo “gentile” o meno, come un terrificante buco nero nell’universo, è indispensabile a garantire la vita e se ignorata o offesa la sua reazione sarà devastante per la vita così come la conosciamo.

Interpretando e dando seguito al pensiero che fu già di Einstein, riusciremo a perfezionare l’equazione gravitazionale sostituendo la m di massa con la a di amore.

L’amore; “Una forza estremamente potente … che include e governa tutte le altre … una forza universale … è luce perché illumina chi lo da e chi lo riceve … è gravità perché fa si che alcune persone si sentano attratte da altre … è potenza, perché moltiplica la parte migliore di noi e permette che l’umanità non si estingua nel suo cieco egoismo …” (Cit. “L’ultima risposta di Einstein – di A.Rovira e F.Miralles)

I nove proveranno sempre ad isolare e considerare un folle sognatore il nostro decimo io, egli tuttavia … non sarà mai soggetto a maltrattamenti criminosi (Cloud Atlas) e continuerà a rappresentare la speranza di un nuovo buon vento per l’umanità. Auguri dal … “decimo me”.

Mauro Favretto
Senior Management Consultant
Personal & Professional Coaching

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Inserito il:29/11/2015 08:23:45
Ultimo aggiornamento:21/12/2015 11:17:23
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